Letteratura Prosa

Primo Levi, trent’anni dopo L'eredità dell'autore tra eventi ed edizioni

Ricorre quest’anno il trentesimo anniversario dalla scomparsa di Primo Levi, lo scrittore torinese morto suicida nella sua casa l’11 aprile del 1987. Il Salone Internazionale del libro di Torino dedicherà all’ autore una serie di eventi al fine di celebrarne l’opera e l’importanza storico-letteraria. Il Centro internazionale di studi Primo Levi sarà infatti presente al Salone con uno stand a lui dedicato insieme alle altre istituzioni che nel mondo si richiamano allo scrittore torinese, Centro Primo Levi di New York e Centre Primo Levi di Parigi. Tra gli eventi, un percorso nella Biblioteca del Salone che vuole evocare la biblioteca immaginata negli anni ’20 del Novecento dallo storico dell’arte Aby Warburg, la presentazione dell’ottava Lezione Primo Levi e la lettura del meno noto Ranocchi sulla luna a cura di Ernesto Ferrero.

Il valore dell’opera di Primo Levi è legato alla sua natura di scrittore non professionista; la sua vocazione nasce dalla lacerante esperienza di prigioniero in un lager nazista e dalla volontà di ricordare quell’estrema degradazione della storia contemporanea che è stata la persecuzione degli ebrei. Questo impegno della memoria si svolge sotto il segno di una ragione legata alle più solide radici illuministiche, di una mentalità da scienziato, di una fiducia nel valore del lavoro. Coerentemente, Levi ha cercato una scrittura lucidissima, razionale, tendente a forme essenziali, rapide, risolutive.

Nato a Torino nel 1919 da famiglia ebrea piemontese, Levi si laureò in chimica nel 1941. Unitosi ad un gruppo di partigiani operante in Val d’Aosta, fu arrestato alle fine del ’43 e avviato al campo di concentramento di Fòssoli (Modena), da dove, all’ inizio del ’44, fu deportato in Germania nel lager di Monowitz, che faceva parte del sistema dei campi di Auschwitz. Riuscì a sopravvivere a quella terribile esperienza e nel gennaio del 1945 fu liberato grazie all’ arrivo delle truppe sovietiche. Durante il difficile reinserimento nella vita civile, sentì il bisogno di raccontare la sua recente esperienza: ne nacquero Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, e La tregua, uscito nel ‘63. Dopo il successo dei due libri di memorie, l’autore iniziò a dedicarsi alla scrittura in maniera più costante, anche con più libere intenzioni narrative.                             
Nel ricordo terribile dell’esperienza passata, Levi ha difeso fino all’ ultimo una nozione fondamentale di razionalità e civiltà, ma ha visto anche oscillare e vacillare la ragione, affacciarsi pericolose dimenticanze, addirittura negazioni della tragedia vissuta dagli ebrei.

Primo Levi è oggi tradotto in 41 lingue in tutto il mondo, ed è ritenuto uno scrittore a pieno titolo, oltre che testimone cardine della Shoah. Se questo è un uomo è considerato ovunque un classico della letteratura testimoniale e della letteratura senza aggettivi. Il 2012 ha segnato una data importate nel campo degli studi su Levi e sulla letteratura contemporanea; ha visto infatti l’alba una prima edizione commentata del capolavoro dell’autore: pubblicata da Einaudi e curata dallo studioso Alberto Cavaglion, l’opera ha il merito di indagare la ricchezza dei rimandi letterari, filosofici, antropologici, religiosi e figurativi che costellano il testo.

Così Alberto Cavaglion, che ebbe tra l’altro la fortuna di conoscere durante la giovinezza l’autore, descrive il suo lavoro:

« Il mio commento all’opera è stato concepito come un umile lavoro di servizio, volto soprattutto a scavare, da una parte, dentro la ricca miniera letteraria dalla quale provengono molte parole, molte espressioni di Se questo è un uomo: una miniera in cui il minerale-Dante sta accanto alla gemma-Baudelaire, per fare un solo esempio della diversità fra i materiali. Per un altro verso, questo commento esplora le relazioni che intercorrono fra le strutture linguistico-grammaticali (per esempio, i frequentissimi ossimori e, soprattutto, le ripetute congetture, i molti periodi ipotetici) e una visione del mondo che si presenta “nemica di ogni infinito”, affascinata ma al tempo stesso sospettosa sia di fronte all’estremo dei dèmoni e dei degeneri, sia di fronte all’altro estremo dei martiri e dei santi».

In Se questo è un uomo il ricordo della vita del lager di Monowitz si svolge come in un racconto-diario, in cui si alternano presente (tempo del diario) e passato (tempo della storia): tutto è guidato dalla volontà di capire, di definire con una parola ferma e semplice una realtà che appare al di là di ogni razionalità. Il prigioniero del lager resiste perché non si adatta all’assurdo, rifiuta di vivere quella condizione come normale; la ragione, fragilissima e impotente, resta la sola forza capace di riconoscere le cose. Levi offre la semplice e terribile epopea di un’umanità offesa.

 

Bibliografia:

-G. Ferroni, L’esperienza letteraria in Italia. Dal secondo Ottocento al Duemila, Einaudi , Torino, 2015.

– http://www.primolevi.it/Web/Italiano

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