Letteratura Prosa

Natsuo Kirino e la critica al Giappone contemporaneo: Quando le restrizioni sociali distruggono le relazioni umane

 

Il Giappone, nazione che vanta un’antichissima e radicata tradizione, da sempre riesce ad affascinare tramite le sue originali elaborazioni culturali le menti di numerosi pittori, scrittori e artisti in generale. I manga, ovvero i fumetti giapponesi, sono riusciti negli ultimi anni a conquistare, a un livello più popolare, la fantasia di numerosi giovani lettori in ogni parte del mondo, inserendo un elemento molto importante della vastissima cultura giapponese nella vita quotidiana di ogni abitante del pianeta. Nonostante una cultura d’avanguardia fortemente incentrata sulla rappresentazione grafica del fumetto, il Giappone non smette di produrre opere letterarie di grande importanza per l’attualità e di presentarci autori che sanno descrivere con occhio critico la vera realtà della nazione che oggi viene considerata la più proiettata nel futuro.

Le donne, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nella letteratura giapponese degli ultimi vent’anni. Dopo aver finalmente ottenuto una posizione dignitosa nel panorama letterario grazie alle lotte per la conquista di numerosi diritti civili, le scrittrici giapponesi hanno utilizzato ogni mezzo per smascherare e denunciare la patriarcale società giapponese a partire dagli anni ‘90. Natsuo Kirino, pseudonimo della scrittrice giapponese Mariko Hashioka, rientra perfettamente in questa prospettiva letteraria. Cominciò ad essere conosciuta a livello internazionale grazie al suo romanzo “Le quattro Casalinghe di Tokyo”, pubblicato nel 1997. Il romanzo appartiene ad un genere particolarmente influenzato dal genere americano hard boiled, che rientra nel poliziesco ma si caratterizza per una rappresentazione realistica del crimine, della violenza e del sesso.

Tuttavia, un’importante differenza distingue l’opera della Kirino dalle altre appartenenti al genere hard boiled, comunemente noto anche il nome di genere pulp: le sue protagoniste sono sempre delle donne, che cercano di sopravvivere attraverso i moltissimi ostacoli che la società pone davanti alla realizzazione del loro destino. Nell’opera non è solo una la donna protagonista, ma ben quattro: ognuna di loro rappresenta un aspetto della moderna società giapponese corrotta dal denaro e dal materialismo e ben lontana dalle tradizionali immagini di prati sereni brulicanti di ciliegi in fiore.

Masako, Yayoi, Kuniko e Yoshie sono quattro donne estremamente diverse tra di loro, ma unite nel loro destino da un tragico incidente: Yayoi, la più dolce e ingenua appartenente al quartetto delle protagoniste, si è macchiata dell’omicidio del marito Kenji che la tradiva e sperperava i risparmi, guadagnati durante i faticosi turni di notte in una fabbrica di colazioni pronte, giocando a baccarat. Certamente una colpa gravissima, che tuttavia non suscita alcuna sensazione di rimorso nell’animo della donna. Emerge così un chiara prospettiva in cui inquadrare i rapporti familiari e in generale i rapporti con le altre persone: ciò che domina è l’inautenticità, che distrugge e spersonalizza ogni relazione umana.

La bellezza e la giovinezza sembrano essere gli unici elementi che possono permettere alle donne di sopravvivere nel mondo del lavoro. Tuttavia, le quattro protagoniste del romanzo cercano di sollevarsi al di sopra delle limitative possibilità offerte dal paese in cui vivono, cercando di trovare uno spazio nel mondo adatto a loro. Nonostante la società si approfitti di donne impotenti, la Kirino si sforza di creare dei personaggi che sappiano dimostrare la vera forza del “sesso debole”.

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