Cinema

Dario Fo, un Chaplin tricolore

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Quest’ultimo periodo ci ha permesso di rivivere la storia di una delle più grandi personalità artistiche che abbia mai calpestato il suolo del nostro Paese a causa della sua scomparsa il 13 ottobre scorso; lo conoscevamo tutti come uomo di teatro, come premio Nobel per la letteratura ( 1997) e ce lo hanno anche fatto riscoprire come autore, scrittore, drammaturgo e persino pittore, ma quello che non si è fatto mancare, e che non tutti conoscono, è il mondo del Cinema.

Come avrete capito l’uomo in questione è Dario Fo; la sua storia dentro gli studi cinematografici iniziò con il trasferimento, assieme alla moglie Franca Rame, a Roma dove cominciò come soggettista; in quel periodo, che va dal 1955 al 1958, collaborò con registi di prim’ordine come Alberto Lattuada, scrivendo il soggetto di “Scuola Elementare” ( 1955 ), Carlo Lizzani (“Lo svitato” 1956) e Guido Leoni (“Rascel-Fifì” 1957).

Già da questi primi lavori era ben visibile l’impronta della classica commedia che caratterizzerà la sua carriera cinematografica, un modo di far ridere liberamente ispirato dai lavori di Charlie Chaplin dove il corpo è il protagonista: la parte principale capace di dare vita a scene tanto lunghe quanto esilaranti senza l’ausilio di nessuna battuta.

In queste prime opere Fo non si limitò a metterci la penna, ma decise di metterci pure la faccia apparendo, dove con ruoli principali, dove con semplici cameo, in veste di attore e rivelandosi all’altezza non solo della penna, ma anche delle capacità recitative di Chaplin; i risultati di queste opere furono positivi sebbene non riuscirono mai a sfondare i botteghini.

Attratto dall’affascinante e da lui preferito mondo del teatro, Dario, si concedette una lunga pausa dai set che durò ben 26 anni, nel 1989 però si presentò nuovamente nella rassegna come attore principale della commedia grottesca di Stefano Benni “Musica per vecchi animali”: un’opera tanto bella quanto sfortunata che, nonostante l’iniziale successo, riuscì a sopravvivere riprodotta sui megaschermi per soli tre giorni.

Nonostante ciò la sua carriera cinematografica continuò con altre accattivanti opere in cui la partecipazione fu minore e caratterizzata dal solo ruolo della voce, come in “La freccia azzurra” di Enzo D’Alò (1996) e “Francesco, lu santo jullare” di Felice Cappa (2014), o con delle sceneggiature per dei cortometraggi come il suo ultimo lavoro (con la cinepresa): “La puta en el manicomio” (2015).

Quello che invece non diminuì fu lo stile Chapliniano ormai fatto proprio e evoluto tanto da riuscire a trasmettere di più di quello che lo stesso Chaplin riusciva a dare: Dario Fo aveva trovato la perfetta miscela tra quella magia inventata dall’artista di Londra e un altra magia tutta tricolore creata dalla sua penna, insieme davano vita ad una pozione efficace e più moderna.

Forse è sbagliato o forse è già inconsciamente avvenuto, ma questa sublime pozione mi permette, ad oggi, di elevare Fo allo stesso livello di Chaplin riuscendo a focalizzare in modo lucido in un  confronto tra due delle personalità più complete che il mondo delle arti abbia mai conosciuto giungendo ad un risultato che vede i due reggersi fieramente insieme sul posto del podio che davanti mostra il numero uno.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Fo#Filmografia

http://www.film.it/news/film/dettaglio/art/i-90-anni-di-dario-fo-tra-cinema-e-tv-45368/

Materiale multimediale:

“Rascel-Fifì” 1957 https://www.youtube.com/watch?v=RL-lbSBpHLU

“Musica per vecchi animali” 1989 https://www.youtube.com/watch?v=T3ymdtSyAr4

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