Visual Media

Francesca Woodman Messa in scena del fardello della vita

 

Francesca Woodman – Selfportrait at thirteen

1971 Selfportrait at thirteen è la prima fotografia di Francesca Woodman. La foto ritrae sé stessa con il volto coperto dai capelli in un ambiente domestico. Sarà solo l’inizio di una breve ma intensa carriera da fotografa e soggetto principale delle sue opere.

Figlia d’arte, padre pittore e madre ceramista, Francesca Woodman si dimostra interessata alla fotografia fin dall’ adolescenza. Nata a Detroit il 3 Aprile 1958, si trasferisce a Roma per frequentare la Rhode Island School of Design e successivamente a New York.
Nel 1981 pubblica la prima ed unica collezione di fotografie dal titolo: “Some disordered interior geometries” (Alcune disordinate geometrie interiori).

Si tratta di fotografie in bianco e nero frutto di un’attenta pianificazione di soggetto, scenario e tempo di scatto in cui il soggetto principale è l’artista stessa (per una questione di convenienza, in quanto lei era sempre disponibile a prestarsi come modello).
Sceglie interni domestici, spesso si tratta di ambienti decadenti con pareti scrostate e spoglie.
Il suo corpo, quasi sempre nudo, non vuole essere un’icona erotica, anzi, risulta evanescente,come se fosse un’ombra che si fonde e confonde con gli intonaci, a tratti assorbita dai muri. Una presenza velata e fugace che sembra voler evadere in ogni scatto mentre cerca di nascondersi dietro gli oggetti presenti sulla scena.

Francesca Woodman mette in scena nei suoi scatti la sua anima smarrita attraverso il corpo che diventa mero contenitore continuamente soggetto a metamorfosi, mai unitario, soffocato dal mondo circostante. Nelle sue fotografie è possibile percepire emozioni ma è difficile interpretarle e capirle fino in fondo; a tal proposito la giovane artista scriveva: Ti ecciterai, caro amico, osservando un’immagine, ma non saprai mai che cosa vi è dentro esaminando con poche parole e con estrema acutezza il delicato triangolo ai cui vertici si trovano il fotografo, la fotografia e l’osservatore.

In queste opere la sua figura è sfocata, come se fluttuasse nell’ aria a differenza dello sfondo che invece è nitido.
La realizzazione di autoscatti quasi spettrali è resa possibile grazie alla tecnica della lunga esposizione e della doppia esposizione.
La prima prevede l’utilizzo volontario di tempi di scatto molto lenti in modo tale da ottenere un effetto affascinante e molto particolare e la seconda implica la sovrapposizione di più immagini ottenute da diverse esposizioni.

Una precoce maturità intellettiva ed un animo irrequieto, tormentato, angosciato dal peso della vita, prigioniero di quel corpo che rappresentava solo un involucro deteriorabile, portarono la ventitreenne Francesca Woodman a lanciarsi nel vuoto dal tetto del palazzo in cui abitava a New York nel 1981.
Forse stanca di una società dai ritmi eccessivamente veloci per un animo fragile, forse semplicemente angosciata dal dover cercare un posto per il suo spirito troppo ingombrante per quel corpo leggiadro, decide che è meglio non contaminare gli anni vissuti e abbandona questo mondo lasciando questa frase: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.”
Atto discutibile ma “la scelta in fondo è l’unica cosa che rende questa vita almeno dignitosa” “A. Appino – Il Testamento”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*