Storia

Bestiari medievali, tra fantasia e realtà Storia e simbologia di un genere

Il cervo vive mille anni. La donnola concepisce i piccoli attraverso la bocca e li partorisce dall’ orecchio. Il toro perde le forze se viene legato a un fico. Lo struzzo è una specie di cammello in grado di ingoiare qualsiasi cosa, anche oggetti di metallo. La lince è un gigantesco verme bianco il cui sguardo trapassa i muri. La iena cambia sesso a suo piacimento. La rondine mangia, beve e dorme…volando.

Queste sono solo alcune delle curiose affermazioni contenute in un particolare genere di libri che hanno origine e si sviluppano durante il Medioevo: i bestiaria.

Illustrazione a cura di Francesca Cappelletto

Da quello che si può capire già da queste prime righe, i bestiari non erano affatto dei manuali naturalistici né trattati di zoologia, possiamo bensì classificarli come opere a carattere didattico e allegorico-morale in cui sono descritte le proprietà di animali – sia reali che fantastici – attraverso le quali ricavare insegnamenti etici e religiosi. Tali proprietà (reali o immaginarie) si riferiscono sia all’ aspetto fisico dell’animale, sia al suo comportamento e alle sue abitudini.

Il genere riscosse un notevole successo nel XII e nel XIII secolo, soprattutto in Francia e in Inghilterra; principalmente trovano il loro contesto all’ interno di monasteri ed abbazie.

La scuola del mondo antico era fondata sull’ apprendimento mnemonico e la tecnica usata si basava sull’ uso delle figure. I miti erano appunto narrazioni (e figure) che servivano per memorizzare, come quindi animali, piante e l’intero mondo naturale. Attribuendo agli animali un carattere morale connesso con le loro apparenti abitudini o, alle piante, con le loro proprietà, si poteva facilmente classificare il mondo naturale e sceneggiare esempi morali da imitare o da evitare. Gli animali divennero dunque, ben prima delle storie a fumetti di Walt Disney, un modo per rappresentare vizi e virtù degli uomini, proprio attraverso bestiari ed enciclopedie.

“A differenza di quanto generalmente si creda, gli uomini del Medioevo sapevano osservare assai bene la fauna e la flora, ma non pensavano affatto che ciò avesse un rapporto con il sapere, né che potesse condurre alla verità. Quest’ultima non rientra nel campo della fisica, ma della metafisica: il reale è una cosa, il vero un’altra, diversa. Allo stesso modo, artisti e illustratori sarebbero stati perfettamente in grado di raffigurare gli animali in maniera realistica, eppure iniziarono a farlo solo al termine del Medioevo. Dal loro punto di vista, infatti, le rappresentazioni convenzionali – quelle che si vedono nei bestiari miniati – erano più importanti e veritiere di quelle naturalistiche. Per la cultura medievale, preciso non significa vero.”

(da un brano di Michel Pastoureau)

Per comprendere la simbologia dei bestiari è importante partire dal rapporto tra l’uomo medievale e la natura. La realtà fisica della natura non era considerata dal punto di vista estetico o scientifico, ma veniva vista e pensata in funzione della sua dimensione spirituale. Già San Paolo, nelle sue epistole, aveva affermato che il mondo terreno è lo specchio della volontà divina, Ugo di San Vittore nel De tribus diebus (1123) afferma esplicitamente che “questo mondo sensibile è quasi un libro scritto dal dito di Dio”. La natura, dunque, è una sorta di testo cifrato, in cui ogni elemento è signum, simbolo che allude a qualcos’altro, a verità spirituali e religiose.

Gli animali, nello specifico, sono onnipresenti nelle Sacre Scritture, soprattutto nell’Antico Testamento; tutti i testi biblici ne parlano, anche sotto forma di metafore o di paragoni. Però nel mondo occidentale nessun’altra epoca li ha così tanto intensamente raccontati e rappresentati quanto il Medioevo. Gli animali affollano perfino le chiese e i monasteri, occupando buona parte degli apparati decorativi e delle scene figurate di queste  strutture. Nei bestiari essi vengono classificati in 4 categorie, quadrupedi, uccelli, pesci e vermi, i cui limiti però non sono così rigidi (per esempio, tra i pesci vengono considerati tutti gli animali che vivono in acqua e vermi sono tutti gli animali di piccole dimensioni non classificabili negli altri gruppi, comprendendo anche per esempio i roditori).

