Teatro

Morte dell’Eterno Giullare: se ne possono creare degli altri?

Dario Fo è morto giovedì 13 ottobre all’ospedale Sacco di Milano, aveva 90 anni ed era nato a Sangiano, in provincia di Varese, nel corso della sua vita era stato moltissime cose: scrittore, drammaturgo e regista, attore e scenografo, attivista politico e pittore, e nel 1997 aveva vinto il premio Nobel per la letteratura.

La morte di Fo ci spinge a riflettere su un fenomeno che da un anno a questa parte si fa sempre più evidente. I grandi maestri ci stanno lasciando. Ronconi, Luca de Filippo, Poli, Albertazzi e adesso anche Fo. Il teatro sta cambiando e, nonostante la tristezza e il vuoto incolmabile lasciatoci da questi giganti dobbiamo abbandonare questa nostra attitudine al crogiolarci negli allori di un passato glorioso.

Settimane fa ho avuto la fortuna di assistere ad un incontro con Fabrizio Gifuni e cito:

“Siamo in un’epoca di transizione e se la stagione della grande regia italiana è tramontata, bisogna tener conto di cosa c’è. Gli attori hanno un ruolo fondamentale, a loro li si richiede una partecipazione maggiore e devono essere preparati a farlo”.

Purtroppo (o per fortuna) siamo una generazione di passaggio e solo a noi tocca determinare quale percorso tracciare per cercare di uscire da uno stato di confusione e smarrimento. E qui si pone la grande domanda:

Qual è la direzione da prendere?

La stagione del grande teatro di regia sta tramontando e gli attori devono assumersi la responsabilità, e anche la presunzione se volete, di prendere il timone e abbandonare la mediocrità.

Citando Servillo in una delle ultime interviste rilasciate per il suo nuovo spettacolo “Elvira”:

“[…] Viviamo in un’epoca in cui i modelli tendono a essere mediocri in modo che la loro raggiungibilità sia comoda.  […] Jouvet dice agli allievi: avrete imparato qualcosa il giorno in cui avrete la consapevolezza interiore che ciò che siete è in relazione a ciò che fate. In quella corrispondenza c’è la chiave della vita, non solo del teatro. […] Ho imparato che il mestiere del recitare non è l’ossessione del nuovo, né la furia iconoclasta ma approfondimento, è l’avventura dello spirito che, come dicevano Jouvet e Eduardo, esercita la tolleranza, l’ascolto, la bellezza. E per questo ci aiuta a orientarci nel mondo”.

E forse una delle direzioni potrebbe essere questa: l’approfondimento, la capacità di lettura, la disciplina.

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    By: Francesco Vittorio Pellegrino

    Nome: Francesco Vittorio Pellegrino
    Studi: Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
    Interessi: Oltre al teatro e al cinema, mi piacciono molto filosofia, letteratura e pittura.
    Segni particolari: Irriducibile terrone
    Descrizione: Magro,miope, pigro, talvolta rincoglionito, curioso, amante della vita e di tutti i suoi piaceri.

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