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La natura morta. Il particolare diventa protagonista

Il genere pittorico della natura morta porta in primo piano oggetti inanimati, posti in isolamento rispetto al contesto circostante, che diventano protagonisti delle tele degli artisti. Dal 16° secolo acquista autonomia questo genere “silente” che esclude la figura umana e inquadra tutto ciò che ad essa ha sempre fatto da corredo, ovvero il mondo esterno all’uomo, veicolando significati simbolici o allegorici.

Sulla base di questi elementi essenziali, tornerà alla mente l’immagine ben nota della “Canestra di frutta” del Caravaggio, esempio principe di questo particolare genere pittorico. Il soggetto della tela che a lungo ha contraddistinto il lato posteriore della banconota italiana da cento mila lire, è “vivo” e tridimensionale; il cestino traboccante di frutti, reso con un tocco realistico tramite il gioco impeccabile delle luci e delle ombre, si stacca nettamente da uno sfondo piatto e bidimensionale. Gli abbondanti frutti, alcuni dei quali visibilmente bacati, vogliono essere metafora della caducità dell’esistenza terrena.

Michelangelo Merisi (il Caravaggio), “Canestra di frutta” 1596

L’ exemplum proposto rappresenta una delle molte raffigurazioni pittoriche che hanno garantito notevole fortuna al genere, le cui origini potrebbero risalire all’ antichità classica; le pitture parietali di Pompei sono testimonianze vive di un genere pittorico assimilabile alla natura morta moderna (xenia o “doni ospitali”) e i mosaici pavimentali delle “stanze non spazzate” raffiguravano i resti dei banchetti.

Questa tipologia “fissa” di soggetti inanimati ha solleticato il genio creativo anche dei pittori contemporanei: si è scelta infatti una piccola selezione di opere rappresentative di alcune delle più note correnti artistiche del Novecento. Il contenuto è rimasto immutato, la forma è stata declinata secondo i diversi dettami stilistici!
Singolare è la natura morta dello spagnolo Joan Mirò, uno dei massimi esponenti del surrealismo. Sulla scena sono presenti una scarpa, un pezzo di pane, una bottiglia e una forchetta infilzata in una mela. I semplici e modesti oggetti sono immersi in un’atmosfera apocalittica, i colori acidi rendono alla perfezione lo stato di angoscia che attanaglia Mirò, preoccupato per le sorti del suo Paese afflitto dalla guerra civile.

Joan Mirò, “Natura morta del sabatot” 1937

L’olio su tela di Salvador Dalì “Natura morta: movimento veloce” tiene fede al titolo, configurandosi come un’istantanea, un fermo immagine: gli oggetti e le vivande in movimento e sospese a mezz’aria sono calati in una dimensione onirica, stigma delle opere dell’artista spagnolo. Gli oggetti quotidiani e semplici diventano “magici”, dotati di vita propria; la natura viva, interessata dal movimento destabilizzante, contrasta con la staticità degli elementi “congelati” che costituiscono lo sfondo.

Salvador Dalì, “Natura morta: movimento veloce” 1956

 

 

Georges Braque, “Natura morta con clarinetto grappolo d’uva e ventaglio” 1911 ca.

Movimentate sono anche le nature morte nate dal genio creativo di due massimi esponenti del cubismo, Georges Braque e Pablo Picasso. Nelle loro opere “bizzarre”, dalle forme scomposte, si riconoscono un clarinetto e un grappolo d’uva, una caffettiera e un candeliere, del formaggio; gli oggetti occupano le tele comunicando dinamismo e frammentazione dell’unità. Ogni tela possiede un suo particolare ritmo, la gamma cromatica è ristretta, la scomposizione dei piani moltiplica i punti prosettici.

Pablo Picasso, “Natura morta con formaggio” 1944
Pablo Picasso, “Natura morta con caffettiera e candeliere” 1944

 

Carlo Carrà, “Natura morta con squadra” 1917

Colori caldi, spazi definiti, luce ferma e ombre nette. Gli oggetti dipinti da Carlo Carrà e Giorgio Morandi sono sottratti dalla realtà, disposti secondo un preciso ordine e sospesi in un eterno presente statico.

È la pittura della stasi! I soggetti “composti” comunicano tranquillità e calma.

È il trionfo delle cose ordinarie e delle geometrie! In un ambiente asettico, gli oggetti insignificanti e privi di vita conquistano significati complessi, criptici.

Giorgio Morandi, “Natura morta con manichino” 1919 ca.

Le nature morte dell’artista statunitense Roy Fox Lichtenstein sono il risultato POP della contaminazione provocatoria tra la pittura e il fumetto, genere considerato a torto di secondo ordine. Immagini che sarebbero potute risultare banali e commerciali si elevano allo status di opere d’arte. Colori pieni e non sfumati, spesse linee nere sono gli accorgimenti stilistici adoperati dall’artista per calare le proprie creazioni all’interno di immaginarie strisce di fumetto.

Roy Fox Lichtenstein, “Natura morta con prugne” 1972
Roy Fox Lichtenstein, “Natura morta con coppa di cristallo” 1973

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