Architettura e Design Arte Arti Visive

Cloud House Rumore di pioggia su un tetto di lamiera: fermiamoci a pensare.

« […However, the changing climate has brought a new threat of increased instability to our food systems by creating
unpredictable weather patterns, which we are seeing as more drought in some locations and
more floods in other locations. This makes it harder and harder to grow food. It is becoming
increasingly important that we have a clear understanding of how closely we are tied to ecological
systems like the water cycle. CLOUD HOUSE offers a moment to sit in a rocking chair and listen
to the rain on the tin roof to reflect upon the fragile dance we are in with nature and our own
survival.»
Matthew Mazzotta

Si lavora incessantemente nella campagna di Springfield, dove un insieme di grandi fattorie e aziende si ritrova a commerciare nel nucleo di una cittadella dell’innovazione sostenibile. Al Farmers Park si cerca il giusto equilibrio tra il tempo lento della natura e quello irrefrenabile dell’economia di mercato. Per l’artista e designer americano Matthew Mazzotta non c’era scenario più variegato in cui calare un congegno la cui semplicità quasi spiazzante suona come un sospiro riflessivo all’interno di una natura (di)segnata dal tessuto produttivo degli uomini. La Cloud House è soprattutto un richiamo alla responsabilità umana nei confronti di una natura generosa e ingiustamente trascurata.

 

La Cloud House è un’istallazione ma per certi aspetti anche un prototipo di architettura sostenibile, in quanto l’arcaico principio che vi soggiace trova già applicazione da secoli in diverse realizzazioni architettoniche, a cominciare da quelle dei nostri avi. La Cloud House è costituita da un elementare profilo di casetta aperto alle due estremità. Una forma di per sé congeniale alla canalizzazione e alla raccolta dell’acqua piovana, la quale viene stoccata in un serbatoio sotterraneo. All’ interno della struttura due sedie a dondolo invitano al riposo e alla riflessione, ma nascondono una piacevole sorpresa: il movimento prodotto da chi si dondola aziona una pompa idraulica che fa risalire l’acqua verso la nuvola che eroga così una piacevole pioggia che colpisce il tetto in lamiera e ristora la vegetazione posta lungo i margini delle aperture laterali della casa. Come l’apparente normalità di un acquazzone risalta sulla complessità dei fenomeni che l’hanno generato, così la struttura architettonica cela (ma tramite la responsabilità del gesto umano evidenzia) il processo meccanico del riciclo delle acque. Lo stimolo della riflessione razionale si accompagna così a quello emotivo del dolce precipitare e nutrire dell’acqua.

 

La Cloud House va oltre il mero espediente meccanico e sfocia immediatamente nella metafora. La struttura diventa la cassa di risonanza di una sinfonia semplice ma sempre più inascoltata: il rumore della pioggia. E’ su questa duplicità che si gioca il gesto creativo di Mazzotta: dalla riflessione sulla sostenibilità insita nei sistemi naturali ne scaturisce una sui piccoli gesti che l’uomo ha dimenticato o che si appresta a riscoprire con meraviglia infantile. I materiali riciclati da una vecchia fattoria confermano il discorso sulla ciclicità dei sistemi, sulle incredibili potenzialità delle risorse e, allo stesso tempo, del loro fragile equilibrio. Con una semplicità schiacciante questa simpatica installazione ci mette davanti alle problematiche del nostro tempo, inducendoci a sostituire una visione ciclica di tradizione contadina a quella infinitamente crescente tipica delle società avanzate. Per questo l’artista si concentra sull’importanza del ciclo dell’acqua e lo fa mettendo in luce la posizione di subordinazione degli uomini alle leggi della natura.

 

La Cloud House è perfetta nella sua ovvietà e lascia intendere che il valore dell’innovazione è forte tanto più lo è il rispetto per ciò da cui attinge. Sembra di vedere in questo la perfezione genuina e riverente dei sistemi tradizionali, dal sistema idrico romano a quello di ventilazione passiva delle civiltà mediorientali, in cui si ritrova un approccio funzionale e sostenibile dell’architettura e degli stili di vita, oggi rimpiazzato dalle logiche del consumo. Solo la crisi idrica del nostro tempo ci sta spingendo, con la violenza dei suoi effetti, a ripensare il valore e le logiche di gestione dell’acqua, dall’ambiente domestico fino alle grandi dinamiche della produzione e del consumo (come il Farmers Park) . Non parliamo di una risorsa inesauribile, ma di un bene prezioso e indispensabile con cui nutriamo e produciamo ogni cosa. Con il ciclo dell’acqua si misura, soprattutto in questi tempi, la vulnerabilità dell’uomo come essere fragile che nemmeno il progresso della tecnica riuscirà mai ad emancipare.

 

L’esperienza che si vive in questa piccola installazione è in realtà quella che proviamo quotidianamente senza rendercene conto. E’ diventato scontato avere a disposizione acqua semplicemente azionando il rubinetto, così com’ è facile escludere dalla percezione il clima raccolto creato dal rumore della pioggia all’esterno. E fa pensare il fatto che esista un luogo che debba ricordarci che tutto questo esiste ed è molto più profondo di quanto si crede. La piccola casetta con la nuvola è misteriosamente efficace come il disegno di un bambino che sa ancora confondere la poesia con il rumore della pioggia sul tetto della sua casa.

 

Fonti contenuti:

http://www.floornature.it/blog/cloud-house-di-matthew-mazzotta-12573/

https://www.detail-online.com/blog-article/cloud-house-by-matthew-mazzotta-30235/

https://www.detail-online.com/blog-article/cloud-house-by-matthew-mazzotta-30235/

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