Musica

La Salvia Splendens e Pinochet Guccini e Cristicchi: G8 Genova 2001 visto da due generazioni

Piazza Alimonda” di Francesco Guccini e “Genova Brucia” di Simone Cristicchi sono due istantanee dello stesso soggetto scattate da diversa angolazione.

Ho deciso di tracciare un parallelo tra le due canzoni per verificarne le differenze.
I due brani cristallizzano alcuni istanti degli incresciosi fatti accaduti durante il G8 di Genova tra il 19 e il 22 luglio 2001.

In Piazza Alimonda, contenuta in “Ritratti” (2004), il maestrone incomincia con una descrizione della città di Genova, della sua storia, della sua conformazione, scegliendo di non immetterci immediatamente nella vicenda:

“Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
Respiro al largo, verso l’orizzonte
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale
D’anima forte
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi
Parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.”

La normalità si fonde al caos, nello sguardo di un pensionato qualunque che porta a spasso il cane, mentre il rumore degli scontri diviene sempre più intenso:

“Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido
D’Africa nera
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera
Nera o blu l’ uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia
Facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
Guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare
Una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini”

Da questi versi si nota la passione che nutre il cantautore nato a Modena per la parola, non a caso “parole” è il vocabolo più ricorrente nei suoi testi.
Guccini è solito utilizzare parole desuete (archibugi, opliti ,estatico), che egli stesso definisce “vezzi”.

Nella seconda strofa manifestanti e forze dell’ordine si scrutano, pronti allo scontro, Genova si personifica, reclusa ed insofferente aspettando un afflato di libertà.

“[…]La grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza
Sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
E uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia[…]”

La terza strofa fa riferimento alla morte di Carlo Giuliani, il quale non viene chiamato per nome. Guccini immagina il riprendere della vita quotidiana della città.  Genova, dopo esser morta, ritorna ad essere illuminata dalla lanterna.
La canzone termina con una descrizione della piazza che dà il titolo alla canzone. La salvia splendens luccica sotto il sole.

“Piazza Alimonda” differisce da altri brani del disco, musicalmente la prevalenza dei pezzi è di ispirazione latino-americana (vedi “Cristoforo Colombo e “Canzone per il Che”) anche per merito del chitarrista Juan Carlos “Flaco” Biondini.  L’armonica suonata da Roberto Manuzzi suggerisce una venatura folk tipica di altri pezzi dell’autore di “Dio è morto”, come ad esempio “Canzone per Silvia”, contenuta in “Parnassius Guccinii” (1993).

“Genova Brucia” è contenuta nell’album “Grand Hotel Cristicchi” (2010). Ha vinto il Premio Amnesty Italia come miglior brano sui diritti umani pubblicato nel 2010. Sotto il profilo musicale si rifà agli esordi del cantautore romano, che prima di scoprire il mondo della canzone d’autore, suonava in una cover-band dei Nirvana.
Il brano ci immette subito all’interno della guerriglia. A differenza di Guccini, è presente un forte contenuto politico. Cristicchi si immedesima nei panni di un poliziotto, servendosi di un linguaggio molto aspro.
La chitarra distorta e il tono acre simulano la battaglia.

“Mi ricordo una missione un pò speciale
Genova 2001 vertice mondiale
sono un poliziotto del reparto celere
pronto alla guerra
ma più che una battaglia in strada sembra un carnevale
tutti questi pacifisti del cazzo
che si fanno chiamare popolo di Seattle
massa di straccioni con bandiere arcobaleni
che solo a guardarli in faccia già divento paonazzo”

Il testo è denso di riferimenti politici, Cristicchi non nasconde la propria visione della vicenda e utilizza un sarcasmo non troppo velato.

“Mi ricordo una missione un pò speciale
Genova 2001 squilla il cellulare
con la suoneria di Faccetta Nera
sono fascista, non credo sia una cosa di cui mi debba vergognare[…]”

La cruenza dello scontro viene paragonata a quella del golpe attuato in Cile da Pinochet nel 1973.

“Tu che ti rifugi nel cortile
prenderai più bombe che se fossi nato in Cile
la Costituzione come carta igienica
usala per pulirti il culo o tamponarti le ferite”

Il ritornello è l’esplosione dello scontro, la brutalità, la violenza.

“Genova brucia
non faccio distinzioni donne, vecchi o bambini
potrebbe essere mio figlio Carlo Giuliani”

Il finale della canzone è una sorta di coro da stadio tetro e spettrale che si conclude lasciando aperto un quesito che forse non avrà mai riscontro.

“Ne è morto solo uno ma potevano essere cento
i mandanti del massacro sono ancora in Parlamento”.

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