Cinema

La rinascita della commedia all’italiana dalla fine degli anni ’70 Trenta anni dopo è resuscitata

Dal secondo dopo dopoguerra, su e giù per tutta la penisola italiana, caratterizzato da ogni sua peculiarità sia geografica che sociale, nacque uno dei maggiori movimenti artistici prettamente nostrano: la commedia all’italiana.

Un modo di scrivere che vede il comico come l’ombra del tragico, che riesce a beffarsi delle piccole e delle grandi disgrazie, facendo sentire lo spettatore protagonista tra grandi risate e introspettive riflessioni.

Un genere tutto nuovo creato dalla tormentata raffigurazione del cinema stesso di Totò, dalla denuncia del vero tramite il vero del grande Vittorio De Sica, passando per i remissivi e balbettanti personaggi di Aldo Fabrizi e l’italiano medio di Alberto Sordi, senza dimenticare la grandezza di Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Paolo Villaggio, Massimo Troisi e così avanti, fino ad arrivare al grande boom economico degli anni ’70.

Poi l’Italia cambia, arrivano gli anni ’80 prima e il periodo berlusconiano poi, un momento in cui il cinema sembra di non essere più in grado di “filmare” il Paese, una nazione colma di scandali continui, caratterizzata da guerre civili annunciate e mai combattute e invasa dalle grandi assurdità del mondo digitale e dei suoi annessi; e non che la commedia non ci abbia provato, ma abbiamo assistito ad un enorme e apparentemente irrefrenabile calo di quella tanto invidiata qualità.

Nuove idee e nuovi interpreti non sono mancati, ma i risultati sono stati pressoché disastrosi: su tutti i cinepanettoni, che forse sono la punta più alta dell’iceberg; tutto questo non ha potuto causare altro che l’alzata di dito della critica e del restante mondo del cinema, puntandolo contro la grande e spacciata commedia italiana, dichiarata ormai morta.

Qualcos’altro però c’è di sbagliato, ed è proprio un errore di chi il cinema lo giudica, un errore di superficialità, uno sguardo rivolto solo ai botteghini, ignorando totalmente i promettenti registi che ancora fanno della commedia il loro punto di forza, senza sfociare in banalità e filmetti comici da quattro soldi.

Due, per rappresentarli tutti: Paolo Virzì e Paolo Genovese.

All’opera rispettivamente dal 1994 e il 2002, il livornese e il romano, hanno prodotto molti lavori degni di nota e capaci di ricevere anche valorosi riconoscimenti, che per una commedia non è mai così scontato, “La Bella Vita” (1994, il film del debutto) e “La Prima Cosa Bella” (2010) di Virzì e “Tutta Dolpa Di Freud” (2014) e “Sei Mai Stato Sulla Luna?” (2015) per Genovese, tanto per citarne un paio, che probabilmente, proprio a causa dei limitati incassi, sono stati sempre sottovalutati.

Un po’ di mestiere sulle spalle, tanto quanto basta per acquisire un po’ di maturità cinematografica ed eccoli, in un solo anno, il 2016, rendersi giustizia da soli: escono “Perfetti Sconosciuti” e “La Pazza Gioia”, due, senza ombra di dubbio, vere e proprie commedie all’italiana, dove si ride tanto, si può piangere, ma soprattutto si riflette.

Una gran bella batosta, per chi l’aveva data per spacciata, questo primo passo verso il ritorno alla gloria di uno dei più grandi stili cinematografici italiani, trenta anni dopo è resuscitato, secondo il vangelo dei Paolo (Virzì e Genovese), LA COMMEDIA ITALIANA.

Sitografia:

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