Letteratura

René o Caino moderno L’alter ego letterario del visconte Chateaubriand

René! Quali immagini e sentimenti suscita in noi questo nome?

Forse nel Bel Paese non saranno numerosi gli appassionati del fratello francese di Werther e di Jacopo Ortis, eppure ciò che ci ha lasciato in eredità Chateaubriand è un vero e proprio tesoro della letteratura pre-romantica.

Il visconte bretone viene alla luce il 4 settembre 1768 a Saint-Malo, tra le mura di un castello gotico quasi fiabesco. Ad accompagnare i suoi primi vagiti ci pensa lo sciabordio delle onde dell’oceano Atlantico in burrasca e il fruscio delle foglie nel vicino bosco. Nato dieci anni prima della morte di Voltaire e Rousseau, muore nel 1848, quando Taine e Renan già scrivono; unico nel suo genere, è il solo a vivere realmente “a cavallo” tra due secoli, ad appartenere sia all’ancien régime che al nouveau e a esplorare quasi ogni angolo della Terra. Ha conosciuto la Francia antica e quella moderna e il duro passaggio che fatalmente ne è derivato, ha assistito alla Rivoluzione e all’Impero, tutti episodi che hanno provocato un continuo terremoto emotivo.

Padre del romanticismo e dell’intera letteratura ottocentesca, Chateaubriand è anche l’inventore di una nuova maniera d’esser tristi: una tristezza ora consolatrice ora mortale che costringe l’essere umano a errare  senza sosta per terre e mari, trovando rifugio solo nella religione, l’unica capace di guarire un animo malato. Bisogna riconoscere però, che nelle sue opere la tristezza, sia pure profonda, non è una sofferenza, piuttosto una sorta di piacere.

Sebbene condannato a un destino incostante, nulla ha amato più della sua gloriosa malinconia, sempre condivisa con il corteo dei suoi personaggi immortali, in particolare René.

René è un tipo, René è il nome che si cita per antonomasia quando si indica uno stato d’animo alla moda nel XIV secolo, René è il padre degli eroi infelici, René è senza dubbio eterno. Partorito dalla mente di un genio, è il protagonista di un libro di poco più di quaranta pagine colme di passione e silenzio, calma e tormento, religione e peccato.

Il racconto si apre con René, ormai trentenne,  residente in Louisiana, dove è scappato per saziare il suo impaziente e superbo desiderio di isolamento; si pone come impenetrabile poiché depositario di un segreto inconfessabile (‹quanto all’evento che mi ha fatto decidere di venire n America, devo seppellirlo in un eterno oblio›).

Il suo silenzio e la riluttanza a confidarsi resistono anche di fronte alla sincera amicizia di due anziani indiani, guide spirituali e figure paterne; sarà l’arrivo di una lettera che annuncia la morte della sorella Amélie, a determinare la presa di parola.

La rivelazione consiste nel ripercorre cronologicamente una vita carente di esperienze: sin dalla nascita, ‹venendo al mondo ho privato mia madre della vita›, René è foriero di morte, ‹accetta la sua fatalità come una disgrazia, è uno iettatore che non cessa di scusarsi per i malanni che reca con la sua presenza› dice Mario Praz.

La successione inesorabile del giorno e della notte, dell’alba e del tramonto, scandisce l’avanzare del tempo; così passano gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, allietati solo dalle lunghe camminate nel bosco con la sorella maggiore:

timido e impacciato davanti a mio padre, non trovavo gioia e appagamento che accanto a mia sorella Amélie.Una dolce conformità di temperamento e di gusti mi legava profondamente a lei. Ci piaceva salire insieme sulle colline, remare sul lago, attraversare i boschi alla caduta delle foglie: il ricordo di quelle passeggiate mi colma ancora l’anima di delizie.›

Seppur marchiato da continue mancanze (virtù, forza, amore, equilibrio, patria) il protagonista rievoca con profonda nostalgia l’armonia perduta, l’innocenza, la purezza e l’ingenuità proprie dell’età puerile.

