Storia

Le follie degli imperatori I nefanda nell’antica Roma

Che cosa succede quando il potere incontra la follia?

Il 27 gennaio, la Giornata della Memoria,  sicuramente ci ricorda una delle pagine più nere della nostra Storia. Ci ricorda quindi, anche uno dei personaggi che rispecchiano al meglio questi due elementi: potere e follia.

Volendo rimanere nel presente, un nuovo incredibile personaggio si è affacciato sul palcoscenico della storia e della politica mondiale, e considerando i suoi inizi, tra cui il finanziamento per la costruzione del muro “anti-immigrati” al confine col Messico (il che fa tanto Berlino 1961), l’abolizione dell’Obamacare, il taglio dei fondi per le associazioni pro-aborto, e tante altre fantastiche iniziative… Di sicuro non mancherà di riservarci grandi sorprese.

Purtroppo la lista di persone che non vogliono imparare dalla storia è paurosamente lunga, ma non ho intenzione di parlare di politica, questo non è affatto un articolo di politica.

E’ chiaro che la follia, come tutte le cose, è anch’essa relativa e ciò che oggi ci appare folle, potrebbe non esserlo stato tre secoli fa, oppure viceversa.

Sulla base delle riflessioni appena fatte, ho pensato invece a quale fosse il risultato di quando il potere andava a braccetto con la follia nell’antica Roma; questa combo ha dato luogo ad un incredibile numero di storie e stranezze che sono giunte fino a noi e che, pur ammettendone la veridicità, ci lasceranno sempre alquanto perplessi. Quindi, un po’ per sdrammatizzare (visto che nei canali Rai trasmetteranno una maratona di film sulla Shoah che vi consiglio, ma che io non guarderò), un po’ per il piacere di raccontare degli aneddoti che da sempre mi è caro, ho pensato a tutte quelle follie e scelleratezze , alcune delle quali ormai proverbiali, che accompagnano le figure di alcuni dei più famosi imperatori romani.

Il titolo non è casuale, infatti se avete visto almeno una volta nella vostra vita il film d’animazione Disney che vuole richiamare, ricorderete le eccentricità del giovane imperatore inca Kuzco. In quel caso si tratta certamente di un film d’invenzione adatto ad un pubblico di bambini/ragazzi, eppure talvolta i capricci e le follie di Kuzco, messe in un contesto più realistico, non si allontanano di molto da quelle dei reali sovrani della Roma Imperiale.

Per cominciare, menzione speciale merita l’imperatore Marco Aurelio Antonino (Roma, 203[2] – Roma, 11 marzo 222), nato come Sesto Vario Avito ma meglio noto come Eliogabalo o Elagabalo (Heliogabalus o Elagabalus), appartenente alla dinastia dei Severi che regnò dal 218 al 222, anno della sua morte. Siriano di origine, Eliogabalo era per diritto ereditario l’alto sacerdote del dio sole (El-Gabal) di Emesa, sua città d’origine. Il nome “Eliogabalo” deriva infatti da due parole siriache, El (“dio”) e gabal (concetto associabile a “montagna”), e significa “il dio [che si manifesta in una] montagna”.

Divenne imperatore a soli 14 anni e già a 18 venne ucciso in seguito a una congiura, era apertamente bisex, si dice anche che si prostituisse in alcuni lupanari e che a volte si travestisse da donna per adescare passanti.

Proprio a causa della sua presunta divinità Eliogabalo non si pose freni, gli sono attribuite una serie di azioni ”stravaganti”, per non dire folli e soprattutto sadiche: si racconta ad esempio che ad uno dei suoi sontuosi banchetti, fece cadere sui commensali un’incredibile quantità di petali di rose profumati, tanto da provocarne la morte per soffocamento; evento reso celebre anche da un dipinto ottocentesco di Lawrence Alma-Tadema (immagine in evidenza).

Ma non finisce qui, sempre durante i banchetti faceva portare in tavola cibi fatti di cera, pietra, avorio o creta, costringendo i suoi ospiti a comportarsi normalmente, come se fossero veri, pena la morte. Dopo soli quattro anni di regno, nessuno riusciva più a tollerare le sue scelleratezze; questi eventi, le inosservanze religiose e i suoi eccessi sessuali (si dice che ebbe cinque mogli e due mariti), causarono una crescente opposizione del popolo e del Senato, che sfociò in un assassinio per mano di una guardia pretoriana.

