Archeologia Storia

Lo statere del Minotauro: L'apporto della numismatica allo scavo archeologico di Gortyna

Nell’archeologia a volte il μῦθος si fa λόγος. Ovvero, il racconto mitico si fa espressione concreta e tangibile. E’ accaduto in questi ultimi mesi agli archeologi dell’Università degli studi di Padova, in seguito ad un incredibile ritrovamento durante l’ultima campagna di scavo presso l’area sacra dell’antica città di Gortyna, nell’isola di Creta.

Ad essere tornato alla luce nel santuario dedicato ad Apollo Pythion è un esemplare di moneta greca in argento, uno statere per esattezza, databile tra il 440 e il 360 a.C. (dunque V sec. a.C.), recante al dritto l’effige della mitica creatura del Minotauro e al rovescio la rappresentazione del celebre Labirinto di Knossos, emessa proprio dalla zecca di quest’ultima.

Statere è il nome dato a diversi tipi di moneta dell’antichità, battuta da varie póleis greche in vari standard monetari, coniata in argento, oro ed elettro (una lega di oro e argento).  Lo statere in argento era la tipologia monetaria più diffusa dell’antichità, rappresentava il nominale più alto battuto e valeva circa il doppio di una dracma (1 dracma = 4,36 g di argento).

E’ bene chiarire un’importante caratteristica del sistema monetario greco: in antichità la Grecia non possedeva una moneta unica, ma ogni singola polis coniava la propria serie di monete, che generalmente circolavano solo a livello locale e recavano sempre dei simboli rappresentativi della città, l’emblema, per garantirne il valore. Raffigurazioni che facevano riferimento alla storia mitica (nel caso di Knossos), o al culto principale, al prodotto tipico o anche all’animale simbolo di una determinata polis (per esempio la civetta nelle monete di Atene), erano solitamente presenti nel dritto della moneta; mentre sigle o iscrizioni con il nome degli abitanti della città emittente al genitivo plurale (es. “degli Ateniesi”) o con i nomi dei magistrati monetari si trovano per lo più sul rovescio della moneta.

In questo caso è evidente il richiamo alla mitologia cretese proposto dalla moneta ritrovata a Gortyna, il mitico Minotauro infatti è una delle figure più famose e la sua storia una delle più affascinanti della tradizione mitica greca: la mostruosa creatura metà uomo e metà toro fu il frutto di una relazione adultera e bestiale tra Pasifae, moglie del re di Knossos Minosse, e un vigoroso toro bianco inviato sulla terra dal dio Poseidone (su richiesta dello stesso re, come vittima sacrificale). La terribile creatura era temuta dal popolo poiché si cibava di carne umana. Allora Minosse, reduce dal tradimento della moglie, commissionò all’architetto Dedalo la costruzione di un gigantesco e intricato labirinto, dal quale il mostro non sarebbe mai potuto uscire. Il re cretese però pretendeva ogni anno dalla sottomessa città di Atene l’invio di 7 fanciulli e 7 fanciulle destinati ad essere introdotti nel labirinto per diventare cibo della bestia. Tutto cambia all’arrivo di Teseo, eroe ateniese che con l’aiuto del famoso filo di Arianna (innamorata di lui, anche se figlia di Minosse) riuscì ad uccidere il Minotauro, a salvare i suoi 14 concittadini e ad uscire dalla trappola mortale.

La moneta offre nuovi spunti di riflessione circa i rapporti commerciali che legavano le due importanti città greche di Gortyna e Knossos, che per lungo tempo si contesero il primato sull’isola, e ha permesso anche di collocare nel tempo un’importante fase di rinnovamento del santuario, testimoniata da un piano in calcare di V sec. di cui non si aveva memoria storica, ritrovato in un saggio di scavo tra le lastre della pavimentazione romana della cella del tempio e datato proprio grazie alla presenza della moneta.

Ma la fortunata campagna di scavo del 2016 ha regalato altre interessanti novità: all’interno di grandi fosse scavate sotto la pavimentazione di V-IV secolo a.C. sono stati recuperati frammenti ceramici attribuiti all’epoca minoica e micenea, ovvero a un periodo che va dal 1600 al 1000 a.C. circa.

Questi hanno rappresentato una svolta nella concezione del santuario di Apollo Pythion, che, ubicato in pianura e ben distante dall’agorà e dall’Acropoli della città, ha sempre costituito una sorta di enigma dal punto di vista topografico. Adesso grazie ai nuovi dati raccolti si può ipotizzare la presenza di un centro abitato che precede la polis greca e anche di un centro di culto posto nella stessa area del Tempio di Apollo, tale da spiegare la collocazione del santuario greco come desiderio di continuità con gli antichissimi popoli minoico-micenei.

Queste novità acquisiscono un’importanza ancora più rilevante considerando che la città di Gortyna nel corso dei precedenti scavi non aveva restituito grandi tracce del periodo minoico-miceneo, rappresentando quindi quel tassello mancante che collega la preistoria mediterranea con la storia della polis greca, che fu invece ampiamente studiata grazie ai ricchi ritrovamenti.

L’Università di Padova lavora a Creta dal 2002 in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, scavando inizialmente l’area del Piccolo Teatro accanto il santuario di Apollo Pythion, passando poi a scavare direttamente il santuario e il tempio del dio Apollo, che costituisce uno dei due “fuochi” attorno a cui nacque la città greca nel VII sec. a.C. e che allo stesso tempo era il più importante santuario dell’isola, sede della Confederazione di tutte le poleis cretesi, il “Koinon ton Kreton” (o Commune Cretensium).

La struttura templare possiede uno sviluppo architettonico complesso, ben cinque fasi edilizie si susseguono dal 600 a.C. al 600 d.C., e vedono l’evoluzione del vero nucleo di culto, cioè la cella, e degli apparati esterni dell’altare e dell’heroon, piccolo monumento in cui secondo la tradizione venne sepolto (o simbolicamente venerato) l’eroe fondatore della città, noto dalle fonti col nome di Gortys.

Infine è fondamentale ricordare come nel 1884, l’epigrafista Federico Halbherr rinvenne sempre nel tempio di Apollo la prima e più grande raccolta di leggi del mondo antico: il Codice di Gortyna. Le tavole, risalenti al VI secolo a.C., si trovavano sul basamento e sulle pareti dell’edificio templare e recano in scrittura bustrofedica le incisioni di una serie di norme riconducibili al diritto di famiglia. Dalla lettura delle Leggi di Gortyna sono emerse numerose analogie con il diritto di poleis di fondazione successiva, che hanno permesso la ricostruzione a ritroso dei sistemi giudiziari della Grecia classica.

Il Santuario di Apollo Pythion a Gortyna è stato quindi nel corso degli anni una ricchissima fonte di scoperte archeologiche eccezionali, il che aumenta le aspettative di archeologi e studiosi, che si chiedono quali altre future novità ha in serbo questo straordinario sito.

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