Visual Media

La svolta iconica

Puossin

Pictorial Turn è un’etichetta che sta ad indicare la svolta iconica che avviene dalle parole alle immagini.
Più volte nella storia della cultura ci siamo imbattuti in Pictorial Turn che hanno cambiato il nostro modo di relazionarci alle immagini. L’invenzione della prospettiva, del cavalletto per dipingere o della fotografia ma anche l’idolatria delle immagini e per ultima sul piano cronologico la nascita dei media visuali sono tutti esempi di Pictorial Turn. Televisione,video e cinema sono sempre un mix di elementi sensoriali e semiotici che combinano suono, vista, testo e immagine rappresentando la svolta dell’età contemporanea.

Viviamo nell’epoca della società visuale, la nostra quotidianità è tappezzata di immagini ma non abbiamo le idee chiare riguardo cosa esse siano davvero e quale effetto abbiano su di noi.
Per iniziare a mettere ordine al caos visivo che ogni giorno ci travolge diventa  necessario, in primis, distinguere una “image” da una “picture”.
Come insegna W.J.T. Mitchell, fondatore degli “studi visuali”:

“Picture è un oggetto materiale, qualcosa che si può bruciare o rompere. Image è ciò che appare in una picture, ciò che sopravvive alla sua distruzione nella memoria, nella narrazione, in copie e tracce preservate in altri media.”


Il concetto viene reso perfettamente in inglese con la frase: “you can hang a picture, but you can’t hang an image”.

Un esempio concreto potrebbe essere quello del vitello d’oro fabbricato da Aronne per soddisfare gli Israeliti durante l’assenza di Mosè recatosi sul monte Sinai.
E’ considerato uno degli esempi più eclatanti di idolatria dell’immagine in quanto il vitello d’oro può essere fisicamente distrutto ma esso continuerà a vivere come immagine mentale grazie alle storie e alle numerose raffigurazioni che lo avranno come soggetto. Questo accade perché l’immagine è un’entità che può essere evocata con una singola parola, è ciò che Charles Sanders Peirce definisce “segno iconico” ovvero un segno che rimanda ad altri oggetti.

Il quadro “L’adoration du veau d’or” di Nicolas Poussin torna utile anche come esempio di metapicture, perchè in una picture appare l’image di un’altra picture.
La metapicture è il posto in cui le immagini rivelano sé stesse.
L’immagine in un medium (in questo caso la pittura) incornicia un’immagine in un altro medium (scultura).

L’idea di base che conduce Mitchell ad uno dei suoi saggi più noti intitolato: “Che cosa vogliono le immagini?” contenuto nel libro “Pictorial Turn” rivela che è importante considerare le immagini come dei soggetti vivi in grado di interagire con lo spettatore:

“Quando gli studenti si fanno beffe dell’idea di un rapporto magico tra una foto e ciò che rappresenta, chiedete loro di scattare una fotografia della loro madre e tagliare fuori gli occhi.” W.J.T. Mitchell

Siamo cittadini della società visuale.  Siamo fagocitati da un ecosistema di immagini e siamo ben felici di alimentare questo caos visivo che ci pervade.
Nell’epoca della produzione dilagante di immagini, pur non sapendo cosa esse siano esattamente, siamo fomentati dalla voglia di raccontare chi siamo, con chi siamo, perché siamo e vogliamo farlo attraverso le immagini perché sono il mezzo più veloce, più semplice, più accessibile e più d’impatto di cui disponiamo.

One Comment

  1. la prima cosa che mi viene da dire a Marianna è che come sommelier ..e’ sprecata. Mi è piaciuto abbandonarmi al significato delle parole di questo bell’articolo ma quando ascolto concetti di questo tipo ho sempre l’impressione che si dimentichi un po’ che, dietro l’immagine, è importante ci sia un contenuto: un qualcosa che va oltre l’astrazione di cui si parla con il gioco “appendo non appendo”; quella “cosa in se” che l’immagine racchiude ma non esaurisce. Nella società tecnorapida rimane per me illecita l’immagine per l’immagine, il simbolismo dell’indistinto, che una vita troppo veloce o troppo misera finisce per creare. Personalmente non apprezzo, quando si tratta di persone, insistere sull’immagine: puo’ essere uno sfogo, ma è al limite del vuoto

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