Letteratura Prosa

J. Eugenides: Middlesex Diffrazione e unità

Middlesex di Jeffrey Eugenides sviluppa una storia complessa. La/il protagonista – Calliope, Callie, poi solo Cal – racconta la sua vita di intersessuale procedendo a ritroso nel tempo antico dei nonni, greci in Asia Minore emigrati per sfuggire alle ritorsioni turche del 1922.

 

I temi del romanzo sono numerosi: la condizione del migrante negli Stati Uniti, l’integrazione, la crisi economica, l‘american dream, le contestazioni del 1967 a Detroit, il conflitto generazionale, il confronto tra tradizione e globalizzazione, il ruolo della donna, il rapporto tra sesso, genere e identità dal punto di vista personale e sociale.

 

L’impianto narrativo si fonda sulla stratificazione e sulla crisi della struttura tradizionale, ma la sua  molteplicità è mitigata da una solida trama e dalle capacità affabulatorie del narratore. Ogni tematica infatti è interrelata dal filtro del protagonista, che narra con una prospettiva molteplice – onnisciente, ma anche interna – quali eventi della famiglia Stephanides abbiano portato alla sua condizione. L’idea di destino è spesso presente, ma la τύχη classica viene attualizzata nella genetica: il protagonista, nato con un corredo cromosomico XY, manifesta caratteristiche sessuali femminili, e l’alterazione che causa tale condizione è l’esito di scelte fatte dalle generazioni precedenti.

 

Mr. Eugenides

Il romanzo sovrappone tempi, luoghi, culture e lingue (il greco, l’inglese americano, i lessici di mitologia ed epica, della saggistica biologica e medica, della bachicoltura).

Le reti di analogie si fondono progressivamente (a questo proposito l’autore, parlando delle consonanze tra eventi ambientati a Smirne e a Detroit, in un’intervista su «The Paris Review» dice: “The book is full of echoes, of repetitions, as any novel about genetics is likely to be”). Le isotopie abbondano e trasformano i personaggi in maschere che uniscono passato e presente, letteratura e vita: le vicende di Desdemona ed Eleutherios ripredicano quelle di Zeus ed Era, e Calliope-Callie-Cal interpreta in una recita scolastica Tiresia, il mitologico indovino cieco ed ermafrodita. Questo moto ondivago ha l’apice in una citazione di The waste land in cui, peraltro, si gioca scopertamente  sul fronte dell’identità autoriale:

Mr. Eugenides, il Mercante di Smirne,

Malraso, con una tasca piena di passolina…

L’affastellamento modernista è inoltre complicato da tensioni nel rapporto tra narratore,  protagonista, autore. Nell’opera infatti alcune corrispondenze alludono ad una possibile, ma errata, identificazione tra voce narrante e autore (entrambi nati nel 1960 a Detroit da famiglie di origini greche, e con fisionomie peculiari).

La narrazione è poi oggettivata dai ricordi di avvenimenti implausibilmente presenti alla memoria del protagonista non ancora nato, e da personaggi chiamati spesso per nome e non secondo il grado di parentela. Altri sono invece definiti con epiteti metaforici (l’“Oscuro oggetto”, o “Chapter eleven”, come la legge statunitense sul dissesto economico d’impresa). Anche l’orizzonte d’attesa è fortemente ridimensionato con le allocuzioni al singolo e incategorizzabile lettore.

In Middlesex il discorso si moltiplica quindi in un caleidoscopio di echi, nel quale le istanze narrative perdono la loro autorevolezza finzionale e tutto si sovrappone. Nello sviluppo del racconto ogni elemento agisce come controcanto, e quindi commento, per il presente. Si può allora pensare che le alterazioni dell’impianto tradizionale del romanzo, basate su una ben precisa idea di letteratura, manifestino anche posizioni culturali, come nella migliore cultura umanistica.

Il racconto diventa allora in tutti i suoi aspetti una splendida occasione di incontro e di riflessione tra mondi solo apparentemente lontani.

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