Letteratura Prosa

Lewis Carroll oltre lo specchio delle apparenze Alice e la sua importanza nella reazione anti-vittoriana

Gli scrittori della seconda metà dell’età vittoriana, rispetto a quelli della prima metà, si caratterizzarono per un maggior impegno sociale e per la predilezione nei confronti di una vera e propria reazione anti-vittoriana. In questo contesto, si insersce la figura complessa ed enigmatica di Lewis Carroll, autore di una delle storie più lette e conosciute di tutto il mondo: “Alice nel paese delle meraviglie”. Questa “storiella” per bambini apparentemente poco importante ha dato un impulso fondamentale alla letteratura del periodo, grazie ad importanti prese di posizione nei confronti dell’irrigidita e poco tollerante mentalità vittoriana e alla creazione del sottogenere nonsense, i cui caratteristici salti nell’assurdo influenzarono scrittori molto importanti del ‘900, come Joyce.

Personaggio discusso e contraddittorio, Lewis Carroll, pseudonimo Charles Lutwidge Dodgson, debuttò nell’ambito accademico, come professore di matematica ad Oxford. Tuttavia, il suo genio ribelle si indirizzò ben preso verso nuovi stimoli, in campi come la nascente fotografia e soprattutto  la letteratura. Il suo interesse per la matematica è ben attestato anche all’interno delle sue opere, spesso piene di enigmi e giochi numerici. Legato al rivoluzionario gruppo dei preraffaeliti, Carroll è conosciuto anche per l’accusa di pedofilia che gravò su di lui anche dopo la sua morte, comunque mai effettivamente dimostrata. Tuttavia, è certo che lo scrittore trovasse sollievo e pace solo a contatto con l’ideale realtà dei bambini.

La reclusione in un fantasioso modo infantile trovò la sua massima espressione nel primo capolavoro che determinò il debutto di Carroll sulla scena letteraria: “Alice nel paese delle meraviglie”.  Durante un viaggio in barca in un pomeriggio soleggiato, raccontò una storia alle tre figlie del nuovo rettore di Oxford, che solo successivamente egli mise per iscritto e regalò ad una delle tre bambine, Alice Liddell, il cui nome ha sicuramente ispirato quello della protagonista.

Quella che sembrava essere una giornata noiosamente ordinaria, si trasforma per Alice in un viaggio oltre i confini della realtà stessa. In seguito all’incontro con personaggi inconcepibilmente assurdi, che mettono in discussione la sua stessa identità ed esistenza, Alice si ritrova spaesata, crede di essere stata trasformata in un’altra persona e immediatamente viene catapultata al di fuori del sicuro mondo dell’infanzia, in universo in cui la logica sembra essere stata sconfitta. Il conflitto tra l’età infantile e l’età adulta emerge con forza, trascinando la povera Alice in un gioco che non comprende. Il grande merito di Carroll sta sicuramente nell’essere riuscito a creare un mondo i cui abitanti mistici e fatati si contrappongono nettamente alle solite rappresentazioni di individui beneducati del mondo vittoriano, la cui letteratura viene schernita attraverso l’utilizzo della satira sociale e di giochi linguistico-matematici, caratteristici del genere nonsense.  

Tra mille domande, dubbi e pericoli, alla fine del libro, questa bizzarra avventura si rivela per ciò che è veramente: solamente un sogno. Non è visibile nessuna pretesa di insegnamento morale, come in gran parte della tradizionale letteratura per l’infanzia: ad Alice, alla fine, non rimane nulla di concreto, se non il ricordo della sua caccia al Bianconiglio. In un mondo assurdo e incomprensibile, dominato da figure strampalate ma sagge come il brucaliffo e lo stregatto, Alice si pone come un’eroina, che distrugge i limitati confini della propria storia per porsi direttamente in conflitto con la conformistica e repressiva società vittoriana.

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