Letteratura Poesia

L’opera in versi: Unicum nel panorama letterario italiano

Fondamentale esponente del panorama letterario novecentesco e vincitore nel 1975 del premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale morì nel 1981 lasciandoci un inestimabile patrimonio di immagini poetiche: dal “male di vivere” degli Ossi di seppia alla “poetica dell’oggetto” de Le occasioni, fino agli spunti ironici e ai toni dimessi e colloquiali delle ultime raccolte.

L’autore ligure gode però anche di un’unicità nella storia letteraria italiana in quanto fu il primo ad essere celebrato ancora in vita con un’edizione critica della sua intera opera. Preparata dal grande filologo Gianfranco Contini e dall’allieva Rosanna Bettarini, L’opera in versi, così s’intitola la suddetta edizione, venne addirittura seguita da Montale durante la preparazione del lavoro e fu da lui influenzata nelle scelte critico-editoriali.

Un gioiello per la filologia d’autore, quella branca della materia che, come spiegano Paola Italia e Giulia Raboni nella loro opera intitolata Che cos’è la filologia d’autore, “ci porta […] direttamente dentro il laboratorio degli scrittori, ci spinge a conoscere i loro segreti, le loro “ricette”, a penetrare il meccanismo di funzionamento dei loro testi”. L’attimo in cui per la prima volta si affaccia nella mente dell’autore l’idea dell’opera e il risultato finale: entro questi due estremi si apre il grande momento compositivo; le tracce lasciate dall’autore nei suoi lavori, le riflessioni, gli appunti a margine sono il materiale su cui il filologo si concentra per provare a dare una spiegazione a tali aggiustamenti, al perché siano stati fatti e al valore aggiunto che essi hanno apportato all’intera opera.

Si capisce dunque quanto L’opera in versi, pubblicata da Einaudi nel 1980, sia preziosa: essa non solo ci consegna i testi nella veste che rappresenta senza ombra di dubbio l’ultima volontà dell’autore, ma ci introduce anche nel “laboratorio creativo” del poeta permettendoci di indagare il lavoro di scrittura, ri-scrittura, correzione e rielaborazione che ha accompagnato la composizione dell’opera omnia di Montale.

L’edizione contiene infatti, oltre all’intera composizione poetica dello scrittore, un apparato di Varianti e autocommenti, una Nota dei curatori, che chiarisce i termini della collaborazione tra curatori ed autore, ed una Tavola dei testimoni delle opere montaliane con i dati bibliografici essenziali a distinguere le raccolte d’autore, le varie sedi in cui i componimenti comparvero prima di trovar posto nelle raccolte definitive e l’elencazione dei manoscritti e dei dattiloscritti di ciascun componimento rintracciati in collezioni pubbliche e private.

La maggior parte delle poesie delle Occasioni venne pubblicata per la prima volta in maniera svincolata su riviste, giornali e periodici a partire dal 1928, dal 1939 al 1945 vi furono cinque edizioni in corpus unitario per Einaudi e nel 1949 un’edizione per Mondadori seguita poi da numerose ristampe; proprio su queste edizioni a stampa sono rintracciabili le varianti che Montale apportò ai suoi testi ed è stato appurato che la maggior parte delle poesie fu modificata dopo la prima apparizione su rivista. Per quanto riguarda i manoscritti, essi sono scarsi in quanto, come afferma lui stesso, Montale era solito scrivere su foglietti di carta o addirittura su biglietti del tram.

Com’è assunto filologico, qualora si possieda l’originale di un testo, bisogna attenersi alla volontà dell’autore, il filologo può limitarsi dunque ad analizzare le varianti tra un’edizione e l’altra e darne una chiave di lettura, tenendo sempre fermo quanto l’autore ha voluto venisse pubblicato.
BIBLIOGRAFIA:

  • G. Ferroni, L’esperienza letteraria in Italia. Dal secondo Ottocento al Duemila, Milano, Einaudi, 2015.
  • P. Italia, G. Raboni, Che cos’è la filologia d’autore, Roma, Carocci, 2010.
  • E. Montale, L’opera in versi.

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