Visual Media

“Undici fotografi un vino” Ca’ del Bosco da un’umile casa nel bosco ad un’ eccellenza in Franciacorta raccontata da undici fuoriclasse della fotografia.

Immaginate un vigneto in Lombardia, più precisamente nel territorio collinare della Franciacorta situato tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago di Iseo. Una sola parola può saltare immediatamente alla mente: bollicine! (Essendo la Franciacorta una delle zone italiane con più alta produzione di spumante).
Ora immaginate Flavio Bonetti, Franco Fontana, Georg Gerster, Ralph Gibson, Eikoh Hosoe, Mimmo Jodice, William Klein, Don McCullin, Helmut Newton, Ferdinando Scianna, Alice Springs, undici fuoriclasse della fotografia contemporanea muniti di obiettivo e cavalletto recarsi tra i filari delle viti e in una delle più moderne e avanzate cantine d’Italia, il risultato è qualcosa di magico: una collezione di fotografie raccolte in un libro intitolato “Undici fotografi un vino”.  

La sublime idea nasce dal visionario, Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco, una piccola casa in collina ad Erbusco (Brescia), due ettari di proprietà immersi in un fittissimo bosco di castagni.
Zanella decide di invitare dapprima il fotografo Helmut Newton per immortalare l’universo di Ca’ del Bosco (riesce a convincerlo tramite un ristoratore di Los Angeles suo amico) e successivamente altri dieci famosissimi fotografi.
La parte economica di questa visita ammonterà a circa 80 milioni di lire del 1989, per coprire le spese di una settimana di shooting fotografico con modelle, parrucchieri, il compenso per il fotografo e per i suoi assistenti: una follia.

 


Nello scatto di Newton, due modelle fungono da divinità pagane, menadi del bosco, osservate da uno Zanella, a mo’ di satiro, in primo piano di spalle.

Successivamente arriveranno a Ca’ del Bosco altri dieci fotografi famosissimi per catturare in uno scatto l’essenza di quelle bollicine per cui Maurizio Zanella nutre una smisurata passione e devozione da quando era adolescente.

Ma forse è proprio questa sana follia che ha trasformato Ca’ del Bosco da un’umile casa nel bosco ad un’ eccellenza in Franciacorta. Monsieur Zanella in un’intervista dirà: “Ca’ del Bosco è nata così: con un pazzo scatenato come me che andava al di là dei numeri e con mio padre, invece, che faceva quadrare i conti.”
Ciò che viene immortalato negli scatti in bianco e nero è l’amore di una vita, una passione diventata lavoro che si consolida giorno dopo giorno, vendemmia dopo vendemmia, un core business nelle bollicine metodo classico Franciacorta affiancato da una piccola produzione di vini fermi.

Tanti sono i punti in comune dell’arte della fotografia e dell’arte del vino.
Entrambe coinvolgono tutti i sensi, le immagini evocano in chi le osserva suoni, profumi, sapori, emozioni proprio come il vino in grado di coinvolgere con prepotenza tutto il corpo di chi lo beve. Ogni sorso è un’esperienza che inizia dal palato e finisce col proiettare chiunque decida di lasciarsi trasportare in un universo dove colore, odore e sapore si fondono e generano un contatto con la vita.  

La collezione di fotografie di Ca’ del Bosco si è trasformata in una mostra di 171 scatti per la Triennale di Milano nel 2004, le stesse foto sono state poi raccolte in un libro fotografico intitolato “Undici fotografi un vino” edito da Skira.

Si tratta di fotografie in bianco e nero che immortalano la devozione di certi uomini al proprio territorio, il rispetto dei ritmi della natura, dei suoi bellissimi e lunghissimi tempi. La gestazione della vigna dove il tempo sembra fermarsi per permettere di apprezzare con stupore, ogni volta come se fosse la prima, ogni singolo passaggio che conduce al tanto bramato calice.
Contenitori sicuri di sé vengono immortalati mentre imprigionano liquidi arrendevoli che si lasciano cullare nella fiduciosa attesa di chi li condurrà, con rispetto e con amore, alla loro dimensione naturale.

Il fotografo si accorge e coglie lo sguardo ammaliante e complice delle bottiglie di vino custodi un mondo al quale ci si abbandona.

Immagini che suggeriscono l’idea del mistico attraverso luoghi fatti di odori, sapori e sensazioni:
i filari delle viti, le braccia stanche di uomini e donne veri protagonisti della vendemmia, il paesaggio calmo, conducono l’osservatore in un viaggio multisensoriale rendendolo consapevole del suo fortunato ruolo di consumatore finale, anello ultimo di un’affascinante processo iniziato nella terra e sembrano suggerire che:“È vino quello che è vivo” G. Nannini

http://www.cadelbosco.com/it/

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*