Letteratura

La critica secondo Walter Benjamin

Nato a Berlino nel 1892 da una famiglia ebrea, Walter Benjamin riscopre intorno ai vent’anni l’ebraismo. Il successivo approfondimento della filosofia kantiana e del romanticismo culminano nella Tesi Il concetto di critica nel primo romanticismo tedesco. Pubblica in seguito Per la critica della violenza, Il compito del traduttore, un saggio sulle Affinità elettive, un grandioso studio sull’Origine del dramma barocco tedesco. Si avvicina all’ideologia comunista e stringe fruttuose relazioni con Adorno, Fromm, Lacis, Brecht e Horkheimer. Si occupa di moltissimi temi (Baudelaire, Kafka, l’infanzia, la contestualizzazione storico-culturale dell’opera d’arte). Con la diffusione del nazional-socialismo è costretto a numerose peregrinazioni; internato a Parigi nel 1939, viene rilasciato grazie all’intervento di alcuni amici. Lavora alle Tesi sul concetto di storia mentre cerca una soluzione per emigrare. Trovata una possibilità di fuga, cerca di oltrepassare i Pirenei e, giunto insieme ad alcuni compagni a Port Bou, alloggia per una notte in una pensione locale. La minaccia delle autorità spagnole di consegnarlo alla polizia francese lo inducono però, nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1940, a togliersi la vita con una dose letale di morfina.

 

Commento e critica

Nella sua intensa opera di critico Benjamin ha sentito più volte l’esigenza di definire teoricamente modi e scopi della sua attività. Se il primo momento definitorio è nella Tesi sulla critica nel primo romanticismo, è nel saggio sulle Affinità elettive (ora in Angelus Novus) che Benjamin distingue la critica dal commento, attribuendo alla prima la ricerca del contenuto di verità dell’opera e al secondo la ricerca del contenuto reale. La percezione dell’opera divisa tra realtà e verità è tipica della tradizione talmudica ebraica, nella quale il commento spiega la lettera del testo e l’interpretazione si occupa di svelare i significati profondi. In questo senso sussistono, in un rapporto contemporaneamente conflittuale e sinergico, una forma esterna/reale e una interna/vera. L’idea di una duplicità dell’opera e di una simile funzione della critica erano già presenti nella Tesi sulla Kunstkritik .

Per Benjamin, operativamente, il commento è prioritario: la procedura è paragonata al lavoro del paleografo che, trovandosi davanti a una pergamena «il cui testo sbiadito è ricoperto dai segni di una scrittura più forte che si riferisce ad esso» (p. 164), deve iniziare dalla scrittura sovrimpressa per poter decifrare il testo originale. Naturalmente commento e critica sono chiamati ad autodelimitarsi continuamente affinché il primo non si riduca a fantasticheria e il secondo non resti pura informazione.

Anni dopo, in un intervento su alcune liriche di Brecht, Benjamin amplia e problematizza il concetto di commento in riferimento alla tradizione letteraria: esso «parte dal presupposto della classicità dei suoi testi e quindi, in qualche modo, da un pregiudizio. Inoltre si differenzia dalla valutazione per il fatto che concerne solo la bellezza e il contenuto positivo del testo a cui si applica» (p. 270). Pur identificato come una forma arcaica di ermeneutica appartenente alla classicità, il commento può essere applicato ai generi moderni per creare straniamento e, di conseguenza, maggiore consapevolezza nel lettore.

Le definizioni dei cardini teorici per Benjamin sono simultaneamente linea-guida operativa e deduzione a partire dall’opera presa in considerazione. In questo modo ha saputo armonizzare concetti e paradigmi delle realtà filosofico-culturali precedenti e contemporanee per aprire nuove prospettive, senza il timore di superare le proprie riflessioni con nuovi risultati.

 

 

 

 

Bibliografia:

Benjamin, Angelus Novus, a cura di R. Solmi, Einaudi, Torino, 1995.

Benjamin, Commenti a poesie di Brecht, in Id., Opere complete, a cura di R. Tiedemann, H. Schweppenhäuser (edizione italiana a cura di E. Ganni), vol. 7, Einaudi, Torino, 2006.

Schiavoni, Walter Benjamin. Il figlio della felicità, Einaudi, Torino, 2001.

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