Un altro imperatore da nominare è Tiberio Giulio Cesare (42 a.C.-37 d.C.), considerato imperatore mediocre e uomo pessimo, parere confermato da parecchie fonti; probabilmente però la cattiva reputazione di cui godeva portò alcuni scrittori a raccontare delle storie sul suo conto che vengono considerate, se non inventate, sicuramente ingigantite. Per esempio si racconta che durante la sua permanenza sull’isola di Capri, dove si trasferì nel 26 d.C., si sarebbe macchiato di terribili violenze e perversioni: ancora oggi a Capri si può visitare oltre ai ruderi delle sontuose dimore dell’imperatore, un precipizio detto “Salto di Tiberio”, dal quale, ci racconta Svetonio, dopo lunghe torture egli faceva precipitare i condannati in mare, dove un gruppo di marinai li aspettavano con remi e arpioni per dilaniarne i corpi. Per quanto riguarda invece la depravazione, sempre Svetonio scrive che “avesse addestrato dei fanciulli in tenerissima età, che chiamava i suoi “pesciolini”, a scherzare tra le sue gambe mentre nuotava e a risvegliare i suoi sensi con baci e morsi”.

D’altronde, le orge nelle ville capresi di Tiberio erano all’ordine del giorno e sarebbero avvenute davanti a delle collezioni di dipinti erotici greci da prendere a modello.

Pur ammettendo le esagerazioni degli autori di queste storie, è vero che Tiberio riuscì a suscitare un odio profondo sia tra i suoi collaboratori che nel popolo.

Passiamo ora invece all’imperatore considerato forse il più “folle” della storia di Roma: Nerone (Anzio, 15 dicembre 37 – Roma, 9 giugno 68), ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia, governò per circa quattordici anni, fino al suo suicidio all’età di 30 anni. Nerone fu un principe molto controverso; ebbe alcuni innegabili meriti, soprattutto nella prima parte del suo impero, quando governava con la madre Agrippina e con l’aiuto di Seneca, filosofo stoico, e di Afranio Burro, prefetto del pretorio, ma fu anche responsabile di delitti e atteggiamenti dispotici. E’ di certo l’imperatore più famoso per le sue nefandezze: stuprò una vergine sacerdotessa vestale, picchiò persone indifese, confiscò beni a suo piacimento, condannò a morte senza motivo vari esponenti della nobiltà romana e molti cristiani, caddero per sua volontà la stessa madre, la prima moglie e Seneca, costretto a suicidarsi. Ma tra tutte le sue azioni, quella che sicuramente rimane più viva nell’immaginario collettivo è l’incendio di Roma del 64 d. C. La tradizione racconta che per costruire la sua immensa dimora, la Domus Aurea, Nerone appiccò il fuoco e nel giro di poche ore distrusse case ed edifici per farle posto; mentre moltissime persone perdevano la vita e Roma veniva completamente devastata dalle fiamme, si dice che Nerone salì sul punto più alto del Palatino per ammirare lo spettacolo, suonando canti di giubilo con la sua cetra. Inoltre, più di trecento cristiani vennero condannati a morte con l’accusa di aver causato l’incendio: e questo fu solo l’inizio delle persecuzioni che il tiranno organizzò contro i seguaci di Cristo. Proprio sotto di lui furono condannati e morirono gli apostoli Pietro e Paolo. Anche se il suo comportamento ebbe certamente eccessi violenti e stravaganze, si può dire che non tutto ciò che gli venne imputato dagli storici contemporanei sia vero (come per esempio l’incendio di Roma); questo a causa della sua politica favorevole al popolo e del suo odio verso il Senato, con i quali si guadagnò il disprezzo della classe aristocratica, tra i quali i suoi principali biografi Svetonio e Tacito.

Si racconta anche che l’imperatore Caligola, considerato un despota stravagante e depravato, avesse nominato come senatore il proprio cavallo Incitatus nel Senato di Roma:  tale gesto fu visto come una pazzia ma il suo decreto di nomina esprimeva una non certo sottile critica verso la classe senatoria. O ancora alcune tradizioni ci raccontano di una certa  vectigal urinae, tassa sull’urina, imposta dall’imperatore Vespasiano a tutti conciatori di lana e tessuti, che furono costretti a pagare per acquistare la pipì necessaria al loro lavoro, (all’epoca infatti, l’ammoniaca contenuta nell’urina era sfruttata, tra l’altro, come detergente e sbiancante dei tessuti e veniva pertanto raccolta in abbondanza nelle latrine pubbliche).

Tantissimi altri sono gli aneddoti riguardanti gli imperatori romani che suscitarono indignazioni e scandalo, così tanti che servirebbero altri 10 articoli per raccontarli tutti. E’ però bene sottolineare che si tratta molto spesso di invenzioni degli autori, spesso appartenenti alla classe aristocratica che si trovava non di rado in contrasto col potere; allora essi ricorrevano all’attribuzione delle più disparate nefandezze e crudeltà agli imperatori in carica, alcune di esse poi divenute luoghi comuni che ancora oggi influenzano l’idea che noi abbiamo di molti sovrani di Roma.

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