Musica

Sei stato felice, Sergio. Storia di un cantautore (non solo) malinconico

Sergio Endrigo è un cantautore straordinario, se pur a lungo denigrato sia dalla critica, sia dall’ambiente discografico.
Mi affibbiarono l’etichetta di cantante triste forse perché odiavo il playback.
In questo articolo non nasconderò per nulla la mia predilezione verso le sue opere, e mi occuperò di pezzi meno noti e meno noti del repertorio del cantautore istriano.

Canzoni di esilio:

1947” (1969):

“Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà”

Sergio Endrigo nasce a Pola (attualmente territorio croato) il 15 giugno 1933, costretto ad emigrare come tanti altri, Endrigo scrive questa dolce dedica d’amore alla propria città, pensando ai suoi genitori e a tutte  le persone sradicate dai luoghi natii, per la sola colpa di essere italiani.

(Per approfondire la vicenda dell’esodo istriano, si consiglia la lettura di “Magazzino 18” di S. Cristicchi, Mondadori e “Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani. Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti”, Jan Bernas Editore Ugo Mursia)

La canzone è semplicissima, una vera e propria canzone popolare, la fisarmonica, la chitarra e il mandolino accompagnano la voce perfettamente senza offuscare la profondità delle parole.

Il treno che viene dal sud” (1966)

La famiglia Endrigo viene spedita inizialmente nel C.R.P. (Centro Raccolta Profughi) di Brindisi e successivamente a Venezia, dove Sergio vivrà le prime esperienze musicali come contrabbassista.
A Brindisi ha avuto modo di constatare il fenomeno dell’emigrazione dei meridionali in cerca di fortuna al nord.
Mi ha sempre colpito la scelta ritmica compiuta da Endrigo in questo brano: non ricordo molte altre canzoni che parlano del Mezzogiorno in un tre quarti valzerato.
Vi è contrasto tra musica e parole, il testo è molto più duro di quanto suggerisca la musica.

“Dal treno che viene dal sud
Discendono uomini cupi
Che hanno in tasca la speranza
Ma in cuore sentono che
Questa nuova questa bella società
Questa nuova grande società
Non si farà”

 Canzoni d’amore:

Gli amori descritti nelle canzoni di Sergio Endrigo sono travagliati, complessi, folli, impossibili.
Il protagonista della storia è sistematicamente destinato al fallimento.
l’uomo è nato per soffrire, solo questo mi han saputo dire[…]”   

Adesso si (1966)

“Senza di me 
Tu partirai per altri mondi 
Ti perderai 
Tra gente e strade sconosciute 
Non ci sarò 
Quando qualcuno mi ruberà 
Gli occhi tuoi “

Il tema dell’assenza è molto presente nella poetica endrighiana, la canzone più celebre al riguardo è sicuramente “Lontano dagli occhi” (1969).
Una cover di “Adesso si, è la prima incisione di un giovane che farà molta strada nel mondo della musica, Lucio Battisti.

Teresa (1965), in cui descrive un amore con una ragazza non più vergine (tema scabroso nell’Italia del tempo, infatti la canzone verrà censurata dalla Rai).

“Non sono mica nato ieri
Per te non sono stato il primo
Nemmeno l’ultimo lo sai lo so ma
Teresa
Di te non penso proprio niente
Proprio niente
Mi basta
Restare un poco accanto a te“

Canzone per te(1968)

“La festa è appena cominciata, è già finita”
Serve aggiungere altro?

Sono melodie semplici, orecchiabili e banali, ma proprio perché così scheletriche risultano funzionali allo sviluppo della narrazione.

Canzoni impegnate:

Lo sguardo di Endrigo sulla realtà si dimostra sempre lucido e critico.
Nonostante ciò, le sue canzoni impegnate (anche se è un termine che non mi piace) sono sminuite e poco considerate.

La ballata dell’ex(1966)

È nata dalle letture di Calvino, Pratolini, del Cassola della “Ragazza di Bube”. Questa canzone esprime l’amarezza di quanti avevano creduto nella grande rivoluzione che doveva avvenire nel dopoguerra e che ovviamente non c’è stata.
Questo brano è stato censurato dalla Presidenza del Consiglio per i versi:

“Se il tempo è galantuomo io son figlio di nessuno
Vent’anni son passati e il nemico è sempre là”

Il biglietto autografo di censura l’ho visto con i miei occhi. La Fonit-Cetra allora era legata all’IRI e quindi probabilmente doveva dar conto a qualcuno che stava in alto, a cui questa canzone dava fastidio. Fatto sta che il verso incriminato compare nello spartito ed è sostituito dal fischio nel disco.
(Tratto da “Sergio Endrigo” Lato B editori, 1982)

Anch’io ti ricorderò

“Era mezzogiorno e tu non c’eri
Un bambino piangeva nel silenzio
Fuori c’era il sole e caldi odori
E parole antiche di soldati
Oggi ti ricorda la tua gente
Cuba viva sotto il sole
La sierra che ti ha visto vincitore[…]”

 Canzone dedicata ad Ernesto “Che” Guevara.

Su Endrigo mi piacerebbe scrivere ancora (non è detto che sia l’unico pezzo su di lui…), dalle collaborazioni con Pasolini, Rodari, Ungaretti, fino alla vittoria del premio Oscar, (avete letto bene,Oscar).

Spero di aver dimostrato che Sergio Endrigo non è solo l’autore di “Io che amo solo te(Volutamente ignorata) e “Ci vuole un fiore”, ma è uno dei giganti della nostra canzone d’autore.

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