Letteratura Poesia

Una difesa del femminile in pieno Cinquecento Veronica Franco: letterata e cortigiana fiera di essere tale

Parlando di poetesse, è probabile che la mente corra ad Antonia Pozzi o Amelia Rosselli, autrici contemporanee generalmente note ad un pubblico abbastanza ampio. Nel Novecento il numero delle donne- scrittrici è cresciuto a livelli vertiginosi, ma già tempo prima la donna tenta di affermarsi come essere umano ed anche come letterata.

Può sembrare strano, ma dobbiamo risalire al xvi secolo!

 

Nella lirica italiana del Quattro-Cinquecento la presenza femminile è ampia e variegata; fanno sentire la loro voce scrittrici provenienti da svariati ambiti sociali e da diverse parti d’Italia.

Fino ad allora, il silenzio sulla poetica femminile è imperante: a romperlo è Vittoria Colonna, autrice di componimenti in morte del marito, Francesco Ferrante D’Avalos, e iniziatrice delle rime spirituali.

 

Accanto al suo, si possono fare altri nomi: Chiara Matraini nasce a Lucca, dedica la maggior parte dei suoi versi ad un amante che perde la vita in circostanze oscure e scrive anche testi religiosi; Laura Terracina è una poetessa napoletana che compone poesia encomiastica, riscuote un enorme successo editoriale ed è ricordata per le molte riscritture dei versi ariosteschi; Gaspara Stampa, poetessa aristocratica, lamenta l’incostanza e l’infedeltà del suo amante, Collatino di Collalto, enfatizzando invece la sua fedeltà e abnegazione all’uomo …la lista potrebbe continuare!

 

A mio parere, merita più di un accenno Veronica Franco (1546-1591), figura che può suscitare curiosità e anche un certo apprezzamento per il suo “spirito battagliero”: è una cortigiana che frequentò i salotti aristocratici di Venezia, si affermò sulla scena letteraria anche grazie alla mediazione del circolo intellettuale di Domenico Venier, cui era fortemente legata. Raggiunse l’apice della fama nel 1574, quando il re di Francia Enrico iii scelse di trascorrere una notte con lei; in memoria di questo incontro la poetessa donò all’ospite un suo ritratto e due sonetti. Nel 1580 subì un processo per stregoneria, accusa da cui fu assolta.

 

Nel 1575 vide la luce la sua opera intitolata Terze Rime, divisa in capitoli: nei primi quattordici si crea uno stretto colloquio tra l’autrice e “altre penne”, proprio come un carteggio in versi, che mostra da parte sua un modo collaborativo, dialogante e corale di concepire la propria attività letteraria; viceversa, gli scritti che vanno dal capitolo quindici fino all’ultimo sono unicamente di penna dell’autrice e non ricevono risposta.

 

Alla prima edizione dell’opera seguì un periodo molto lungo di silenzio, rotto dall’edizione di Beccari del 1912; l’anno seguente venne pubblicata quella curata dal Salza, in cui sono stati aggiunti dei sonetti; i primi due sono quelli donati a Enrico iii.

 

L’intento dell’autrice è ottenere con i suoi versi un riconoscimento letterario e, accanto al proprio corpo, rendere pubblica anche la propria poesia, che fino ad allora, per tradizione, era stata riservata alla sfera maschile.

 

Uno dei temi centrali nella sua opera, che dà un tono di sfida alla raccolta, è il rapporto conflittuale con il sesso maschile: per esempio, nel tredicesimo capitolo la poetessa propone un duello con l’amante: lo scontro si trasforma in una battaglia amorosa, un incontro carnale in cui l’uomo è destinato ad essere sopraffatto.

È evidente che per la Franco, l’eroismo femminile non consiste nella costanza dell’amore, nella fedeltà e dedizione assoluta all’uomo ed è curioso come al suo io poetico marcatamente femminile si alternano caratteri tipicamente virili.

[…]

E, se non cede l’ira al troppo amore,

con queste proprie mani, arditamente

ti trarrò fuor del petto il vivo core.

La falsa lingua, ch’in mio danno mente,

sterperò da radice, pria ben morsa

dentro ‘l palato dal suo proprio dente;

e, se mia vita in ciò non fia soccorsa,

pur disperata prenderò in diletto

d’esser al sangue in vendetta ricorsa

[…]

 

Or mi si para il mio letto davante,

ov’in grembo t’accolsi, e ch’ancor l’orme

serba dei corpi in sen l’un l’altro stante.

Per me in lui non si gode e non si dorme,

ma ‘l lagrimar de la notte e del giorno

vien che in fiume di pianto mi trasforme.

Fino a qui, il lettore si immagina con facilità uno scontro fisico dai tratti fortemente erotici.

È curioso che il letto, luogo dell’incontro amoroso per eccellenza in tutta la letteratura, dopo essere stato testimone di molti amplessi vissuti dalla poetessa, cessi di essere tale, ma evochi le lacrime.

Nei versi successivi, la Franco si augura che non ci sia alcun mediatore nel duello amoroso, al contrario, brama la vendetta e prefigura al suo amante l’imminente sconfitta; infatti, lei non ha affatto intenzione di soccombere.

[…]

Quell’arme che da te mi sarà pòrta,

prenderò volentier, ma più, se molto

tagli, e da offender sia ben salda e corta

Dal petto ignudo ogni arnese sia tolto,

al fin ch’ei, disarmato a le ferite,

possa ‘l valor mostrar dentro a sé accolto.

Altri non s’impedisca in questa lite,

ma da noi soli due, ad uscio chiuso,

rimosso ogni padrin, sia diffinita.

