Letteratura Poesia

La collina dei morti parlanti Edgar Lee Masters e l’Antologia di Spoon River

Era il -non troppo – lontano 1943 quando la casa editrice Einaudi pubblicava per la prima volta in Italia l’Antologia di Spoon River, tradotta dalla giovane e promettente Fernanda Pivano sotto la guida di un già celebre Cesare Pavese; quest’ultimo ne aveva ricevuto una copia dall’America nel 1930, dedicandole poi un saggio l’anno seguente.
Quasi trent’anni dopo, l’opera di Edgar Lee Masters torna in auge con l’album di Fabrizio De Andrè “Non al denaro non all’amore né al cielo”, liberamente tratta dalla raccolta di poesie.

 

L’Antologia di Spoon River non è altro che il racconto della vita di un microcosmo in prossimità del fiume Spoon, e i 248 protagonisti (come il numero dei componimenti) sono gli abitanti delle cittadine di Lewistown e Petersburg, nell’Illinois; potrebbe sembrare un’opera come tante altre se a “parlare” non fossero gli epitaffi dei defunti (cui sono attribuite identità fittizie), che ormai coscienti dei propri sbagli e vizi, si lasciano scappare confessioni scandalose o, al contrario, dichiarano di non avere rimpianti e vivono nell’aldilà col cuore leggero.

 

Ora, facciamo un salto nel passato di cento anni:

ci troviamo nella seconda metà dell’800, al termine della guerra di secessione americana, a ovest la continua espansione a discapito delle tribù Sioux e Apache, a est gli sbarchi degli europei.

Masters nasce nell’agosto del 1868, a Garnett, nel selvaggio Kansas, da padre avvocato e madre casalinga. Due creature incompatibili, opposte ma non complementari, che possiamo ritrovare nell’epitaffio di Trainor, il farmacista:

 

Soltanto un chimico può dire, e non sempre ,
che cosa uscirà dalla combinazione
di fluidi o di solidi.
E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, e quali bambini nasceranno?
C’erano Benjamin Pantier e sua moglie ,
buoni in se stessi, ma cattivi l’un l’altro:
ossigeno lui, lei idrogeno,
il figlio un fuoco devastatore.
Io, Trainor, il farmacista, mescolatore di elementi chimici,
morto mentre facevo un esperimento,
vissi senza sposarmi.

 

 

Di lì a breve si trasferiscono a Shipley Hill, vicino alla residenza dei nonni paterni, che per lui rappresenterà sempre “ la casa del cuore”. Dopo la permanenza a Petersburg e la nascita di due fratelli, la famiglia si sposta nella capitale della contea di Fulton, Lewistown.

Qui avviene l’incontro con la professoressa Mary Fisher, la prima a iniettare il germe della curiosità nel giovane Lee, che presumibilmente le rende omaggio nella poesia Emily Sparks:

 

Dov’è quel ragazzo, il mio ragazzo –
in che remota parte del mondo è finito?
Il ragazzo che a scuola ho amato più di tutti? –
Io, la maestra, la zitella, il vergine cuore,
che li sentiva tutti come figli propri.

Lo conoscevo davvero il mio ragazzo,
quando lo giudicavo uno spirito ardente,
attivo, mai appagato?
Oh ragazzo, ragazzo, per cui ho pregato, pregato
in molte ore di veglia la notte,
ricordi la lettera che ti ho scritto sulla bellezza dell’amore di Cristo?

Sia che tu l’abbia capita o no, mio ragazzo,
dovunque tu sia
opera per la salvezza dell’anima tua,
che tutto il fango, tutte le scorie
possano fondersi nel fuoco che c’è in te,
finché il fuoco non sia altro che luce!…
Nient’altro che luce!

Dopo la gavetta al giornale “News” di Lewistown, prosegue gli studi in legge, spinto dai genitori che sostenevano che “per scrivere servisse un talento eccezionale, che il figlio di certo non possedeva”. Lee continua tuttavia a coltivare la sua passione tra un libro di diritto privato e il praticantato nello studio legale del padre.

Dopo un’aspra discussione con la madre una mattina di luglio, decide di allontanarsi da quell’ambiente malsano e si stabilisce a Chicago, la “città dalle spalle grosse” che aveva accolto europei e contadini americani, nido di diverse nazionalità, lingue e religioni che si preparava a diventare una metropoli.

Dopo aver aperto uno studio con un socio, conosce la futura moglie Helen Mary Jenkins, cui si unirà non tanto per amore ma per la tranquillità economica che gli avrebbe permesso di dedicarsi completamente alla scrittura. Il matrimonio si rivela una totale delusione: ben presto si rende conto che Helen non ha nulla in comune con lui, e come suo padre, è costretto ad indossare una maschera per nascondere la sua inadeguatezza al ruolo di “marito”. Per contrastare la monotonia di una vita che non ha scelto, approfondisce la letteratura e la filosofia classica, che si rivela utile nell’esercizio della sua professione (nei Dialoghi di Platone, Socrate esibisce la sua abilità nel confutare gli avversari).

La svolta arriva nel 1909 quando William Marion Reedy, editore del settimanale di St. Louis “Reedy’s mirror”, lo sprona a leggere l’Antologia greca, raccolta di 3700 epigrammi greci a cui si ispirerà per la sua Antologia di Spoon River.

Edgar Lee Masters veste i panni di Dante seicento anni dopo il viaggio divino del fiorentino, scende nell’Ade e dà voce ai suoi concittadini; anche la struttura sembra analoga, lui stesso dichiara:

“ci sono diciannove storie sviluppate attraverso ritratti collegati tra loro. Sono rappresentate pressoché tutte le comuni attività umane, tranne quella del barbiere, del mugnaio, del ciabattino, del sarto e dell’addetto alla stazione di servizio. […] quando il libro fu organizzato nel suo ordine definitivo, gli scemi, gli ubriaconi e i falliti vennero per primi, e gli spiriti illuminati per ultimi.”

Le anime, attraverso le iscrizioni sepolcrali, si raccontano, accusano i loro assassini o confessano il motivo del suicidio, denunciano la corruzione delle istituzioni e l’avidità dei personaggi più influenti della cittadina; grazie alla deformazione professionale, Masters realizza veri e propri processi tra defunti che, come in un tribunale, incolpano e/o si difendono.

La peculiarità sta nella mancanza di un giudice: la pena è dettata dalla coscienza dei morti, dall’esperienza terrena, dall’interpretazione che ognuno attribuisce alla vita. Ciascuno è detentore della propria “verità”.

Edgar Lee Masters si unisce ai morti di Spoon River il 5 marzo del 1950, quando ad attendere la bara alla stazione c’è solo il figlio Hardin che dirà: “era solo nella morte come lo era stato tante volte durante la vita”.

Sepolto a Petersburg vicino ai nonni adorati, il suo epitaffio recita:

“Buoni amici andiamo nei campi.
Dopo un po’ di passeggio col vostro permesso
vorrei dormire. Non c’è cosa più dolce
né più benigno destino che il sonno.
Non sono che il sogno di un sonno benigno.
Andiamo a passeggio e ascoltiamo l’allodola”

 

 

Hajrina Gufka

 

Bibliografia:

– *Masters : vita, poetica, opere scelte
Milano : Il sole 24 ore, [2008] 655 p. : ill. ; 22 cm

– La *letteratura americana e altri saggi / Cesare Pavese
Torino : Einaudi, 1951 369 p. ; 22 cm

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*