Letteratura Prosa

Nobel 2016: E il “Menestrello” usurpò i poeti

Bob Dylan

Il Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan è sicuramente destinato a rimanere tra i più discussi di sempre. Opposte reazioni alla notizia non si sono fatte attendere e, specie sul web, si sono rincorsi i messaggi di approvazione di alcuni nomi illustri della letteratura e della musica e quelli di disappunto di altri addetti ai lavori.

Sebbene sterile e quasi irriverente sarebbe discutere i meriti artistici di Dylan in quanto cantautore e innovatore della musica americana e mondiale, tuttavia è innegabile che l’attribuire al “menestrello” il massimo riconoscimento per la letteratura fa, quantomeno, sorgere alcuni legittimi dubbi.

Determinante allora è considerare se i criteri che stanno alla base del conferimento del premio siano coniugabili o meno con la figura del vincitore.

Il premio, nelle intenzioni del creatore, si propone di premiare chi nel campo della letteratura mondiale si sia maggiormente distinto per le sue opere in una direzione ideale” ; sarà dunque opportuno iniziare capendo all’interno di quale campo si effettua la scelta.

Una veloce ricerca online del lemma “letteratura” dà come primo risultato:

L’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere”.

Stefano Prandi, docente di Letteratura Italiana all’università Berna, sottolinea ulteriormente la natura del concetto affermando:

“La letteratura è sostanziata di parole, che sono, prima di essere significato, concrete occorrenze foniche e grafiche; ogni parola ha un peso, un colore, un sapore, ed entra in un rapporto complesso con altre parole, creando amalgami sempre nuovi, in una variazione infinita.” 

La letteratura, nelle diverse definizioni attribuitele, non ha mai avuto confini troppo netti o invalicabili, ammettendo al suo interno soggetti e oggetti di nature molteplici. Una connotazione fondamentale, però, emerge sempre chiaramente: la letteratura è parola; che il lavoro premiato ne sia “sostanziato” è dunque il requisito fondamentale da soddisfare.

Ecco che appare il primo elemento di inconciliabilità: la canzone, a prescindere dalla qualità dei testi, non è solo parola.

Che nasca prima o che vi sia costruita sopra, la componente musicale della canzone è inscindibile dalla pura parola, essendo entrambi parti di un intero: l’opera (ossia ciò che l’accademia si propone di premiare) del cantautore è la miscela omogenea delle due sostanze, l’una compenetrata e assimilata dall’altra fino a diventare oggetto unico.

Premiare solo i testi di un cantautore è un’operazione paragonabile a vivisezionare un corpo,

prenderne un organo ed esaminarlo quale cosa a sé, dimenticando o ignorando deliberatamente che la sua ragion d’essere è quella di lavorare all’interno di un organismo.

Se invece per alcuni è naturale equiparare musica e poesia, sostenendo come il segretario dell’accademia Sara Danils che: Se andiamo indietro di cinquemila anni, avevamo omero e Saffo che scrivevano poesie per essere cantate, è la stessa cosa per Bob Dylan , forse è opportuno sottolineare un semplice dato: il Nobel nasce nel 1901.

Un premio che nasce nel ‘900 e viene assegnato annualmente ad un autore in vita deve necessariamente tenere conto del contesto contemporaneo in cui da secoli poesia e musica, pur rimanendo a stretto contatto, hanno vita a sé e giocano con regole diverse.

L’una ricorre ad una musicalità estrinseca, prodotta concretamente da musicisti che usano un linguaggio altro, quello della musica, che segue e sfrutta regole e suoni propriamente suoi, mentre l’altra crea la sua musicalità mediante la parola stessa.

Non usufruendo di note o regole di armonia e melodia musicale, il linguaggio poetico crea la sua tessitura ritmica, le sue variazioni e i suoi richiami sonori attraverso i suoni della lingua, l’accentazione e la metrica,ossia mettendo a frutto una musicalità intrinseca alla parola stessa.

Come afferma Magrelli citando Pessoa: “la poesia non può avere musica perché è già linguaggio reso musicale.

Appare dunque chiaro che un confronto fra le due arti è un’operazione quanto mai impropria, e forse anche in Svezia lo sanno. Scelgono allora di non marcarlo troppo nella motivazione della nomina dell’ illegittimo vincitore, scelto “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana: motivazione perfetta per un Grammy Award.

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