Storia

Mediterraneo e lunga durata Un’introduzione all’opera di Fernand Braudel

«Il Mediterraneo non è neppure un mare, è, come si è detto, un “complesso di mari”, e di mari ingombri di isole, tagliati da penisole, circondati da coste frastagliate. La sua vita è mescolata alla terra, la sua poesia è più che a metà rustica, i suoi marinai sono contadini; è il mare degli oliveti e delle vigne quanto degli stretti battelli a remi o dei navigli rotondi dei mercanti, e la sua storia non è separabile dal mondo terrestre che l’avvolge più di quanto non lo sia l’argilla dalle mani dell’operaio che la modella»[1]. Questa è una delle prime definizioni del Mediterraneo che il lettore incontra sfogliando l’introduzione di Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II di Fernand Braudel, testo insostituibile per chi voglia conoscere il mondo europeo della seconda metà del XVI secolo, ma non solo. Se si trattasse di un semplice studio della politica, degli avvenimenti e delle grandi battaglie avvenute durante la vita del figlio di Carlo V, probabilmente non sarebbe un testo così importante tra quanti prodotti dalla ricerca storica del secolo scorso. Importante perché di rottura, innovativo, perché si allontana dalla tradizione. Questa rivoluzione storiografica era iniziata qualche decennio prima della sua pubblicazione , quando March Bloch e Lucien Febvre fondano nel 1926 la rivista Les Annales. Il loro obiettivo era di dare una nuova direzione agli studi storici, che fino a quel momento si erano occupati quasi solo di storia politica e diplomatica, di histoire événementielle, a favore della storia economica e sociale, della storia delle piccole cose, delle mentalità, dei modi di vita, di quella che poi lo stesso Braudel chiamerà “civiltà materiale”. In questo modo si assiste a un ribaltamento del consueto rapporto tra soggetto e oggetto della storia: mentre prima i grandi uomini venivano considerati come coloro che plasmavano il loro tempo, ora è il contesto in cui vivono che determina le loro azioni. Soggetto dell’opera di Braudel è quindi un mare, sulle cui coste pullula la vita e l’attività di milioni di soggettività.

Questo cambio di focus porta a una scomposizione del tempo storico, che si riflette nella struttura tripartita del libro. La prima parte è dedicata alla storia «quasi immobile, quella dell’uomo nei suoi rapporti con l’ambiente», narrazione di cicli e strutture, il cui cambiamento è un momento tanto rivoluzionario, quanto solitamente trascurato. Nella seconda parte viene trattata la storia sociale, quella dei gruppi e dei raggruppamenti, una storia «lentamente ritmata», visto che il susseguirsi delle economie e dei sistemi sociali si sviluppa su tempi lunghi, ma mai quanto quelli del rapporto tra il mare e gli uomini che cercano di addomesticarlo ai loro fini. Infine, solo nella terza parte ricompare la storia più tradizionale, degli individui, che Braudel considera, seppure importante, solo come «un’agitazione di superficie, le onde che le maree sollevano sul loro potente movimento». Un piccolo esempio potrà far comprendere il valore esplicativo dell’utilizzo contemporaneo di questi tre tipi di tempo storico. L’Impero spagnolo, che raggiunse l’apice della sua influenza mondiale nel XVI secolo sotto Carlo V e il figlio Filippo II, non riuscì a reggere il peso della sua grandezza e dal XVII secolo iniziò una lenta e inesorabile decadenza. Rispondere al perché non è semplice: si intersecano fattori economici (l’inflazione dovuta all’argento delle Americhe), politici (l’incessante lotta con i Paesi Bassi, l’Inghilterra e le altre potenze) e sociali (la presenza di una forte aristocrazia tradizionale che non cede il passo alla più intraprendente borghesia). Ma a tutto ciò si deve aggiungere l’impossibilità di amministrare, nel XVI secolo, un impero così vasto in maniera efficace. Lo spazio rimaneva un ostacolo insormontabile e per amministrare e decidere occorrevano ordini e notizie: una lettera spedita da Filippo II da Madrid avrebbe raggiunto Venezia mediamente in 40 giorni. Se nel valutare un evento del passato non si considerano anche queste costrizioni, si rischia di perdere il contatto con la realtà storica del periodo che si sta studiando.

Infine, per quale motivo sarebbe utile riscoprire l’opera di Braudel e il suo interesse per il lungo periodo, la longue durée? Oltre all’innegabile fascino della lettura di una narrazione piena di esempi concreti e illuminanti che ci trasportano nel mondo vivo e variegato dell’Europa di cinquecento anni fa, imparare a guardare alle cause di lungo periodo degli eventi storici può gettare nuova luce e consapevolezza sul nostro passato e aiutarci a comprendere le nuove sfide del futuro. Secondo David Armitage[2], nella nostra epoca soffriamo di un eccesso di pensiero a breve termine. Le politiche e le idee che guidano i nostri governi sono legate troppo spesso a un pensiero non critico riguardo al nostro passato nei confronti di grandi problemi come il cambiamento climatico, la governance globale e l’ineguaglianza crescente. La storia e l’università potrebbero essere un rimedio contro la nostra mancanza di soluzioni e prospettive a lungo termine, una storia che deve farsi «imperialistica», per invadere il campo delle altre scienze sociali, dialogando con esse al fine di porre i loro problemi e le loro domande in un più corretto orizzonte storico. Solo così si potranno produrre risposte in grado di guidarci attraverso le numerose sfide che una società globale e globalizzata ci pone davanti nella vita di tutti i giorni.

 

 

[1] Braudel, F., Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, Einaudi, Torino 1991 (prima edizione in francese del 1949). Tutte le citazioni sono ricavate dalla Prefazione dell’opera

[2] Armitage, D., The History Manifesto, Cambridge University Press, Cambridge 2014

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    By: Mattia Steardo

    Nome e cognome: Mattia Steardo
    Studi: laurea triennale in storia
    Interessi: musica (dal punk, al jazz, all’hip-hop), calcio, tifo e agnolotti
    Descrizione: sono un giovane storico, che, mentre attende di continuare i prossimi anni di lungo studio, si diletta in lunghe serate a base di buona musica, buoni amici e caldi sentimenti ai piedi delle nostre belle Alpi. Il mio tentativo sarà di raccontarvi un po’ di cose pallose in una maniera non pallosa, e se non ci riuscirò sarò stato palloso io.

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