Storia

L’ideologia di Costantino La politica imperiale attraverso Lattanzio ed Eusebio di Cesarea

Il pensiero di Lattanzio e di Eusebio di Cesarea sono fondamentali per individuare la genesi ideologica e la giustificazione teologica del “nuovo” impero creato da Costantino. Essi sono sicuramente tra gli autori che meglio descrivono l’importante cambiamento avvenuto nell’Impero romano a partire dal 313 d.C e fanno parte anche dei maggiori pensatori dell’epoca.
Eusebio di Cesarea e Lattanzio hanno il merito di aver diffuso e iniziato la storiografia cristiana dopo aver vissuto entrambi il periodo delle persecuzioni di Diocleziano. Lattanzio diventa consigliere e influente guida teologico-politica dell’imperatore, infatti l’opera Divinae institutiones  (scritte dal 304 al 311 d.C) e alcuni passi del De mortibus persecutorum contengono molti punti in comune con la politica e l’ideologia costantiniana. Eusebio, invece, divenne vescovo di Cesarea verso il 313-314 d.C., poco dopo la vittoria di Costantino e viene invitato a partecipare al Concilio di Nicea (325 d.C.) indetto per discutere sulla questione dell’arianesimo. In seguito al Concilio, Eusebio viene invitato da Costantino alla corte imperiale come consigliere.

Lattanzio, ritratto murale, IV secolo

Lattanzio rielabora secondo il punto di vista romano il panegirico del cristianesimo, in modo da creare un punto di incontro tra gli ideali della romanitas e la religione cristiana. Egli credeva che solo il monoteismo cristiano potesse garantire all’impero un consapevole esercizio del potere e della giustizia divina. Nelle due opere prima citate è presente una forte accusa alla politica fino ad allora sostenuta dall’impero, una politica divisa in una pluralità (la tetrarchia) e ricondotta alla divinizzazione inaccettabile degli imperatori. La conflittualità politica e la corruzione sono indice del malfunzionamento di un sistema politico plurimo, che deve essere sostituito da un unicum capace di portare stabilità.

 

Secondo l’autore romano, Costantino regna perché ha rifiutato di seguire il politeismo come i suoi predecessori e ha accolto la fede nell’unico Dio che lo ha elevato a imperatore grazie alla sua virtus e ha punito coloro che non erano meritevoli (Massenzio): l’imperatore è lo strumento della provvidenza di Dio e gli permette di mettere in atto la sua giustizia.
Eusebio nella sua opera Vita Constantini, più che una vera biografia, tesse una vero e proprio elogio all’imperatore Costantino. Egli utilizza, infatti, diversi generi di scrittura ad esempio l’agiografia (scritto che parlano di personaggi santi) e il panegirico (componimento oratorio per esaltare i meriti di un personaggio o di un popolo).

Eusebio di Cesarea, ritratto apocrifo

 

Dal punto di vista dottrinale Eusebio di Cesarea tende ad avvicinarsi a una dottrina teologica vera e propria, pur se usata per giustificare il potere politico dell’imperatore; in particolare sostiene il concetto di mímesis, vale a dire una corrispondenza tra il mondo terreno e il mondo divino. L’imperatore rappresenta il corrispettivo di Cristo sulla Terra. Questo concetto non è completamente nuovo nel mondo romano: Sinesio di Cirene, filosofo e letterato greco-cristiano, nel suo trattato Sulla regalità del II secolo d.C., scrive: “Dio è il primo sovrano e capo per natura ed essenza; il re lo è per divenire e imitazione. L’uno regna sul mondo intero, l’altro sulla terra.”  Eusebio riprende tali concetti, diventati ormai parte integrante della realtà politica romana e lo saranno anche in quella bizantina. Lattanzio invece, focalizza maggiormente i temi delle sue opere sui cambiamenti politici che il cristianesimo ha portato dall’ascesa al trono di Costantino.

 

 

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    By: Vanessa Curto

    Studi: Storia all’Università degli Studi di Torino
    Interessi: archeologia e storia antica, libri, videogame, cinema
    Segni particolari: Ansia è il mio secondo nome
    Descrizione: non ho più spazio nella mia libreria per ulteriori acquisti, nonostante ciò il mio “lato oscuro” prevale. La mia compulsività mi porta a comprare più libri di quanti riesca a leggerne. Mi diletto anche in cucina, con particolare predilezione per i dolci…per fortuna finora non ho ucciso nessuno.

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    Uruk
    L’arte gladiatoria
    Venezia, la Serenissima

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