Letteratura Prosa

Paolo sorrentino: un’anima in equilibrio tra due mondi "Hanno tutti ragione". Quando la letteratura incontra il cinema

Negli ultimi vent’anni anni il nome Paolo Sorrentino è diventato sinonimo di un regista complesso ed enigmatico, impegnato nel progetto di riportare alla luce i fasti del cinema d’autore, creando personaggi che mostrano pienamente il disagio della società italiana contemporanea e affrontando tematiche molto spesso volutamente trascurate dalle produzioni cinematografiche italiane degli ultimi decenni. Noto soprattutto per il premio Oscar assegnatogli nel 2013 per “La Grande Bellezza” e per la produzione della serie evento del 2016 “The Young Pope”, Sorrentino è un artista poliedrico che non si accontenta di rimanere confinato nell’ambito cinematografico e la sua sensibilità artistica ha dato vita ad una poetica elegante e innovativa, che gli ha permesso di inserirsi con successo nel panorama della letteratura italiana contemporanea.

“Tony Pagoda e i suoi amici” è un romanzo pubblicato nel 2012, che continua le travagliate vicende della vita del protagonista, Tony Pagoda, già descritta nel romanzo di due anni precedente, “Hanno tutti ragione”. Tony è un cantante melodico dell’estrema periferia partenopea che, accortosi dell’enorme buco nero in cui sta lentamente precipitando a causa della droga e dell’alcool, decide di riorganizzare la propria vita, spingendo sé stesso ad una sorta di “esilio” volontario in Brasile, ambientazione spesso presente anche nelle produzioni cinematografiche sorrentiniane. Tuttavia, un personaggio carismatico e mondano come lui, non può a lungo stare lontano dal mondo che più lo affascina e lo rappresenta, il mondo del palcoscenico e dei riflettori, nel quale emerge con chiarezza la contrapposizione tra la vita di chi fa spettacolo e lo spettacolo delle vite pubbliche.

“Non sopporto i giovani, la loro arroganza, la loro ostentazione di forza e gioventù; la prosopopea dell’invincibilità eroica dei giovani è patetica”.

In qualità di perfetto rappresentate dell’Italia tra gli anni ’70 e ’80, un’Italia ancora giovane e speranzosa, Tony si scontra bruscamente con la constatazione del disagio che affligge la società contemporanea e che mostra i segni di uno stato ormai a pezzi, in cui non c’è più spazio per le illusioni del passato. Così, egli non può far altro che rivolgere il suo sguardo verso la gioia dei momenti trascorsi e degli spensierati amori passati. Per chi non ha alcuna aspettativa nei confronti del futuro e non crede che il progresso tecnologico possa portare dei miglioramenti nella vita umana, la nostalgia, cifra unificante di tutto il romanzo, diventa un’ancora a cui attaccarsi, un incontro con il bello dell’infanzia.

Il genio ribelle di Sorrentino non perde occasione per collegare la sua poetica con l’altra importante componente della sua attività artistica, la produzione cinematografica. Non a caso, la personalità di Tony combacia perfettamente con quella del protagonista del suo primo lungometraggio “L’uomo in più”, Antonio Pisapia. Personaggi contraddittori e problematici, entrambi consumano la propria vita di affabili seduttori nella consapevolezza che la vecchiaia è alla porte e che non c’è niente che si possa fare per fermare l’inesorabile ticchettare dell’orologio biologico. Questa consapevolezza, che invano cercano di reprimere tramite una vita dedita all’esibizionismo e alla falsità, è comune anche ad un altro grande personaggio del cinema di Sorrentino, Jep Gambardella, protagonista della “Grande Bellezza”.

Come Falstaff, personaggio del teatro di Shakespeare, questo trio di moderne Grazie porta alla luce, grazie al sarcasmo, le contraddizioni dell’età moderna, ma è proprio in questo ruolo di protettori degli splendori passati che si consuma, irreversibile, il loro passaggio dalla commedia alla tragedia.

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