Letteratura Prosa

L’amore partenopeo di Lamartine: Graziella Storia di un’autentica effrazione di cuore

Dopo aver rispolverato tra gli scaffali della biblioteca il libro “René” di Chateaubriand, gioiello pre-romantico, risulta quasi doveroso ricordare una delle personalità di spicco della Francia ottocentesca, nonché prosecutore della medesima corrente: Alphonse de Lamartine. Sembra essere proprio lui il prescelto, il sognatore destinato a raccogliere l’onorevole e oneroso testimone del padre letterario.

Amato da molti e detestato da altrettanti, sarà su tutti Flaubert a muovere le critiche più feroci sulla sua produzione, additandolo come un ipocrita che abbozza penosamente storie d’amore prive di contenuto concreto e reale, sempre avvolte in un alone di purezza che contrasta con l’immoralità dei sentimenti umani.

Forse, proprio leggendo il romanzo Graziella avrà concepito questo pensiero, confermato successivamente nelle lettere inviate ad amici e colleghi; eppure Lamartine pare confidarsi senza riserve in questa opera.

Scritta nel 1852 e contenuta ne Les confidences, rievoca teneramente il suo primo amore, Graziella, quindicenne procidana proveniente da una famiglia povera, che lo accoglie nella sua umile casa durante il viaggio in Italia del 1811.

Lamartine è all’ epoca un giovanotto di diciotto anni, che per scampare ‹all’ ozio pericoloso della provincia francese› decide di frugare dentro se stesso viaggiando. Approda per prima in Toscana, poi a Roma, dove si appassiona alla storia della città imperiale e infine sbarca a Napoli; qui si avventura nella vita popolare, entra a contatto con la semplicità della gente del posto e, affascinato dallo splendore di quelle terre, si fa assumere come aiutante da un pescatore.

Tutto ha inizio con una tempesta in mare: la bufera che colpisce la barca e l’equipaggio è la stessa che si abbatte sull’ animo di Lamartine, troppo acerbo di carattere, troppo maturo per l’inoperosità aristocratica, troppo giovane per imboccare una strada e già troppo adulto per dar sfogo alle sue emozioni e ribellioni; la famiglia non vuole per lui una carriera nella diplomazia o nell’ amministrazione poiché fedele ai Borboni e, quasi per esasperazione e per sottrarlo al pericolo della leva, viene spedito in Italia.

Al termine della burrasca, trova rifugio nella famiglia di Graziella a Procida e, come a voler ricambiare la loro generosità, sarà lui a intrattenerli ogni sera leggendo i passi del romanzo ‘Paul et Virginie’ di Saint-Pierre, che tanto faranno appassionare la giovane (‹Graziella, che di solito si teneva un poco in disparte, si avvicinava insensibilmente a me come affascinata da una forza d’attrazione nascosta nel libro›).

Non conosce malizia né civetteria la corallaia, la purezza della sua anima trafigge inevitabilmente il cuore dello stoico francese, ancora incapace di comprendere la vera natura dei suoi sentimenti; Lamartine nutre nei suoi confronti un affetto autentico, scambiato erroneamente per amore fraterno:

Non era amore, non ne provavo la frenesia, né la gelosia, né l’inquietudine e la passione; era un delizioso riposo del cuore invece di essere una dolce febbre dell’anima e dei sensi. Non sapevo se per me Graziella fosse un compagno, un amico, una sorella, o altro ancora; sapevo soltanto che insieme a lei ero felice e che lei era felice insieme a me.›

 

La sua presenza, il movimento aggraziato del suo corpo e dei suoi capelli, l’innocenza dei suoi atteggiamenti, intaccano la spensieratezza del poeta, che ignorato dal suo sguardo per una giornata, finisce per tormentarsi un’intera notte.

Sarà la proposta di matrimonio del cugino di lei a demolire definitivamente i muri innalzati dal forestiero; per la prima volta si sente travolto dalla malinconia di quella cosa che, perché la si vede tutti i giorni, fa sentire la sua dolcezza solo quando si è sul punto di perderla:

Tolta Graziella dalla mia vita, non rimaneva più niente! Quel sentimento, sino ad allora confuso e mai confessato a me stesso, mi colpì con tale forza che il mio cuore trasalì ed io provai qualcosa dell’infinito dell’amore attraverso l’infinito della tristezza che improvvisamente mi sommergeva.›

Graziella affronta il dramma con la disperazione tipica di chi è consapevole della mancanza di un avvenire: rifiutando le nozze di convenienza, la miseria sarebbe la sua unica compagna di vita.

A quell’ età, però, l’amore sembra bastare e, dopo aver coraggiosamente rinunciato a un’esistenza agiata, si consacra in Terra ad Alphonse e in Cielo al Signore.

Mentre il tempo sembra sospendere il suo volo finché dura l’euforia amorosa, l’ansia del domani sopraggiunge non appena si crede di aver raggiunto la felicità olimpica.

La bella ‘rondine di mare e figlia delle onde’ fiuta, non senza ragione, l’aspro odore del pericolo: deve presto salutare il suo viandante, richiamato in patria.

La fanciulla accoglie con rassegnazione il martirio del suo amore e nelle lettere che gli invia si autodiagnostica ‘la malattia del cuore’ (o del petto), che riesce a racchiudere perfettamente sia lo stato d’animo, sia il male che l’ha colpita, la tubercolosi: non riesce a sottrarsi a nessuna delle due.

Lamartine, più di trent’anni dopo, scrive il romanzo e compone dei versi in ricordo della sua ‘povera piccola che ha dormito quindici anni nel suo letto d’argilla’; termina così il primo rimpianto:

 

Un arbusto spinoso, di pallida verzura,

è il solo monumento che le fece la natura;

battuto dai venti marini, calcinato dal sole,

come un rimpianto funebre radicato nel cuore,

vive nella roccia senza darle ombra,

la polvere del cammino ne imbianca il fogliame;

cresce raso terra dove i suoi rami chini

sono strappati dai denti delle capre.

A primavera, un fiore, come un fiocco di neve,

vi ondeggia un giorno o due; ma il vento che lo assedia

lo sfoglia prima che abbia incantato il cuore!

Un uccello di tenerezza e di malinconia

Si posa per cantare sul ramo che si china!

Oh dimmi, fiore che la vita ha così presto appassito,

non c’è dunque una terra su cui tutto debba rifiorire?

 

Tornate, tornate a quelle ore passate!

I vostri tristi ricordi mi aiutano a sospirare!

Andate dove va la mia anima! Andate, o miei pensieri!

Il mio cuore è pieno e io voglio piangere.  

 

Hajrina Gufka

 

Bibliografia:

-Graziella / Alphonse de Lamartine ; introduzione e traduzione di Caterina D’Agostino
Milano : Garzanti, 1995, 123 p.18 cm.

-Méditations poétiques : choix de poèmes / Lamartine ; avec une notice biographique, une notice historique et littéraire … par Suzette Jacrès
Paris : Librairie Larousse, stampa 1985, 160 p.; 17 cm.

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