Basandosi dunque sulle credenze riguardanti un certo animale, o più semplicemente partendo dal suo nome o dal suo aspetto, si procede per paragoni, metafore o similitudini per poi dedurne considerazioni morali o religiose. Ciò rispecchia perfettamente il pensiero medievale, che si costruisce quasi sempre intorno a una relazione di tipo analogico,  fondata sulla somiglianza tra due parole, due nozioni, due oggetti, o sulla corrispondenza tra una cosa e l’idea di essa. Il pensiero analogico medievale si sforza di stabilire un legame tra qualcosa di evidente e qualcosa di nascosto,  corrispondente in un piano superiore; in particolare, tra ciò che è presente nel mondo reale di quaggiù e quanto invece si colloca tra le verità eterne dell’aldilà. Tutto così può assumere un valore simbolico e evocare qualcosa di diverso da quanto si può vedere. L’esegesi consiste nel riconoscere proprio questa relazione tra la dimensione materiale e quella immateriale, per scoprire la verità occulta delle cose.

Capostipite dei bestiari è il Physiologus (“Il Naturalista”) scritto forse nel II o nel III secolo d.C. in lingua greca da un anonimo autore di cultura giudeo-cristiana (molto probabilmente ad Alessandria d’Egitto) e tradotto in latino nel IV secolo. Il termine “fisiologo” non va inteso come “esperto di scienze naturali”, ma come colui che interpreta la natura alla luce della morale, iniziando il lettore ai misteri divini. Esso descrive le proprietà ed enuncia la simbologia di circa quaranta specie animali e di alcune pietre particolarmente interessanti.

Per quanto riguarda alcuni esempi di simbologie, il mondo animale rappresenta soprattutto l’universo del male. Lo struzzo che depone le uova nella sabbia e dimentica di covarle è come il peccatore che dimentica i suoi doveri verso Dio, il caprone è il simbolo della lussuria, lo scorpione che punge con la sua coda è l’incarnazione della falsità e del popolo ebraico. Il simbolismo del cane ha due sensi: la tradizione antica ne fa una rappresentazione dell’impurità, mentre nella società feudale si riabilita come animale nobile, compagno del signore nella caccia, simbolo della fedeltà, la più importante fra le virtù feudali. Ma gli animali favolosi sono tutti satanici, vere immagini del Diavolo: aspide, basilisco, drago, grifo, sirena. Il leone e il liocorno sono ambigui. Simboli della forza e della purezza, possono anche essere quelli della violenza e dell’ipocrisia.

Tra i bestiari conservati, è importante citare: Bestiario di Aberdeen (MS 24), preparato in Inghilterra nel XIII secolo, conservato nella Biblioteca dell’Università di Aberdeen e MS 24 Ashmole 1511, della Bodleian Library di Oxford (strettamente imparentato al precedente).

 

Chiaro è infine il collegamento di questi  testi con il certamente più famoso “Gli animali fantastici: dove trovarli”, uno pseudobiblium della scrittrice inglese J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, che trae l’ispirazione e addirittura modello proprio dai bestiari medievali. Il libro della Rowling è per l’appunto un testo didattico, un vero e proprio bestiario di Hogwarts: contiene la storia della Magizoologia e descrive settantacinque specie magiche che si trovano in tutto il mondo. Le informazioni che si trovano nel libro, sono state raccolte dallo stesso Newt Scamander (l’autore immaginario) attraverso l’osservazione diretta durante svariati anni di viaggio per tutto il globo.

Il testo ha ricevuto un grande successo soprattutto quest’anno, in seguito all’adattamento cinematografico della Warner Bros., con la direzione di David Yates e che vede Eddie Redmayne nei panni del protagonista, il già citato Scamadro.

Molto interessante è notare come numerosi animali presenti nei bestiari originali medievali, si possono ritrovare anche nel suddetto “bestiario magico”: il basilisco, il centauro, la chimera, il drago, la fenice, il grifone e tantissimi altri. E’ una testimonianza della significativa continuità di cui godono la tradizione e l’immaginario medievale nella cultura europea, tanto da influenzare e diventare scenografia di una delle saghe di magia più amate di sempre, che gode tuttora di un impatto fortissimo sulla cultura popolare di tutto il mondo.

 

Bibliografia

  • Jacques Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, Einaudi, Torino, 1981

 

  • L’immaginario medioevale, Laterza, 2011

 

  • Michel Pastoureau, Bestiari del Medioevo, Einaudi, 2012

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