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Metamorfosi d’autore I “dog portraits” di Thierry Poncelet

Fantasiose creature ibride, frutto delle disparate combinazioni tra varie tipologie di animali ed esseri umani, hanno da sempre popolato gli scenari mitologici e sacri. Nel Medioevo stando ad alcune credenze popolari si pensava che creature di tal fatta potessero esistere realmente e potessero aver trovato dimora nelle estreme regioni orientali del mondo.

In epoca contemporanea un artista ha rivisitato in chiave ironica la formula dell’ibrido e ne ha fatto la sua firma. Thierry Poncelet (1946) è un artista belga, riconosciuto a livello internazionale per le sue eccezionali qualità da restauratore ed intenditore d’arte. La passione per l’arte e il disegno gli viene trasmessa dalla nonna, che lo incoraggia ad avvicinarsi alle belle arti. Il restauratore Max Massot gli trasmette i segreti e le tecniche per preservare e sottrarre all’usura del tempo le bellezze artistiche.

La formula del successo di Poncelet è racchiusa nella chiave ironica che contraddistingue le sue opere: animato dalla volontà di ridare lustro a vecchi e dimenticati ritratti di aristocratici del XVIII – XIX secolo, ritrovati nei mercatini delle pulci o in soffitte polverose, Poncelet sostituisce l’eleganza annoiata di un viso umano con l’umorismo leggero di una testa canina. La volontà di svecchiare i pomposi ritratti aristocratici e assegnare un ruolo da protagonista al fedele amico dell’uomo dà vita alla serie degli “aristocani”.

Pittori e illustratori francesi sono stati fonte di ispirazione per Poncelet; uno fra tutti il caricaturista e illustratore francese Jean-Ignace-Isidore Gérard, noto con lo pseudonimo di Grandville, che nel 1829 raggiunse la fama grazie a Les Métamorphoses du jour, una serie di settantacinque scene in cui i personaggi venivano ritratti con corpi da uomini e con volti animali. Questi disegni si distinguono particolarmente per la straordinaria capacità dell’artista di riprodurre tratti umani in volti animali.

L’amore per i cani e la sensibilità verso l’arte classica sono stati gli ingredienti delle provocatorie ma al tempo stesso gradevoli riletture operate da Poncelet. L’unione tra un corpo umano finemente rivestito da preziosi abiti ed una testa canina colpisce lo spettatore, rendendo quasi ovvia la combinazione tra le due nature. Nei ritratti rivisitati di Poncelet è cioè avvenuta una fusione perfetta e armonica, che trasmette la sensazione di una stravagante naturalezza alla vista di un cane ben vestito e curato, che fantasiosamente è rimasto immobile in posa per farsi immortalare in tutta la sua eleganza.

Il cane diventa la nuova icona aristocratica e il soggetto per operare le “deviazioni”. L’ampio registro di espressioni canine che provocano un certo impatto visivo ed emotivo, garantiscono un carattere “psicologico” ai dipinti, che nascondono un significato profondo e che non si limita alla sola azione caricaturale. Nei suoi ritratti “incrociati” non sono gli esseri umani ad essere travestiti da cani, bensì sono i cani che assumono un carattere umano, sottolineando tratti psicologici propri dell’uomo.

La qualità unica dei suoi dipinti ha reso popolare Poncelet anche nei circoli aristocratici; le teste coronate decidono di rinnovare i ritratti dei loro antenati dando loro una nuova e irriverente identità.

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