Musica

40 anni di Animals Anniversario della favola distopica dei Pink Floyd

No more war pigs have the power, | Hand of God has struck the hour. |
Day of judgement God is calling, | On their knees the war pig’s crawling. |
Begging mercy for their sins, | Satan laughing spreads his wings.

[Black Sabbath; War Pigs; Paranoid; 1970]

 

Padri e figli

Quest’anno si festeggia il ventesimo compleanno di un monumento della musica degli anni ’90. Un onore, quello del riconoscimento, che non si toglie ai ragazzi meritevoli, figurarsi ai più saggi veterani. Esattamente due decenni ci separano da OK Computer (1997) e altrettanti dividono il capolavoro dei Radiohead da Animals (1977) dei Pink Floyd. In venti anni, lo si può immaginare, tutto cambia e così la voce dell’arte che narra il mondo. OK Computer e Animals sono dischi diversi per stile e contenuti, ma se accostati rivelano un percorso lungo il quale si muove una società sull’orlo dello sfacelo. Quell’umanità descritta da Animals, quasi rassicurante nella sua arcaica e crudele tassonomia, si sfalda, soccombe alle macchine e si liquefà nell’entropia della metamorfosi digitale. OK Computer è il canto intimista della generazione Y, dell’alienazione dell’uomo paranoide; Animals è la sinfonia di un mondo incapace di sottrarsi alle proprie leggi spietate.

 

Tramonti

È il 1977 e il tramonto dei ’70 porta con sé gli ultimi bagliori di una rivoluzione culturale ormai scarica e di un’epopea musicale la cui retorica preziosa sta per essere fatta a pezzi dall’avanzata destabilizzante del punk. In questo clima di incertezze si riflettono i destini della band londinese, lacerata da dissidi interni e dalla deriva autoritaria di un Roger Waters instabile e polemico, che già cova i tormenti di The Wall. La copertina di Animals (studio Hypgnosis) è un crepuscolo agghiacciante sui resti di un’epoca. Come una cattedrale di Friedrich, la Battersea Power Station di Londra sta per essere inghiottita dalle tenebre, mentre tra gli ultimi e sinistri sbuffi delle sue ciminiere sta sospeso, indifferente, un maiale volante.

Algie, così fu chiamato il maiale, divenne una delle monumentali mascotte dei Pink Floyd. 

Sguardi

Quello delle fiere è un topos letterario assai ricorrente, ma in questo caso ci porta subito nell’ambito della letteratura distopica di George Orwell. Nel romanzo La fattoria degli Animali, lo scrittore inglese immagina una rivolta che porta gli animali a rovesciare il dominio dell’allevatore e a prendere il controllo della fattoria. Il riferimento alla caducità dell’azione rivoluzionaria sovietica è evidente nell’incapacità delle bestie di mantenere il controllo: gli stessi artefici del cambiamento (i maiali), usano la loro scaltrezza per prendere il sopravvento, ripristinando una condizione di oppressione. È questo eterno vizio dialettico che porta al fallimento della lotta di classe e alla resa compiaciuta delle masse al dominio del consumismo. Della fattoria ideale Waters seleziona i tre macrotipi della società capitalista: cani, maiali e pecore. Nel XX secolo la razza umana non è cambiata e ripropone una divisione tribale fatta di oppressori ed oppressi. Animals è un album impegnato, un manifesto sociale che grida il fallimento degli ideali e di fatto (ri)apre la strada alla contestazione giovanile.

 

Animali

Animals è un concept album, un’opera rock che nella struttura classicista delle suite convoglia il tormento di un’elettronica decadente e lo sberleffo di una satira dissacrante. Le sonorità funky e il turbamento delle digressioni elettroniche affrescano un trittico di grande potenza evocativa. Gli eterei interludi, da molti considerati solo materiale di riempimento, occupano la parte mediana delle composizioni e sono invece il fondamento dei paesaggi sonori ed emotivi in cui calare l’immensa architettura chitarristica di Gilmour, pungente quanto i testi e la voce cinica di Waters. Questi, con il suo humor nero, rivela uno sguardo distruttivo nei confronti della realtà, di cui però non prefigura il superamento. Egli stesso, nella seconda parte di Pigs on the Wing, riconosce una sua natura animalesca di cui intende seppellire i resti nell’Arcadia acustica dove trova rifugio con i suoi affetti. L’album stupisce per una inaspettata coralità, che sembra contraddire la situazione di un gruppo sull’orlo della crisi. Alcune delle tematiche della poetica floydiana – l’alienazione, la follia, il tempo incombente della morte – vengono lette alla luce di una condizione umana e sociale priva di soluzioni escatologiche, poiché ancorata a una dimensione terrena del male. Questo è subito evidente in Dogs, ritratto dell’approfittatore e dell’assassino (lo stesso che sulla copertina di Wish You Where Here stringe vigorosamente la mano all’ignaro che spolperà vivo). Ad attenderlo c’è un miserabile destino di solitudine e sofferenza. Egli verrà trascinato nell’abisso dal peso insostenibile delle sue colpe.

And when you loose control,

you’ll reap the harvest you have sown.

And as the fear grows,

the bad blood slows and turns to stone.

