Letteratura Prosa

Un viaggio nei misteri della vita quotidiana Una raccolta di racconti all'insegna dell'inaspettato

“La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini”.

Se siete alla ricerca di un’opera che sappia inquietare le vostre menti, ma al tempo stesso spingerle alla riflessione su diversi aspetti della nostra realtà, “Cari Mostri” è ciò che fa per voi. Si tratta di una raccolta di storie di genere horror-umoristico pubblicate nel corso del 2015 da Stefano Benni, scrittore bolognese che ha offerto al panorama della letteratura italiana un’opera in cui la paura entra a far parte della normalità, portando alla luce le contraddizioni della società contemporanea.

 La fervida immaginazione dell’autore è riuscita a creare un micro-cosmo popolato da personaggi fuori dal comune che, vivendo esperienze inquietanti e paradossali, conducono i lettori in un una sorta di anti-mondo, dove tutto è possibile e niente è veramente come appare. Come nei dipinti di Füssli, pittore svizzero appartenente al movimento romantico, demoni e mostri di ogni specie entrano a far parte della vita di ognuno di noi.

Ma cosa rende diversa questa raccolta rispetto alle altre? Il ricorso all’ironia, allo humor, alcune volte quasi al cinismo, utilizzati come mezzi per sondare in profondità le fondamenta della vita umana e dimostrare che spesso il mostro più terrificante risulta essere proprio l’uomo.

Come l’autore stesso afferma, il termine mostro non ha sempre avuto un significato negativo, essendo derivato dal termine latino monstrum, che può anche avere il significato di “prodigio”. Nelle sue storie i mostri sono lenti deformanti, che mostrano agli uomini le immagini riflesse del loro io più profondo, smascherando le loro intime paure e follie. Le creature sovrannaturali che popolano queste storie rimangono spesso disorientate di fronte alle illogiche consuetudini della vita umana.

E i giovani? Anche loro, agli occhi di Benni, meritano una particolare attenzione. Tuttavia, l’immagine generale che emerge dalle singole storie non è certamente lusinghiera. Benni riesce a cogliere con puntualità e realismo la crisi che affligge le nostre generazioni e forse tenta anche di porvi rimedio, portando i suoi giovani lettori, tramite insistito realismo descrittivo, a prendere atto del fatto che due ragazze sarebbero disposte a tutto, anche a far ricorso alla violenza, pur di ottenere un biglietto per il concerto dei propri idoli.

Certamente, il discorso suoi giovani apre anche altre porte, dietro le quali si cela un problema decisamente attuale: quello della tecnologia. La conclusione, del resto, è sempre la stessa: la tecnologia ci aliena e non ci permette di vivere rapporti autentici, impedendoci di entrare pienamente in comunione con la realtà che ci circonda. Ma ovviamente, al di là della spessa nebbia del pessimismo c’è sempre una speranza: la tecnologia potrebbe innescare un nuovo processo di diffusione della cultura, sempre meno importante in una società dominata dalla noncuranza.  

In un mondo in cui l’ordine non trova ragione d’esistere, queste storie fanno del caos la loro fonte primaria di sostentamento. E proprio dal caos Benni cerca di trarre una risposta che sappia placare le debilitanti frenesie del mondo moderno.

Bibliografia

Stefano Benni, Cari mostri, Feltrinelli, 2015

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