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Salvatore Mugno, un intellettuale siciliano

Gli intellettuali non esistono più, dice comune vulgata. Men che mai risulta possibile che questa specie conservi qualche suo superstite in terra trinacria. Arriveremmo a tacciare di insania chi afferma di essere a conoscenza di un raro esemplare in via d’estinzione e di sapere, altresì, che quest’ultimo risiede nel territorio di Trapani, provincia che fu lusingata da Camilla Cederna in Il lato forte e il lato debole (Mondadori, 1992) con queste parole:

«Trapani è l’unica città della Sicilia che non ha scrittori e letterati. Per motivi che non si spiegano… Tante altre piccole cittadine hanno i loro cantori di fama nazionale… Ma Trapani non ha mai avuto cantori né scrittori. Qui la contemplazione e l’elaborazione del pensiero non sono di casa».

Ma la realtà – si sa – supera di gran lunga l’immaginazione e la convinzione tranchant di un certo iperuranio letterario. Per tale ragione Salvatore Mugno, quell’esemplare raro succitato, si trova oggi a vestire gli abiti del personaggio fantasy del mondo culturale siciliano.

Giornalista e scrittore impegnato nella lotta alla criminalità organizzata (Quando Falcone incontrò la mafia; Una toga amara; Matteo Messina Denaro. Un padrino del nostro tempo), Mugno ha maturato una passione libresca magmatica che ci ha permesso di scoprire gli inesplorati mondi del poeta proto-crepuscolare Tito Marrone, un’altra faccia di Pier Paolo Pasolini, la missione ereticoerotica di Mameli Barbara.

A questi si incorporano tre romanzi figli della tradizione sciasciana secondo la quale il senso del saggista è inscindibile dall’occhio del narratore: Opere terminali e Il pollice in bocca editi da Il grande vetro; Il biografo di Nick La Rocca, appena ripubblicato da Arcana Edizioni.

Ma produce risonanza nella sua opera soprattutto la realizzazione dei due volumi sulla letteratura trapanese del secolo scorso: Novecento letterario trapanese (Regione Sicilia, 1996) e Novecento letterario trapanese. Integrazioni e approfondimenti (ISSPE, 2006).

Il primo libro è una mappa orientativa composta da essenziali annotazioni, vi troviamo infatti: una breve biografia dell’autore, la sua bibliografia (aggiornata fino al ‘96) e un’attenta ricognizione dei lavori critici che hanno indagato il suo operato. L’aggiornamento del 2006 è una raccolta di saggi che si focalizza sulle avanguardie e gli scrittori che hanno animato il Novecento della provincia, dopo un fugace excursus sulla storia della letteratura di Trapani dalla poesia araba fino al patriottismo di Eliodoro Lombardi.

Di questo fondamentale progetto Michele Perriera, autore e regista italiano fra i fondatori del Gruppo 63, scriverà:

«Salvatore Mugno ha dunque raccolto le tracce letterarie di una possibile sopravvivenza della cultura trapanese e di una sua dignitosa presenza, non provinciale, nella memoria del futuro, che si vuole supporre migliore del presente. Occorre essergliene grati non solo per i motivi generalissimi di cui ho finora parlato, ma anche perché quella trapanese è, tra le “province” siciliane, una delle più complesse, delle più vitali, delle più enigmatiche».

E se abbiamo oggi la possibilità di indagare e avventurarci in questo mistero incastonato nell’estremo occidente della Sicilia è grazie alla dedizione di un intellettuale che, osteggiato da una società supina e annichilente, ha restituito alla sua terra la “geologia” dei padri di lettere altrimenti dimenticata.

Nei nostri illuminanti dibattiti necrofili sulla morte di non sappiamo più quale arte (anche loro, come gli intellettuali, sono state fatte fuori tutte), c’è chi ancora resiste sospeso «tra un mare di catarro e un mare di sperma» per offrirci gli strumenti di scandaglio delle nostre anime in letargo.

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