Letteratura Poesia

“L’immagine di me voglio che sia”. Guido Gozzano e Torino Il poeta e la città della Mole cento anni dopo

Si è appena chiuso il 2016, centenario dalla morte di Guido Gozzano. L’autore torinese,  morto a soli 33 anni a causa della tubercolosi, è protagonista dal 4 ottobre di una serie di importanti eventi organizzati nella sua città natale dal Centro di studi di Letteratura italiana in Piemonte Guido Gozzano – Cesare Pavese. L’obiettivo è raccontare la sua attività di poeta, scrittore di viaggio, autore di novelle, di prose torinesi e di fiabe, di saggi sulla fotografia e sul cinema, di una sceneggiatura cinematografica. Un momento di confronto e di svolta sulla figura di un autore considerato spesso un poeta provinciale e per nulla internazionale.

Impossibile ripercorrere in questa sede tutta l’opera del poeta de I Colloqui, mi limiterò dunque a trattare, proprio in un momento in cui Torino sta celebrando Gozzano, il rapporto dell’autore con la città della Mole ed il modo in cui l’ha tratteggiata nella sua opera. Centrali in questo senso Il paese fuori del mondo. Prose per l’esposizione di Torino del 1911 e la poesia Torino.

Il paese fuori del mondo raccoglie nove prose scritte da Gozzano per pubblicarle su rivista in occasione dell’Esposizione di Torino avvenuta al Parco del Valentino nel 1911 al fine di celebrare il cinquantennio dall’Unità d’Italia. Le prose torinesi non sono mai state pubblicate unitariamente ma possono essere considerate un insieme organico: oltre ad essere state scritte tutte in occasione dell’Esposizione, contengono una serie di rimandi interni, un’identità nella scelta di fonti e tematiche ed una circolarità tra la prima, Un vergiliato sotto la neve, e l’ultima, La città moritura.

Il merito di Gozzano è stato quello di aver creato il topos della Torino letteraria organizzando i volti della città attraverso la costruzione di una Torino reale rivisitata dalla letteratura. La città reale, che Gozzano ben conosce, e la città effimera del Valentino, con i suoi padiglioni, emergono scorrendo i titoli delle Prose. Ad esempio in Torino suburbana – La Gran Cuoca Gozzano supera i confini dell’Esposizione per descrivere Porta Palazzo, la sua piazza, il suo mercato e le sue merci: i colori, i profumi, le sensazioni, la folla (“densa varia luminosa”) vengono tratteggiati con minuzia da un Gozzano che porta sé stesso all’interno del mercato ed introduce il lettore in un quadro dove trovano anche spazio una breve pagina di letteratura macabra ed un momento di letteratura popolare.

Anche quando si dedica all’Esposizione, come ad esempio in Acquarium in cui descrive l’omonimo padiglione, il poeta non si limita ad una descrizione architettonica e cronachistica, ma utilizza il dato reale per arrivare ad una pagina di grande finzione letteraria: qui elenca e accumula tipi diversi di pesce con aggettivi positivi, negativi, cromatici, si lascia andare ad una pagina funambolica dove trova grande spazio la meraviglia, tema costante nelle Prose ed in generale in tutta l’opera di Gozzano.

Passando alla poesia Torino, essa è stata scritta, come le Prose, nel 1911 ed appartiene alla raccolta I Colloqui.

Questa poesia costituisce un caso limite in quanto viene abitualmente letta dai torinesi come un atto di amore da parte di Gozzano nei confronti della città, in realtà, benché vi siano anche elementi che testimoniano un affetto dell’autore verso il capoluogo piemontese e la Torino di Gozzano sia una Torino da cartolina, questa poesia costituisce anche un atto di accusa spietato. Gozzano sta viaggiando a bordo di una nave e, a enorme distanza da Torino, rivive personaggi, luoghi, situazioni e prova nostalgia; l’autore in realtà quando scrive questo testo non è mai stato al di là della Liguria e della Val d’Aosta, dunque la scelta di fingere di trovarsi in posti remoti è funzionale alla costruzione del testo letterario.

Torino viene presentata come arida dal punto di vista spirituale e culturale, gretta e meschina, essa però risulta affascinante e seducente quando il poeta si trova lontano, quel mondo può essere vagheggiato solo se guardato dall’esterno e la nostalgia è frutto della distanza.

 Torino, intessuta di citazioni leopardiane (da Le Ricordanze a LInfinito e la sua siepe), rappresenta uno dei vertici dell’ironia di Gozzano, oltre che un gusto per le antitesi, Torino è vecchiotta e provinciale, ma paradossalmente risulta fresca.

 

Bibliografia

Guido Gozzano, Il paese fuori del mondo. Prose per l’Esposizione di Torino del 1911, a cura di Eliana A. Pollone, Savigliano, Nino Aragno Editore, 2011.

Poesie, a cura di E. Sanguineti, Torino Einaudi.

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