Letteratura Prosa

Dracula: Un errore artistico?

Dracula è ormai un nome noto a tutti, che suscita immagini di vari film, fumetti, parodie e adattamenti che costituiscono un inconfondibile punto di riferimento nella cultura di massa. Ma quando fu pubblicato, il capolavoro di Bram Stoker ricevette recensioni contrastanti e alcune critiche addirittura caustiche. Sul Manchester Guardian il romanzo subì una dura stroncatura; il recensore accusa Stoker di gravi “errori artistici”, critica sia la scelta del contenuto obbrobrioso che la trama troppo complessa e dice che le superstizioni alle quali attinge l’opera sono datate. L’opera gli sembra fuori luogo e insensata proprio perché “l’uomo non ha più paura del mostruoso e del abnorme”; il critico si vanta del naturalismo dell’epoca vittoriana e deride il soggetto fantastico e ripugnante del romanzo.


Perché allora questa opera divenne una parte essenziale dell’immaginario collettivo? Lo stesso critico riconosce il talento di Stoker ma a stento vela un altro insulto dicendo che nonostante le tante assurdità del testo le capacità dell’autore permettono al lettore di leggere con interesse. Com’è noto anche al suo recensore contemporaneo le tecniche narrative utilizzate da Stoker aiutano il lettore a credere a questa storia fantastica. La storia è raccontata da molteplici voci che testimoniano i fatti da vari punti di vista, i tipi di testi non si limitano semplicemente a lettere personali o diari privati ma Stoker ci fornisce anche delle fonti più “affidabili” come testi giuridici, giornalistici e medici.

La struttura investigativa del romanzo sembra  prendere in prestito da un altro genere contemporaneo, il giallo che negli ultimi anni del 1800 stava prendendo forma. Ispirato forse direttamente dal suo amico Arthur Conan Doyle, alcuni discorsi dell’esperto Van Helsing sulla verità e le prove scientifiche sembrano le parole del naturalista e scettico Sherlock Holmes. Anche i riferimenti metatestuali alla natura incredibile della storia aiutano il processo della sospensione dell’incredulità, l’opera è resa più coerente tramite le voci sospettose dei personaggi che dubitano e cercano spiegazione alternative prima di accettare le verità assurde presenti nel mondo del romanzo.

Dopo una riflessione il testo non si rivela per niente anacronistico come lo vuole dipingere il critico contemporaneo: Stoker è attento alle sensibilità “scientifiche” dei suoi lettori e include medici e scienziati fra i suoi personaggi e utilizza il linguaggio di questi campi. Aggiunge anche il manicomio moderno alle altre location classiche del romanzo gotico; il castello isolato, la villa abbandonata, la cappella e il cimiterio. Sposta il gotico non solo nel tempo dal racconto pseudostorico alla contemporaneità ma lo trasporta anche geograficamente dal castello misterioso in un lontano paese straniero alle strade affollate e familiari di Londra. Questo aumenta l’effetto sul lettore, il pauroso non mantiene le distanze ma, come fece anche Mary Shelley con il suo mostro di Frankenstein, l’oggetto di paura invade anche le città civilizzate. Tanti lunghi capitoli e saggi esaminano questi spostamenti alla luce della teoria post-coloniale, ma su un primo livello è semplicemente più inquietante per il lettore trovarsi con le sue strade e le proprie piazze come teatro del terribile.

Ma forse queste considerazioni non ci bastano per spiegare la sua resistenza alle critiche e il grande e durevole successo che ebbe. Io ritengo che l’errore del critico contemporaneo nasca nella sua analisi della propria epoca come un periodo in cui l’uomo non teme più niente. Stoker invece ha avuto l’accortezza di cogliere le paure perenni che persistono in ogni età. Il terribile non si trova nella figura effettivamente grottesca e a volte ridicola del Conte Dracula; ma nel buio, nell’incertezza, nell’impotenza di chi dorme e chi sogna. La forza simbolica del sangue, della bara, della morte e della risurrezione-all’-inverso impregna il testo con una potenza che dura negli anni, il mare di film e libri derivati dall’opera di Bram Stoker deve tanto agli “errori artistici” che non piacquero ai suoi contemporanei ma continuano a far venire il brividi al lettore.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*