Archeologia Storia

AMBITUS: la campagna elettorale nel mondo romano Il caso esemplare delle “epigrafi elettorali” di Pompei

In questo momento così vivace dal punto di vista politico per il nostro Paese, ho ritenuto potesse essere interessante capire come si svolgevano nel mondo antico questi eventi così importanti per la società, e quali fossero le tracce materiali che sono pervenute fino a noi oggi.

Abbiamo moltissime notizie riferibili allo svolgimento delle elezioni nel mondo romano e greco, molte fonti per nostra fortuna ci informano su quali fossero le modalità di voto, i titoli, le magistrature e le loro funzioni, ma poco o comunque meno si sa di tutto ciò che riguarda la fase della campagna elettorale, in latino “ambitus”.

Proprio per queste fasi siamo in possesso di incredibili testimonianze che ci giungono dalla sempre sorprendente città di Pompei, che non smette mai di dare voce alla vita dei suoi antichi cittadini, tragicamente scomparsi in seguito all’eruzione del Vesuvio nell’anno 79 d.C., circostanza che ha segnato la sua fine ma, paradossalmente, al tempo stesso ha permesso anche la sua vita eterna.

L’antica città, per tal motivo facilmente considerabile “la più viva tra le città morte”, ci offre anche in questo caso un grande aiuto per la comprensione del passato, in quanto sulle sue mura si sono conservate incredibili iscrizioni, databili dall’ultima fase sannitica di Pompei, sulla fine del II a.C., fino alla sua distruzione nel 79 d.C. e riferibili a varie tipologie (atti amministrativi, avvisi di locazione, programmi di feste e cerimonie pubbliche, avvisi di spettacoli, massime morali, messaggi d’amore, scempiaggini, banalità varie, battute) tra le quali, dei veri e propri “manifesti elettorali”, che in nessun altro posto si sono così ben conservati e su cui focalizzeremo maggiormente l’attenzione.

La campagna elettorale iniziava subito dopo la professiones petentium, cioè l’accettazione delle candidature, e si prolungava fino al giorno precedente le votazioni. Essa veniva portata avanti sia dal candidato in prima persona, che da collettività organizzate come corporazioni di mestieri, società di artigiani, di atleti, confraternite religiose e chiunque volesse intervenire; anche gli stessi quartieri avevano la funzione di veri e propri comitati elettorali, poiché nel sistema amministrativo rappresentavano delle “circoscrizioni” (le quali nel giorno delle elezioni costituivano in automatico delle sezioni di voto).

Inizialmente però la campagna era condotta autonomamente dal candidato, supportato dai suoi sostenitori e suffragatores (procacciatori di voti), a volte alleandosi anche con altri candidati ad altre cariche, creando vere coalizioni. La sollecitazione al voto avveniva per lo più in modo orale e direttamente rivolta ai cittadini: doveva essere il candidato a chiedere di essere votato, dimostrando così grande umiltà; sottrarsi a questa consuetudine era considerato sintomo di arroganza e mancanza di rispetto nei confronti degli elettori. Questa pratica era considerata così tanto importante che in caso in un ex aequo veniva preferito spesso il candidato che durante la campagna elettorale si era dimostrato più umile e costante nella richiesta dei voti.

In seguito però questa propaganda fu sostituita con quella condotta dai sostenitori, sia singoli che gruppi organizzati, che agivano per conto dei candidati. Col tempo però questa tipologia orale venne abbandonata, preferendo una propaganda scritta costituita dai “manifesti”.

Con le leggi si cercava di combattere la corruzione, che però era comunque molto diffusa, e anche i metodi di persuasione dei cittadini, soprattutto quelli più poveri: furono vietate le iniziative pubbliche, di beneficenza, l’organizzazione di giochi e banchetti. In pratica durante il periodo della campagna elettorale era proibito fare ogni tipo di attività che potesse impressionare i cittadini elettori, poiché essi dovevano fare affidamento unicamente ai manifesti elettorali.

Questi “manifesti” appartengono alla tipologia dei “tituli picti”, iscrizioni parietali dipinte con vernice rossa o nera. Quelli che ci sono pervenuti si riferiscono a delle campagne elettorali di Pompei che vanno circa dall’età augustea fino a quelli appartenenti agli ultimi anni della città, più recenti, databili al periodo tra il principato di Nerone e quello di Tito (62-79 d.C.); questo dimostra che essi molto probabilmente non venivano cancellati alla fine di ogni campagna elettorale.

Generalmente questi manifesti contenevano un testo breve, costituito dal nome del candidato, la carica a cui ambiva (spesso abbreviata) e la richiesta di voto, espressa con la sigla OVF, cioè oro vos facitatis (“vi prego di eleggere”); molte volte compare anche la sigla DRP, cioè dignum rei publicae, ossia “degno della pubblica amministrazione”. In altri casi, oltre ai manifesti con testi comuni, ve ne erano alcuni particolari in cui erano espressi i meriti e le capacità del candidato, le sue promesse e gli impegni assunti; dichiarazioni che servivano a dimostrare la sua attitudine all’incarico sperato e le sue buone intenzioni, in modo da ottenere la fiducia degli elettori.

Per quanto riguarda la loro dislocazione non c’erano dei luoghi appositi, per lo più si trovavano (e si trovano, nel caso di Pompei, ancora oggi) in punti strategici della città, in modo tale da essere ben visibili: sulle mura degli edifici pubblici o delle case private delle famiglie più ricche e potenti, ma anche nel suburbio, sulle mura delle ville, delle fattorie, sulle basi delle statue, fino addirittura sui monumenti funebri che si trovavano lungo le principali vie di comunicazione che portavano alle città.

Alcuni esempi dei manifesti elettorali di Pompei:

CN HELVIVM

SABINVM AED(ilem)

D R P O V F

Cn(aeum) Helvium / Sabinum aed(ilem)/ d(ignum) r(ei) p(ublicae)

o(ro) v(os) f(aciatis)

“Vi esorto a votare Gneo Elvio Sabino come edile, persona degna della pubblica amministrazione”.

CEIVM SECVNDVM

II.V.I.D. ASELLINA ROG

Ceium Secundum

duumvirum iure dicundo Asellina rogat (vos faciatis)

“Asellina chiede di votare per Ceio Secondo come duumviro responsabile della giustizia”

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