Mondo ellenico

La vita è tutta un teatro e un gioco Brevissima antologia di Pallada di Alessandria

Pallada di Alessandria visse tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. Grammatico di professione, viene ricordato come uno degli ultimi epigrammisti pagani del periodo di transizione dalla letteratura greca a quella bizantina. Della sua opera restano circa 150 epigrammi, contenuti oggi nella monumentale Anthologia Palatina. Nei suoi componimenti Pallada scrive spesso della sua vita privata: si evince che trascorse un’esistenza infelice, tra gli stenti della povertà e i tormenti di una moglie dal carattere difficile, che venne licenziato a circa cinquant’anni ma che continuò a dedicarsi alla grammatica fino alla sua morte.

I riflessi delle filosofie ellenistiche e un radicale esistenzialismo sono il cuore pulsante della poetica dell’autore alessandrino. Alla sua rassegnazione, alla sua disperazione pessimistica si lega una spiccata ironia che non scorge prospettive ottimistiche ed escatologiche: la vita è teatro, è un gioco le cui regole inesorabili sono dettate da Tyche e all’uomo non viene lasciata altra possibilità che accettare o patire.

La poesia di Pallada è – coerentemente alla sua professione e alla sua formazione culturale – ricca di relazioni con la precedente cultura greca e latina, non mancano infatti riferimenti a Omero, Menandro, alla cultura gnomica e proverbiale, a Seneca e ad altri importanti autori, ai quali attinge per la costruzione delle proprie metafore: la sua più celebre immagine – già citata sopra – della vita come teatro è, ad esempio, una indubbia riformulazione del senecano humanae vitae mimus (cfr. Ep. 80.7), così come l’idea che il tempo passato appartenga non più a chi l’ha vissuto (cfr. Ep. 1.2).

Evitiamo a questo punto di dilungarci troppo nella presentazione dell’epigrammista alessandrino e della sua poetica, lasciando al lettore la possibilità di ascoltare senza intermediari la voce del poeta attraverso alcuni suoi versi e di trarre le proprie considerazioni su un autore la cui estrema modernità è stata compresa con imperdonabile ritardo.

AP 10.58

Γῆς ἐπέβην γυμνός, γυμνὸς θ’ὑπὸ γαῖαν ἄπειμι·
καὶ τί μάτην μοχθῶ, γυμνὸν ὁρῶν τὸ τέλος; 

Sulla terra sono venuto nudo, nudo me ne vado sotto terra:
perché mi angoscio inutilmente osservando la cruda fine 

 

AP 10.72
Σκηνὴ πᾶς ὁ βίος καὶ παίγνιον· ἤ μάθε παίζειν,
τὴν σπουδὴν μεταθείς, ἤ φέρε τὰς ὀδύνας. 
Una commedia tutta la vita e un gioco: o impari a giocare,
messa da parte ogni preoccupazione, oppure sopporta le pene.

 

AP 10.73
Εἰ τὸ φέρον σε φέρει, φέρε καὶ φέρου·
εἰ δʹ ἀγανακτεῖς,|
καὶ σαυτὸν λυπεῖς καὶ τὸ φέρον σε φέρει.

 

Se il destino ti porta, sopporta e fatti portare; se invece ti adiri,
affliggi te stesso e il destino ti porta lo stesso.

 

AP 10.79

Νυκτὸς ἀπερχομένης γεννώμεθα ἦμαρ ἐπ᾽ἦμαρ
τοῦ προτέρου βιότου μηδὲν ἔχοντες ἔτι,
ἀλλοτριωθέντες τῆς ἐχθεισινῆς διαγωγῆς,
τοῦ λοιποῦ δὲ βίου σήμερον ἀρχόμενοι,
μὴ τοίνυν λέγε σαυτὸν ἐτῶν, πρεσβῦτα, περισσῶν·
τῶν γὰρ ἀπελθόντων σήμερον οὐ μετέχεις.

 

Alla fine della notte noi nasciamo giorno dopo giorno
senza possedere più niente della vita passata,
resi estranei al vivere trascorso,
cominciando oggi il resto della vita;
non dire dunque, vecchio, di avere troppi anni:
degli anni andati oggi non hai parte.

 

AP 10.85

Πάντες τῷ θανάτῳ τηρούμεθα, καὶ τρεφόμεσθα
ὡς ἀγέλη χοίρων σφαζομένων ἀλόγως.

 

Tutti siamo destinati alla morte e siamo allevati
come un branco di porci immolati senza motivo.

 

AP 11.349

Εἰπέ, πόθεν σὺ μετρεῖς κόσμον καὶ πείρατα γαίης
ἐξ ὀλίγης γαίης σῶμα φέρων ὀλίγον.
σαυτὸν ἀρίθμησον πρότερον καὶ γνῶθι σεαυτόν,
καὶ τότ᾽ἀριθμήσεις γαῖαν ἀπειρεσίην.
εἰ δ᾽ὀλίγον πηλὸν τοῦ σώματος οὐ καταριθμεῖς,
πῶς δύνασαι γνῶναι τῶν ἀμέτρων τὰ μέτρα;

 

Di’, come misuri il mondo e i confini della terra
tu che hai un piccolo corpo fatto di poca terra?
Te stesso misura prima e conosci te stesso,
e allora misurerai la terra sconfinata.
Se non consideri il poco fango del tuo corpo,
come puoi conoscere le misure delle cose smisurate?

BIBLIOGRAFIA
G. Monaco-M. Casertano-G. Nuzzo, L’attività letteraria nell’antica Grecia
D. Del Corno, La letteratura greca
G. Vezzosi, Gli epigrammi gnomici e filosofici di Pallada di Alessandria

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    By: Giulio Aquilina

    Nome e Cognome: Giulio Aquilina
    Studi: Lettere classiche presso l’Università di Bologna
    Interessi: Cultura classica e letteratura italiana
    Segni particolari: Perenne appetito
    Descrizione: Juventino occasionale, vivo di ironia e metafore. Amo alla follia la letteratura italiana, la letteratura latina e quella greca, ma le mie vere passioni sono la pizza, il Natale e le polpette di mia nonna.

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