And it’s too late to loose the weight you used to need to throw around.

So have a good drown, as you go down, alone,

dragged down by the stone. (1)

E quando perdi il controllo,

mieterai il raccolto che hai seminato.

E mentre la paura cresce,

il sangue cattivo rallenta e diventa pietra

Ed è troppo tardi per perdere il peso che eri solito

portarti in giro.

Così fatti una buona annegata, mentre scendi giù,solo,

trascinato dalla pietra. (2)


La struttura lirica tripartita di Pigs (Three Different Ones) ricalca quella strumentale comune a tutti i brani. Come anche in Dogs e Sheep, il synth di Wright aggroviglia immagini e sussurra versi lontani. In Pigs i Floyd scoprono il talk box, scatola magica con cui tramutare le distorsioni della chitarra in grugniti inquietanti. Si respira un’aria da stalla, perfettamente resa da tastiere e chitarre che intonano magistralmente il delirio del disfacimento. Prende forma l’immagine di un mondo disturbante, simile a quello di Brazil .

 

Big man, pig man, ha ha charade you are.
You well heeled big wheel, ha ha charade you are.
And when your hand is on your heart,
you’re nearly a good laugh, almost a joker,
with your head down in the pig bin, saying:
“ Keep on digging”, pig stain on your fat chin.
What do you hope to find? (1)
Uomo importante, uomo maiale, ha ha, sei una farsa.
Sei un pezzo grosso benestante, ha ha, sei una farsa.
E quando tieni la mano sul cuore,
sembri un tipo simpatico, quasi un buffone.
Con la testa dentro al porcile, dicendo: “Continua a scavare”, macchie di porco sul tuo mento grasso.
Che cosa speri di trovare? (2)


Tutto rientra nel dominio dello scherno, dell’attacco frontale, ai limiti dell’aggressione verbale. Gilmour è in uno stato di grazia compositivo ed esecutivo. I suoi assoli sono gioielli in grado di riflettere l’immagine grottesca dell’uomo che, nella veste del cane diventa l’allegoria della frode, del villano al servizio del potente, mentre in quella del maiale concentra l’immagine di leader senza scrupoli, di essere abietto che si ingozza alle spalle del gregge ignaro.

Ed è così che sullo spazio agreste di Sheep scende una cappa oscura. Il basso di Waters e le tastiere di Wright sembrano produrre ogni genere di incubo. Un ambient sepolcrale descrive una massa informe che in un turbine bituminoso intona passi sconnessi e alterati del salmo 23. Prigionieri dei loro falsi miti e svuotati delle loro anime, gli individui sono ridotti a carne da macello.

The Lord is my shepherd, I shall not want

He makes me down to lie through pastures green,

he leadeth me the silent waters by.

With bright knives he releaseth my soul.

He maketh me to hang on hooks in high places.

He converteth me to lamb cutlets. (1)

Il Signore è mio pastore, non devo desiderare.

Egli mi lascia riposare attraverso verdi pascoli,

mi conduce lungo le acque silenti.

Con lame lucenti egli libera la mia anima

Mi fa penzolare da ganci in luoghi alti

Mi converte in cotolette d’agnello. (2)

Le pecore sono perdenti di natura e, anche quando riescono a eliminare i cani, ritornano sui loro passi, vanificando ogni tentativo rivoluzionario e spegnendo ogni barlume di speranza nel riscatto dell’umanità. Non resta che scatenarsi in una danza macabra.

 

Battute d’arresto

Questo lavoro rappresenta una tappa importante, troppo spesso trascurata, nella discografia dei Pink Floyd. A sette anni dalla monolitica mucca, i quattro escono dalla campana di vetro della sperimentazione fine a sé stessa per affrontare le contraddizioni del mondo e raccontarle attraverso il fascino caleidoscopico della loro musica. Animals è uno dei momenti in cui i moduli introspettivi e disimpegnati del “progressive” smussano i toni sfrontati e provocatori del punk, arrivando a scrutare i territori della new wave. I ritmi scatenati e trascinanti hanno il sapore di uno sfogo intelligente, di una battuta ironica pronunciata al funerale del mondo.

 

Nel frattempo…

Per i 50 anni dei Pink Floyd, il maiale è tornato a volare sul cantiere di quello che sarà il quartiere smart della Battersea Power Station. Sempre a Londra, ha da poco chiuso i battenti la Mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, al Victoria & Albert Museum. In Italia è possibile calarsi nelle atmosfere floydiane assistendo al tributo della cover band Pink Floyd Legend presso l’Auditorium Conciliazione di Roma il 25 novembre.

 

Post Scriptum

È doveroso ricordare che nell’ottobre del 1977, a circa dieci mesi dalla pubblicazione di Low, David Bowie finiva di registrare Heroes. Con Lodger (1979) andranno a costituire la cosiddetta “trilogia berlinese”.

 

Riferimenti

  1. Pink-Floyd-Lyrics.com. [Online] [Riportato: 25 Ottobre 2017.] Testi. http://www.pink-floyd-lyrics.com/index.html..
  2. Fabio’s Room. [Online] [Riportato: 25 Ottobre 2017.] Testi tradotti. http://www.fabiosroom.eu/it/albums/animals/.

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