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Richard Mosse: bellezza e tragedia arte e documentario in: The Enclave

Quotidiane atrocità e massacri fanno da scenario ad una popolazione civile coinvolta in una guerra tra il governo centrale  e alcune milizie locali per il controllo delle province del Nord e del Sud Kivu nella Repubblica Democratica del Congo.
Una tragedia sconosciuta ai più che ha portato l’artista irlandese Richard Mosse a realizzare in prima persona un documentario intitolato The Enclave. Grazie all’utilizzo della Kodak Aerochrome, pellicola a infrarossi utilizzata dai soldati durante la Seconda Guerra Mondiale per scattare foto aeree, Mosse utilizza «le potenzialità dell’arte nel rappresentare storie così dolorose e difficili da esprimere con il solo linguaggio, e la capacità della fotografia di documentare le tragedie e di raccontarle al mondo».

L’intento di The Enclave è quello di far muovere fisicamente l’osservatore attraverso diversi schermi affinché possa immedesimarsi in quel paesaggio che è un misto di bellezza e tragedia.
L’osservatore viene catapultato in un universo parallelo, entra a far parte di quella realtà surreale grazie all’effetto dato dagli infrarossi e ne diventa osservatore partecipante.

 

Si tratta di un’esperienza multisensoriale in cui l’utilizzo della pellicola Aerochrome permette di scorgere gli armamenti nascosti tra la vegetazione e i teschi dei soldati; l’utilizzo di una colonna sonora fatta di suoni, rumori e voci di persone del luogo riesce a rendere il tutto più verosimile.
Lo spettatore è inglobato in una realtà tinta di magenta, la violenza non viene vista sullo schermo ma viene percepita dall’insieme, dalle voci, dai rumori, dall’atmosfera.

The Enclave oscilla tra l’orrore e la bellezza, il godimento estetico e la banalità del male che si cela dietro quelle immagini di paesaggi rosseggianti che nascondono la brutalità, la meschinità dell’uomo, la guerra e la morte.

 

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