Archeologia Storia

I primi passi della democrazia ateniese I ritrovamenti della necropoli del Falero

La città di Atene, è risaputo, è uno dei centri focali della nostra antichità. Definita la culla della civiltà classica occidentale, è una delle città che più ci hanno lasciato testimonianza degli uomini del passato e delle loro opere. Data la sua importanza, è ovvio dire che si tratti di una delle città più studiate dal punto di vista archeologico, insieme per esempio a città come Roma.

I primi scavi archeologici ad Atene hanno interessato la zona dell’Acropoli e hanno avuto inizio intorno alla metà dell’800. Dunque, nonostante sia stata oggetto di studi e scavi sin dal XIX secolo, ancora oggi questa città non smette di aiutare gli studiosi a mettere sempre più a fuoco le immagini della storia arcaica e classica dell’Occidente (e non solo).

Di recente, degli archeologi hanno focalizzato i loro studi nell’area a sud-est della capitale greca, la zona del Falero (fig. 1), dove si sono potuti imbattere in un incredibile nuovo scenario. Ma facciamo un passo indietro: il Falero era il principale porto di Atene prima che Temistocle, nel 493 a.C., fortificasse il Pireo, dal momento che era più vicino alla parte antica della città (che si sviluppava a sud dell’Acropoli). Il porto non era racchiuso nelle mura del Pireo, ma si trovava poco distante da esse lungo la costa. Era un luogo molto importante anche nella mitologia, in quanto si diceva che proprio dal Falero fossero salpati i soldati diretti Troia e anche Teseo nel viaggio verso Creta.

Figura 1. Mappa delle mura e porti di Atene, nel cerchio rosso l’area del Falero.

 

Il Falero era circondato da un sobborgo staccato dall’abitato ateniese vero e proprio, ma collegato ad esso in epoca classica dal famoso sistema di fortificazioni di cui facevano parte anche le lunghe mura del Pireo. Qui, oltre al porto e ad un quartiere di botteghe e case di pescatori, c’era anche un cimitero, che oggi è uno dei più conservati tra quelli giunti sino a noi. I primi scavi archeologici che l’hanno studiato risalgono quasi a un secolo fa, ma è la campagna del 2012 (ancora oggi in corso) che ha dato i risultati più considerevoli. Durante essa, sono venuti alla luce oltre 1500 scheletri, che forniscono un prezioso spaccato della società ateniese dall’VIII al IV secolo a.C. 

Di grande rilevanza è l’eterogeneità dei ritrovamenti: uomini, donne e bambini, appartenenti principalmente alle classi medio basse della società, ci forniscono informazioni su riti di sepoltura, alimentazione, malattie, usanze quotidiane e molto altro, informazioni che dunque non trovano spazio nelle fonti antiche. 

Gli elementi che però hanno destato principalmente l’attenzione degli studiosi, trovati sempre all’interno di questa necropoli, sono due fosse comuni che contengono al loro interno ben 80 corpi umani (fig. 2). Si tratta di corpi di giovani uomini, con le braccia o le caviglie legate, con fratture dovute a colluttazione o tortura, uno di loro addirittura con una punta di freccia ancora tra le ossa. Considerando che nessun metodo di sepoltura in uso nell’antichità greca oggi conosciuto include questo modus operandi, si comprese che si trattava di qualcosa di diverso dal resto dello scavo.

Figura 2. Corpi ritrovati nelle fosse comuni nella Necropoli del Falero.

 

Per comprendere le ipotetiche circostanze in cui questi uomini sono stati uccisi, è bene descrivere la situazione politica che stava attraversando la città.

In quel periodo ad Atene la democrazia era ancora lontana. Le istituzioni statali più importanti, cioè l’Arcontato e l’Aeropago, erano in mano alle più potenti famiglie aristocratiche dell’Attica, le quali erano costantemente in lotta tra loro. Come stava succedendo in quello stesso periodo anche in molte delle città vicine, questo scenario era la premessa perfetta per l’instaurarsi di una tirannide. Infatti Cilone, un giovane aristocratico ateniese, tentò di instaurare un proprio governo tirannico con l’appoggio del tiranno della città di  Megara, Teagene. La reazione della città però non si fece attendere: i cittadini, con a capo la famiglia degli Alcmeonidi, assediarono sull’Acropoli Cilone e i suoi seguaci, costringendoli alla resa. Cilone però riuscì a fuggire, mentre gli altri si arresero. 

Nonostante la promessa iniziale di avere salva la vita, una volta catturati, i “ciloniani” furono tutti trucidati, proprio su decisione degli Alcmeonidi. Questa reazione così brutale permise ad Atene di restare indipendente dall’orbita di Megara, d’altro canto però ci dimostra quanto a quel tempo lo stato fosse completamente nelle mani delle potenti famiglie locali. La presa di coscienza conseguente a questo crudele avvenimento fu uno degli impulsi cruciali per la creazione di un primo Codice di leggi, quello attribuito a Dracone.

 

Questa è la versione dei fatti che ci raccontano le fonti antiche, e grazie al ritrovamento e allo studio delle fosse comuni della necropoli del Falero, potremmo essere di fronte a una delle testimonianze concrete e tangibili della storia: l’ipotesi di interpretazione più accreditata infatti è che questi 80 corpi appartenessero proprio agli alleati di Cilone che vennero uccisi in occasione di quell’episodio. 

Siamo quindi di fronte a quello che probabilmente è il punto di partenza da cui la democrazia greca cominciò a muovere i suoi primi passi incerti nella storia.

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