Storia

L’arte gladiatoria Lo spettacolo per eccellenza

Tutti abbiamo visto almeno una volta nella nostra vita Il gladiatore di Ridley Scott, un film che ha sicuramente emozionato con la storia del generale Massimo Decimo Meridio divenuto un gladiatore di grande abilità tanto da esibirsi al Colosseo di Roma.

Nonostante il regista abbia creato un ottimo film, dal punto di vista della veridicità del mondo gladiatorio e degli spettacoli non è molto affidabile. Molte scelte, probabilmente, sono frutto dell’adattamento cinematografico e della scenografia: è possibile, in ogni caso, cercare di ricostruire cosa ci fosse realmente dietro a questa pratica che molti oggi definiscono, banalmente, violenta e sanguinaria.

 

Parte del Mosaico del Gladiatore, Galleria Borghese, Roma.

 

I combattimenti tra gladiatori sono, in tutta la storia dell’umanità, un esempio non riscontrabile in altre civiltà. Il perché è da ricercare nella cultura romana: ogni cittadino romano, di qualsiasi estrazione sociale, riteneva che il coraggio e l’impassibilità di fronte alla morte dovessero essere caratteristiche imprescindibili in un romano. Sia Cicerone che Seneca, parlano dei gladiatori come modelli morali, coloro che affrontano un combattimento con freddezza e mente lucida e che di accettano senza remore la negazione della grazia (e quindi la condanna a morte). I gladiatori erano, quindi, la dimostrazione di come un romano dovesse lottare.

I combattimenti diventarono sempre più apprezzati: i politici, che li organizzavano, ottenevano maggiore popolarità ottenendo più voti alle elezioni, sobbarcandosi però tutti i costi che ne conseguivano fino ad avere enormi debiti, come successe a Cesare. Per questo motivo, Augusto decise che nessun senatore avrebbe più potuto candidarsi se in quell’anno avesse organizzato un munus (termine latino per indicare i combattimenti), introducendo nuove regole per limitarne la concorrenza con quelli imperiali.

I gladiatori provenivano da quattro gruppi: prigionieri di guerra, schiavi, condannati e volontari. Il lanista, proprietario della palestra di allenamento, acquistava i gladiatori alle aste oppure stipulava dei contratti con gladiatori volontari (questi di solito erano poco abbienti e combattevano per tentare di guadagnare denaro). I condannati, se riuscivano a sopravvivere, potevano essere reintegrati in società.

Combattimento tra gladiatori, mosaico, Germania, II-III sec.

 

Nei film odierni, si vede come, al momento dei combattimenti, ci sia un calderone di persone che combattono tra di loro senza un preciso ordine: in realtà i gladiatori combattevano sempre uno contro uno e a turni (solo a Roma c’erano più duelli in corso). Inoltre i gladiatori combattevano solo contro gladiatori della stessa classe di armatura, pesante o leggera, e stessa esperienza: per un esperto combattere contro un principiante era considerato poco onorevole.

Non mancavano le scommesse sugli esiti dei combattimenti: il pubblico che vi assisteva era, in gran parte, esperto in tecniche di combattimento in quanto spesso erano militari in congedo o comunque legionari, quindi sapevano su chi scommettere per poter vincere. All’inizio del munus veniva distribuito un opuscolo con i dati dei lottatori, in seguito i gladiatori venivano presentati agli spettatori con la categoria, le origini e l’esperienza raggiunta. Degli esiti possibili, quello della parità era il più raro: i lottatori erano entrambi onorati se dimostravano entrambi grandi capacità e valore a giudizio del pubblico e dell’arbitro.

A Efeso, un’equipe austriaca, ha rinvenuto numerosi corpi di gladiatori: essi ci mostrano come venissero sicuramente ben nutriti e curati in caso di malattie, inoltre l’ossatura rivela una muscolatura robusta, frutto di un allenamento costante. È molto probabile che l’addestramento alle armi fosse molto simile a quella dei legionari: infatti i migliori legionari venivano ingaggiati per istruire le nuove reclute.

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    By: Vanessa Curto

    Studi: Storia all’Università degli Studi di Torino
    Interessi: archeologia e storia antica, libri, videogame, cinema
    Segni particolari: Ansia è il mio secondo nome
    Descrizione: non ho più spazio nella mia libreria per ulteriori acquisti, nonostante ciò il mio “lato oscuro” prevale. La mia compulsività mi porta a comprare più libri di quanti riesca a leggerne. Mi diletto anche in cucina, con particolare predilezione per i dolci…per fortuna finora non ho ucciso nessuno.

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    L’ideologia di Costantino
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    Venezia, la Serenissima

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