Dopo l’improvvisa morte del padre, René, sempre fuori posto, altrove, decide di partire per sfuggire all’inspiegabile senso di disgusto di tutto, noia di tutto:

Dissi addio a mia sorella; mi strinse fra le braccia con un moto che somigliava alla gioia, come se fosse stata felice di lasciarmi. Allora, pieno di ardore, mi avventurai da solo sull’oceano tempestoso del mondo, di cui ignoravo i porti, e gli scogli

Perché l’adorata sorella dovrebbe essere felice per la partenza del fratello? Perché prova questa gioia nel sapere che sarà lontano, lontanissimo, in balia del suo destino? Tuttavia, in Amélie germoglia un grave malessere col ritorno di René:

Finiva l’inverno quando mi accorsi che Amélie perdeva il sonno e la salute. Dimagriva, aveva gli occhi infossati, l’incedere era languido, e la voce turbata. Un giorno la sorpresi in lacrime ai piedi del Crocifisso. Sospiri involontari le salivano alle labbra; apriva un libro senza poter leggere, iniziava una frase che non terminava, scoppiava a piangere all’improvviso, e si ritirava per pregare

Poco tempo dopo, grazie ad una lettera a lui indirizzata, apprende la decisione della sorella di abbracciare la vita religiosa; ancora ignaro del segreto di Amélie, il ragazzo la raggiunge al convento di B. mentre è sul punto di consacrarsi a Dio:

il prete attendeva già sull’altare; all’improvviso la grata misteriosa si apre, e Amélie viene avanti, ornata di tutte le vanità del mondo. Prende posto sotto un baldacchino. Il sacrificio inizia alla luce delle torce, tra fiori e profumi, che dovevano rendere gradevole l’olocausto› e continua  ‹Mia sorella si adagia sul marmo; mi avevano costretto a inginocchiarmi accanto a quella lugubre messa in scena. All’improvviso da sotto il velo sepolcrale esce un mormorio confuso; mi inchino, e queste parole spaventose mi colpiscono le orecchie:”Dio misericordioso, fa’ che non mi rialzi più da questo giaciglio funebre, e colma dei tuoi beni un fratello che non ha condiviso la mia criminale passione!”

Un evento tragico si abbatte su René, schiacciato dal senso di colpa. Ma le responsabilità di fronte al sospetto di una passion criminelle sono invertite: Amélie, in quanto vittima sedotta dalle stravaganze del fratello, è assolta, mentre il giovane sventurato finisce per essere additato come un moderno Caino, responsabile dei sentimenti impuri di una vergine.

Senza aver letto le Memorie d’oltre-tomba e senza aver fatto la conoscenza di Lucile, sorella dell’autore, rischieremmo facilmente di cadere nella trappola del visconte: la breve opera, infatti, potrebbe essere intesa come un racconto “cristiano”, dove la storia d’amore tra fratello e sorella ha origine nella Bibbia e nella mitologia;  al contrario, grazie alle informazioni delle Mémoires, sappiamo che il legame di René e Amélie è improntato su quello di Lucile e Chateaubriand. Il poeta si è concesso il singolare piacere di raccontare un’insolita avventura del cuore e, cosa ancor più sorprendente, ha voluto confessare, dopo la sua morte, che questa avventura era la loro.

BIBLIOGRAFIA:

-René / Chateaubriand ; a cura di Anna Maria Scaiola. Venezia : Marsilio, 2001

– Il *mio ultimo pensiero sarà per voi : una biografia sentimentale di Chateaubriand / Jean d’Ormesson ; traduzione di Giovanni Bogliolo. Milano : Rizzoli, 1984

– Genio del cristianesimo / François – René de Chateaubriand ; a cura di Mario Richter
Torino : Einaudi, 2014

– Memorie d’oltretomba / François – René de Chateaubriand ; introduzione di Cesare Garboli ; traduzione di Ivanna Rosi, Filippo Martellucci e Fabio Vasarri. – Nuova ed. / a cura di Ivanna Rosi e Fabio Vasarri
Torino : Einaudi, 2015

One Comment

  1. Hai scritto di Renè con un quieto stoicismo , la tua scrittura mi è apparsa paziente nella sua profondità. Il romantico si è avvicinato a me con le tue parole, quasi mi sono riflessa nella vaghezza delle sue passioni. Ebbene , ti ringrazio.
    Leggerò con passione i tuoi prossimi articoli.
    Ciao

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