Musica Musica classica e opera

Bosso e l’utopia musicale: Storia di un concerto di solidarietà

Chiunque abbia attraversato in questi freddi pomeriggi la famosa piazza Verdi di Bologna lo ha visto e provato: la musica era ovunque. Per chi frequenta la zona universitaria, non è una vera e propria novità: dal grande Teatro Comunale, che spadroneggia sopra la piazza sempre affollata, spesso si riesce a sentire qualche nota, che sia una prova del Rigoletto o un concerto per pianoforte.

Tuttavia, la vera e propria novità di quest’ultimo periodo è stata la possibilità di assistere in prima persona alle prove dell’orchestra e del coro proprio lì, nel foyer del teatro, separato dalla vita frenetica della zona universitaria da una semplice porta a vetri.
Sono stati moltissimi i bolognesi e non che si sono affacciati per assistere alle prove, rispondendo così indirettamente all’invito del direttore d’orchestra Ezio Bosso, promulgatore dell’iniziativa, che, definendo l’orchestra del Comunale “una comunità che si muove con la comunità”, ha voluto far partecipare la cittadinanza al dietro le quinte del suo concerto.

Il concerto in questione, di cui molti curiosi hanno probabilmente assaggiato qualche pezzo in queste prove pubbliche, si è tenuto lo scorso 22 dicembre, aveva come tema la fratellanza e appartenenza ed era a favore delle vittime del sisma del centro Italia, per cui ha raccolto la somma non indifferente di 33mila euro.
Fratellanza e solidarietà fin dal brano d’apertura: Fratres, del compositore estone Arvo Pärt, proposto in una versione per coro ed archi originale, creata apposta per l’evento.

Il concerto ha poi alternato brani più contemporanei, come le due composizioni inedite dello stesso Bosso, “Split, postcards from far away” e “Rain, in your black eyes”, con brani del passato, come la Sinfonia n. 4 “Italiana” di Mendelssohn e il Preludio in mi minore di Bach.

A cominciare proprio dal pezzo d’apertura, Fratres: sul principio, gli archi sembrano quasi tratteggiare la rotta di due farfalle che si cercano, volteggiano per aria una accanto all’altra, per poi allontanarsi e, dopo un istante di silenzio, esplodere in un turbinio di sensazioni che corrisponde al climax espressivo del brano.

Il mondo ideale che Bosso ha proposto con questo concerto è fatto proprio di questo, di grandi sensazioni e grande, grandissimo amore. Di amore grondano le note di una delle sue composizioni inedite proposta durante la serata, “Split, postcards from far away”, in cui il pianoforte sembra scrivere vera e propria lettera, con un sottofondo che sa di gocce di pioggia sul tetto, di eco di luoghi lontani.

Non c’è stato spazio solo per la malinconia, tuttavia: ascoltando la Sinfonia Italiana di Mendelssohn, eseguita nel corso della serata, è impossibile non far viaggiare la mente per il territorio assolato del centro Italia, e non vedere quinci il mar da lungi e quinci il monte.

E’ la suggestione di una musica che parla al cuore e, proprio con il cuore, cerca di intervenire dove tutto il resto ha fallito. A ricostruire l’anima, a dare speranza, a far sentire la propria presenza. Può sembrare forse dialettica o idealismo spicciolo, ma qual’è la funzione della musica, se non di alleviare, ricordare, intrattenere? E, soprattutto, sognare. Insieme.

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    By: Irene Generali

    Nome: Irene H. Generali
    Studi: Lettere Moderne all’Università di Bologna
    Interessi: Libri noiosi, Film noiosi, Opere teatrali noiose, musica classica noiosa.
    Segni particolari: Ancora vivente.
    Descrizione: ancora in preda a deliri d’onnipotenza dopo aver interpretato Titania in una produzione amatoriale de “Sogno di una notte di mezza estate”, Irene si aggira per la sua città in cerca di beni primari per la sua sopravvivenza, quali libri usati, film in bianco e nero e cibo biologico. E’ attirata dal suono della musica, provenga esso da un teatro o da una casa privata, e questa sua passione le è già costata due denunce per violazione di proprietà privata.

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