Letteratura Prosa

“Duo e duello” nella città di K: coppie di gemelli e scrittura come liberazione

La tematica gemellare ha sempre esercitato, nel corso della storia dell’umanità, un grande fascino nei confronti di artisti e scienziati che si sono dedicati all’analisi e alla rappresentazione delle dinamiche che possono presentarsi all’interno di una coppia così misteriosa come solo quella gemellare sa essere. Ovviamente, anche la letteratura si è dedicata all’analisi di questa tematica: basti pensare, già nell’antica Grecia, a molte leggende di fondazione di città alla cui base si trova una coppia gemellare, per presentare lo sforzo e il lavoro per la fondazione di una città come la risultante del lavoro congiunto di due aspetti intrinseci in ogni uomo, l’umano e il divino. Nella tradizione teatrale, come in quella plautina, la cellula gemellare può anche suscitare il riso, provocando inaspettati scambi di identità.

Secondo le parole di Zazzo, famoso pedagogista e psicologo francese, la coppia gemellare è sempre “duo e duello”: ma che accadrebbe se la vita stessa dei gemelli venisse intersecata da un “duello” di proporzioni mondiali, piuttosto che dalle solite lotte fratricide della mitologia?

La scrittrice ungherese Agota Kristof, con la sua “Trilogia della città di K” ci fornisce un esempio perfetto di questa situazione. Protagonisti del suo romanzo sono i due gemelli Claus e Lucas, allontanati dalla famiglia dalle vicende della II guerra mondiale, che nel suo flusso di caos, morte e disperazione li trascina in un paesino alienato, congelato in un mondo che non sembra esistere realmente: la città di K. Quindi, nessuna reale ambientazione geografica: eppure molti elementi all’interno dei romanzi, suggeriscono che la Kristof abbia voluto ripercorrere alcuni eventi che hanno caratterizzato la storia del suo paese d’origine: l’Ungheria.

Gli allontanamenti forzati da circostanze esterne sono una maledizione da cui nessun uomo può fuggire: tutti i personaggi della trilogia sono caratterizzati dal medesimo desiderio di ritorno alle origini, sentimento ben condiviso dalla scrittrice. Ma anche questo tema fondamentale, come tutte le vicende vissute dai protagonisti, viene portato alle estreme conseguenze e diventa un’ossessione, un pensiero fisso, un demone che conduce questi strani abitanti in una follia anche omicida.

L’umorismo nero della Kristof si spinge fino in fondo nell’analisi dei rapporti di coppia in un momento storico drammatico come quello della guerra: il suo romanzo è popolato da un grande numero di coppie mutilate, sempre in cerca della propria metà per riuscire finalmente a sopravvivere. E anche i gemelli subiranno la loro dose di mutilazioni, più metaforiche che reali: la separazione li renderà più forti o il legame gemellare si rivelerà solamente un’illusione?

L’amore è tormentato, violento e molto spesso contiene tratti incestuosi: una rappresentazione in linea con la concezione che la Kristof possiede della vita, vista come una spirale di ininterrotte sofferenze.

Solo una cosa può riuscire ad alleviare l’animo degli uomini da queste sofferenze: la scrittura. Claus e Lucas, che nel corso della trilogia affrontano un cammino tortuoso dall’infanzia all’età adulta, sembrano averlo capito già da molto piccoli: la scrittura riesce ad alleviare il trauma dell’abbandono, che dei bambini della loro età di certo non riuscirebbero ad interiorizzare.

In un mondo sconvolto, distrutto in mille pezzi e senza sentimenti, la scrittura si issa come baluardo dell’identità personale: ogni uomo deve dedicarsi alla scrittura, anche alla semplice registrazione oggettiva dei fatti, pena la possibilità di non poter riuscire a dimostrare la propria esistenza su questa terra.

 

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