Letteratura Prosa

Tra le righe di ‘Nerina’, il romanzo incompiuto di Elsa Morante Un progetto che rinasce nei racconti

La storia di Nerina è la storia di Elsa Morante. Il modo in cui questo romanzo viene scritto e le vicende di cui è testimone sono il modo di scrivere e le vicende di cui tutti i manoscritti e le opere della Morante raccontano. Il manoscritto di Nerina è paradigmatico dell’intimo e tormentato rapporto che l’autrice ha con la sua scrittura. La materia subisce continue trasformazioni, guidata dal polso di una scrittura mai paga di sé. Questa materia si amplia e si contrae, viene abbandonata e poi salvata, si incanala in nuovi rivoli ed assume forme impreviste. Anche i temi che Nerina affronta sono paradigmatici di tutta l’opera di Elsa Morante: l’incanto dell’infanzia, la distruzione del mito, l’abbandono, il non pacificabile rapporto tra genitori e figli.

Il progetto di Nerina non vedrà mai la luce ma è indissolubilmente legato a due racconti che ne rappresentano lo specchio e la conclusione: Donna Amalia e Lo scialle andaluso.

Il materiale manoscritto che contiene la stesura di Nerina è conservato in tre diverse cartelle. Nel primo testimone si possono distinguere una prima stesura ed una successiva revisione che interessa principalmente tre momenti della narrazione: l’infanzia della protagonista e la vita dei suoi genitori, il personaggio di Maria Cardona, l’adozione di Nerina da parte di quest’ultima. Nel passaggio dalla prima alla seconda stesura la figura della baronessa Maria Cardona cambia nome, per diventare Donna Amalia. Prende vita in questi fogli la materia che arriverà a pubblicazione sotto forma di racconto e col titolo Donna Amalia. Nel secondo supporto che contiene la stesura di Nerina la narrazione prosegue linearmente da dove s’era arrestata ed alla prima stesura non ne succede una seconda, ma solamente delle correzioni contestuali alla scrittura o di poco successive. Tutto il quaderno è interessato dalla narrazione di vicende che, una volta abbandonato il progetto,  prenderanno forma di racconto con il titolo Lo scialle andaluso.

In Nerina la narrazione inizia dall’incontro dei genitori della protagonista: il soldato di colore Zaccaria, che troverà lavoro nelle miniere, e la bellissima Agata, siciliana “bionda del più puro tipo normanno”, che lavora a servizio in casa del maresciallo del paese. Dalla loro unione nasce dopo poco tempo Nerina. Per suo padre, che sceglie il nome, esso rappresenta semplicemente “il più grazioso e allegro suono del mondo” e “Agata, la madre, giudicò perfettamente naturale di dare un tal nome alla bambina appena nata; poiché, in verità, nessun nome le si adattava meglio di questo. Solo, essendo molto devota alla Madonna, ella volle aggiungere a Nerina Annunziata come secondo nome”. Due nomi, in realtà, su cui grava già il peso del futuro: una diversità di cui Nerina sarà solo più tardi consapevole, e la condanna, parallela a quella della giovane Nunziata de L’isola di Arturo, romanzo fratello, ad un amore impossibile. Un destino di lutto e abbandono accomuna Nerina e Arturo: la perdita della madre da piccoli, la vita povera e solitaria, la presenza di figure maschili che tentano invano di colmare l’assenza paterna.

Tuttavia, non è solo ad Arturo che il destino di Nerina strizza l’occhio: a ben vedere troppe somiglianze legano queste vicende a quelle narrate ne Il soldato siciliano, il racconto di Elsa Morante pubblicato in “L’Europeo” nel 1945. Esso attinge, per la prima volta, al magma dell’esperienza di guerra ed esilio vissuta dalla stessa autrice, e Nerina, pochi anni dopo, fa tesoro di questa prima elaborazione, come continuando a scrivere un unico romanzo totale.

Il villaggio da cui proviene Gabriele, il soldato siciliano che la scrittrice incontra durante una notte di guerra in un ricovero di fortuna, si chiama Santa Margherita, come il paesino di Nerina. Anche sua figlia Assunta, come Nerina, perde presto la madre, che fugge di casa “per fare la mala vita”, e come Nerina trascorre un’infanzia solitaria.

Intorno ai dodici anni, la vita di Nerina incrocia quella della donna che saprà cambiare il suo destino: la Baronessa Maria Cardona, importante dama della città. Con la seconda redazione, la materia subisce una grandissima dilatazione e il personaggio di Maria, che prende il nome di Amalia, diventa il centro di uno zoom che ne racconta i capricci, le smanie e la passione travolgente e superficiale per ogni elemento della natura, quello zoom che avrà vita propria come racconto, col nome di Donna Amalia.

Giuditta, amica d’infanzia di Amalia, ha aperto a Palermo una scuola di danza: è lì che Amalia manda Nerina a perfezionare la sua arte di ballerina, ed è lì che Nerina incontrerà il suo “amore impossibile”, Andreuccio Campese. Da questo punto in poi la narrazione prosegue raccontando i fatti che, una volta abbandonato il progetto, saranno al centro de Lo scialle andaluso.

La stesura di Nerina, che era iniziata il 27 novembre 1950, si interrompe verosimilmente alla primavera/estate del 1951. Dopo aver rivelato in un’intervista del 1952 a “l’Unità” l’intenzione di proseguire il romanzo, Nerina smette in realtà di vivere come romanzo e rinasce nei racconti: nel 1953 viene pubblicato Lo scialle andaluso e nel 1957 è la volta di Donna Amalia; entrambi confluiranno poi nel 1963 nella raccolta Lo scialle andaluso.

La scrittrice, che era solita riempire le sue carte di appunti e schemi, ha lasciato però testimonianza, tra le pagine del manoscritto, di alcuni promemoria a sé stessa che l’avrebbero dovuta aiutare nel proseguo della narrazione. Nerina nelle intenzioni dell’autrice dovrebbe rappresentare l’innocenza, il gioco, la passione per il mondo che non riesce a reggere l’urto e la pesantezza dell’età adulta. Per questo motivo ella è destinata alla morte.

Ecco che i nomi della protagonista si svelano nella loro intenzione premonitrice: Nerina perché portatrice di una diversità inconciliabile e perché erede forse della Nerina leopardiana, con cui condivide l’amore per la danza e una condanna: “Ma rapida passasti; e come un sogno / Fu la tua vita”; Annunziata, che là per Arturo e qui per Andrea è complice e irrealizzabile amante.

BIBLIOGRAFIA:

  1. Morante, Opere, Milano, Mondadori, 1988, vol. I.
  2. Zagra, Santi, Sultani e Gran Capitani in camera mia. Inediti e ritrovati dall’Archivio di Elsa Morante, Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, 2012.

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