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La guerra fratricida: Eschilo e Angelopoulos Visioni dello stesso dramma

Cosa c’è di più immortale […] dell’amore e della guerra? scriveva G. K. Chesterton nel suo romanzo Uomovivo (1912); amore e guerra, infatti, sono sempre stati topoi centrali nella letteratura e nell’arte in tutte le sue forme. Di come la guerra possa distruggere un amore indissolubile come quello fraterno si sono occupati, tra i tanti, due greci, figli del proprio tempo e della propria arte: Eschilo e Theo Angelopoulos. Tragediografo uno e regista cinematografico l’altro, hanno raccontato questo dramma rispettivamente ne I sette contro Tebe (467 a.C.¹) e in La sorgente del fiume (2004).

Eteocle e Polinice ne I sette contro Tebe

Il fratricidio si consuma nei pressi della settima porta di Tebe.
giovanni-silvagni-eteocle-e-poliniceEteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta², cacciano da Tebe il loro padre dopo la scoperta dell’incesto che lo aveva visto protagonista, ottenendo in cambio una maledizione: i due avrebbero ripartito la sua eredità con le armi e sarebbero morti l’uno per mano dell’altro. Costretti a condividere il trono di Tebe, stabiliscono di regnare alternandosi di anno in anno. Ma, trascorso il periodo di tempo fissato, Eteocle si rifiuta di cedere il regno al fratello, dando inizio a una guerra che vedrà la città di Tebe contrapposta a quella di Argo, governata da Adrasto, a cui Polinice si era rivolto.

Scoppia la guerra presso le mura di Tebe e le sette porte della città vengono minacciate da altrettanti campioni argivi. Eteocle, scoprendo grazie a un messaggero i nomi e le principali qualità degli eroi nemici, assegna ad ogni porta un campione tebano in grado di fronteggiarli. Ma soltanto dopo aver udito il nome dell’eroe della settima porta, il figlio di Edipo comprende che la maledizione del padre si sarebbe compiuta: il settimo campione è Polinice.

ἄρχοντί τ’ἄρχων καὶ κασιγνήτῳ κάσις,
ἐχθρὸς σὺν ἐχθρῷ στήσομαι.

Capo contro capo, fratello contro fratello,
nemico contro nemico starò.

Nonostante il coro, composto da donne tebane, provi a dissuaderlo, Eteocle decide di affrontare personalmente il fratello andando incontro al proprio destino.
I due, vittime della mano fraterna, vengono poi portati dentro le mura di Tebe tra i lamenti del coro e delle sorelle Ismene e Antigone³, che morirà di non aver saputo mentire al cuore.

πόλις σέσωσται· βασιλέοιν δ’ὁμοσπόροιν
πέπωκεν αἷμά γαῖ’ ὑπ’ἀλλήλων φόνῳ.

La città è salva; ma dei due re nati dallo stesso seme
la terra ha bevuto il sangue per reciproco massacro.

Yanis e Yorgis ne La sorgente del fiume

La voce dei personaggi dei film di Theo Angelopoulos è quella di uomini comuni, profughi, esiliati; il regista greco preferisce, infatti, analizzare come la storia si riflette sulla vita degli uomini che non sono dei protagonisti, né degli oggetti della storia. A questo non fa eccezione La sorgente del fiume, primo film di una trilogia rimasta incompiuta a causa dell’improvvisa morte del regista. La trama ripercorre, infatti, la storia della Grecia dalla prima guerra mondiale alla fine della seconda, seguendo le vicende di due profughi di Odessa, Eleni e il suo compagno Alexis.

Ma a causa della lunghezza dell’intreccio e per evitare di allontanarci troppo dal tema di questo articolo, ci soffermeremo soltanto sulle vicende, in realtà marginali, di Yanis e Yorgis.

I due gemelli, figli di Eleni e del suo fratello adottivo, vengono abbandonati alla nascita e recuperati dopo, ancora bambini, dai genitori. I fratelli, tuttavia, dufotogramma-yanis-e-yorgisrante l’ascesa del regime fascista si ritrovano nuovamente senza padre, impegnato in una tournée in America con un celebre musicista, e senza madre, arrestata con l’accusa di avere dato rifugio a un partigiano ferito. Dei gemelli non si sa più nulla, finché Eleni, uscita dal carcere, viene convocata per riconoscere il cadavere di Yanis, arruolato nell’esercito del regime. Svenuta per lo shock dovuto alla triste scoperta, la donna viene accudita da un’anziana concittadina, che le comunica la morte del secondo figlio, Yorgis. Soltanto adesso, servendosi di un flashback, il regista rivela allo spettatore l’amara verità: i due fratelli, arruolatisi nei fronti opposti, si incontrano sul campo di battaglia.

– Sto cercando Yorgis, il capitano.
-Chi mi vuole?
-Non mi riconosci? Sono Yanis, tuo fratello.

Yanis riferisce a Yorgis che la loro madre è stata scarcerata e, dopo un primo momento di gioia in cui i due si abbracciano e baciano, tornano nei rispettivi ranghi per darsi battaglia fino alla morte.

Theo Angelopoulos attinge spesso a piene mani alla cultura della Grecia antica, non soltanto – come abbiamo visto – in La sorgente del fiume, ma anche in altri suoi film come Lo sguardo di Ulisse (1995) e L’eternità e un giorno (1998), per citare i più recenti. Dopotutto, tutta la cultura, la storia greca è impregnata di mito, un mito che si tramanda da una generazione all’altra.

 

Note:

  1. Anno della prima rappresentazione della tragedia.
  2. Secondo altre tradizioni, sarebbero figli di Edipo ed Eurigania, sua seconda moglie.
  3. I versi finali dell’opera, quelli in cui appaiono Antigone ed Ismene, sono considerati spuri da molti filologi.
  4. Dal brano Esodo di Roberto Vecchioni.
  5. Intervista di Giacomo Martini contenuta nel volume Theo Angelopoulos di Cinemalibero, quadrimestrale del Centro Cinema Pier Paolo Pasolini.
  6. Ibid. 

 

 

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    By: Giulio Aquilina

    Nome e Cognome: Giulio Aquilina
    Studi: Lettere classiche presso l’Università di Bologna
    Interessi: Cultura classica e letteratura italiana
    Segni particolari: Perenne appetito
    Descrizione: Juventino occasionale, vivo di ironia e metafore. Amo alla follia la letteratura italiana, la letteratura latina e quella greca, ma le mie vere passioni sono la pizza, il Natale e le polpette di mia nonna.

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    La vita è tutta un teatro e un gioco
    Harry Potter: latino e greco 2.0

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