[…]

Di tal modo combatter a me piace,

e d’acerba vendetta al desir mio

questa maniera serve e sodisface.

[…]

Forse nel letto ancor ti seguirei,

e quivi, teco guerreggiando stesa,

in alcun modo non ti cederei:

per soverchiar la tua sì indegna offesa

ti verrei sopra, e nel contrasto ardita,

scaldandoti ancor tu ne la difesa,

teco morrei d’egual colpo ferita.

O mie vane speranze, onde la sorte

crudel a pianger più sempre m’invita!

Ma pur sostienti, cor sicuro e forte,

e con l’ultimo strazio di quell’empio

vendica mille tue con la sua morte;

poi, con quel ferro ancor tronca il tuo scempio.

 

Il secondo capitolo è la risposta di Veronica ad un sonetto caudato che la calunniava: non teme di sfidare il suo interlocutore, di nuovo un uomo, nel fare poesia; al contrario, si dice pronta a combattere in qualsiasi lingua e stile e mira a mostrare le sue abilità di donna letterata. In questo caso, mostra anche la volontà di lottare contro il predominio maschile nella scrittura poetica.

Veronica Franco non rinuncia sicuramente ad affermare la propria identità di cortigiana, né a farsi garante di sé e di tutte le meretrici: mostrandosi come donna incredibilmente sensuale, ma anche legata ai valori della cultura, si ribella alla visione negativa della cortigiana che c’è fin da inizio secolo e tiene alto il ruolo intellettuale di queste donne. In sostanza, la scrittrice nobilita il proprio status sociale e crea alla Veronica-meretrice uno spazio di tutto rispetto.

 

Nei versi della Franco ci sono riferimenti alla sua quotidianità, ai luoghi che ha frequentato e alle persone con cui si è rapportata: questo contribuisce a rendere autobiografica la sua poesia. Il capitolo in cui emerge meglio questo aspetto è il diciannovesimo, dove rievoca l’amore inconfessato e non corrisposto che provò da giovane per un sacerdote; rivive quel sentimento ed ammette come la passione non si sia ancora spenta.

 

Nella sua poesia il desiderio carnale femminile non viene soltanto accettato e riconosciuto, ma addirittura esaltato, talvolta anche attraverso un lessico marcatamente sensuale.

In Veronica Franco manca del tutto la volontà di domare il sentimento d’amore, che, al contrario, brucia e la poetessa brama di darne e riceverne.

 

[…] Cosí dolce e gustevole divento,

quando mi trovo con persona in letto,

da cui amata e gradita mi sento,

che quel mio piacer vince ogni diletto,

sí che quel, che strettissimo parea,

nodo de l’altrui amor divien piú stretto.

[…]

Il valor vostro è quel tenace nodo

che me vi può tirar nel grembo, unita

via piú ch’affisso in fermo legno chiodo:

farvi signor vi può de la mia vita,

che tanto amar mostrate, la virtute,

che ‘n voi per gran miracolo s’addita

Fate che sian da me di lei vedute

quell’opre ch’io desío, ché poi saranno

le mie dolcezze a pien da voi godute;

e le vostre da me si goderanno

per quello ch’un amor mutuo comporte,

dove i diletti senza noia s’hanno.

Aver cagion d’amarvi io bramo forte:

prendete quel partito che vi piace,

poi che in vostro voler tutta è la sorte.

Altro non voglio dir: restate in pace.  (ii, 154- 190)

 

Oggi potrebbe sembrare inconcepibile che ad una donna del Cinquecento fosse concesso di desiderare piacere e ottenerlo al pari dell’uomo; eppure, la scrittrice sottolinea chiaramente la reciprocità: «le mie dolcezze a pien da voi godute; e le vostre da me si goderanno».

 

A dispetto del periodo in cui vive e scrive, la sua poesia e la sua persona sono incredibilmente moderne: in quegli anni ha preso avvio la riscrittura di genere che attraverso i secoli è diventata sempre più prorompente.

                                                                                                                                            

                                                                                                                                    Federica Crovella

 

Bibliografia:

  1. Crivelli «A un luogo stesso per molte vie vassi». Note sul sistema petrarchista di Veronica Franco», in «L’ una et l’altra chiave: figure e momenti del petrarchismo femminile europeo: atti del Convegno internazionale di Zurigo», 4-5 giugno 2004, a cura della stessa et alii, Roma, Salerno, 2005, pp. 79- 102.
  2. Crivelli (a cura di), Veronica Franco, in «Liriche del Cinquecento», a cura di M. Farnetti e L. Fortini, Roma, Iacobelli, 2014, pp. 277-325.
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    By: Federica Crovella

    Nome: Federica Crovella
    Studi: Frequento il Corso di Laurea Magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana (Università di Torino).
    Interessi: letteratura italiana e materie umanistiche in generale, musica, canto e recitazione.
    Segni particolari: Rientro nella categoria delle persone basse, ma preferisco definirmi formato tascabile, sono l’anti-sport per eccellenza e decisamente golosa…per chi mi toglie i dolci ( tutti senza esclusioni) sono guai seri!
    Descrizione: Alcuni dicono che sono testarda e permalosa, ma ovviamente non lo ammetterò mai! Rifletto molto, forse troppo, ma qualche volta ne esce qualcosa di carino! Grazie alla scrittura riesco ad esprimere me stessa e spero di riuscire a farlo anche in futuro, adoro cantare e ascolterei musica 24 ore su 24. Dimenticavo… per me dormire è a dir poco fondamentale

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