Letteratura

Jean-Pierre De Mesmes e la sua Grammaire Italienne L'affermazione della dignità dei volgari nel'500

La necessità di dimostrare che anche il volgare, e non solo il latino, era dotato di grammaticalità e  regole ed il bisogno di unificare una prassi scrittoria diversificata tra lingua cortigiana e lingua della cancelleria favorirono in questo periodo la nascita delle prime grammatiche a stampa dell’italiano. L’estraneità di questi manuali da fini propriamente didattici però fece sì che essi non fossero adatti all’apprendimento dell’italiano; solo nel ‘700 infatti l’aspetto scolastico divenne l’obiettivo della maggior parte delle trattazioni grammaticali.

Se questo è vero per i manuali di italiano destinati ad italiani, la situazione muta per quanto riguarda i testi destinati agli stranieri. Il prestigio culturale dell’Italia e della sua tradizione letteraria, artistica e musicale favorisce nelle classi elevate una vera e propria moda ‘italianizzante’ e di qui il desiderio di apprendere la lingua, di leggere le opere dei grandi della letteratura e di visitare il ‘Bel paese’. Per queste ragioni a partire dalla metà del ‘500 proliferano manuali destinati all’apprendimento della lingua da parte di discenti stranieri: opere didattiche vere e proprie, dunque grammatiche e dizionari, edizioni di testi accompagnati da traduzioni e note grammaticali e lessicali e manualetti di conversazione poliglotti.

In questo panorama un ruolo centrale è occupato da Jean-Pierre de Mesmes e dalla sua Grammaire italienne composée en Franҫais.

Pubblicata a Parigi nel 1549, l’opera ha infatti il merito di essere stata la prima grammatica italiana per lettori francesi, la prima grammatica straniera pubblicata in Francia ed il primo testo grammaticale italiano pubblicato all’estero.

Indice del fascino esercitato dalla letteratura e dalla cultura italiane sui francesi, l’opera si modella sulle celebri Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, in alcuni punti ne costituisce addirittura una traduzione. Ciò non stupisce in un’epoca in cui il diritto d’autore non era tutelato come oggi, inoltre il fatto di rifarsi ad un’opera straniera rendeva l’accostamento tra testo e fonte meno immediato; in ogni caso l’erudito francese nel Prologue dichiara apertamente il debito nei confronti del grammatico veneziano.

Le Prose, strutturate in tre libri, costituiscono un trattato in forma dialogica in cui quattro personaggi storici, Carlo Bembo, Ercole Strozzi, Giuliano de’ Medici e Federigo Fregoso, discutono a proposito della lingua volgare. Il terzo libro in particolare è una vera e propria grammatica, ed è ad essa che la Grammaire italienne si rifà.

Del Bembo l’erudito francese riprende l’impostazione simmetrica con cui vengono trattate le parti del discorso, lo scarso interesse per le categorizzazioni ma soprattutto l’uso di esempi di buona lingua tratti dal Canzoniere per la poesia e dal Decameron per la prosa, pochissimi sono invece i riferimenti alla Commedia dantesca. La teoria classicista di Bembo infatti prevedeva che la lingua letteraria dovesse modellarsi sul fiorentino di Petrarca e Boccaccio, l’esclusione della ‘terza corona’ era dovuta al fatto che l’opera di Dante, a detta del grammatico, era costellata da registri della lingua differenti, il che rendeva impossibile elevarla a modello di buona lingua.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Palermo, D. Poggiogalli, Grammatiche di italiano per stranieri dal Cinquecento ad oggi. Profilo storico e antologia, Pacini editore, 2011.

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