Cinema

I segreti di David Lynch L’onirismo, il soprannaturale e l’evocazione del male

Tramessa in onda, per la prima volta, negli Stati Uniti tra il 1990 e il 1991, I segreti di Twin Peaks è una serie televisiva in due stagioni, che reca il marchio inconfondibile dell’estro surrealista del regista David Lynch, coadiuvato dallo sceneggiatore Mark Frost. Serie dal destino altalenante, comunque contrassegnata dall’etichetta di “TV d’autore”, Twin Peaks affonda le sue radici nel cuore di diverse contrastanti tradizioni cinematografiche: è preponderante la componente del mistery horror drama, che gioca in maniera subdola con il delicato equilibrio psicologico dei personaggi, e si intreccia paradossalmente con i movimenti frivoli e nonsense che caratterizzavano le soap opera, puntualmente parodizzati fino all’eccesso. Tutti questi elementi fanno da sfondo ad una, apparentemente, classica trama da detective story, tra i cui misteri si cela la risposta ad un’inquietante e ricorrente interrogativo:

“Who killed Laura Palmer”?

Sta all’agente speciale dell’FBI Dale Cooper, interpretato da Kyle Maclachlan,  riuscire a scoprire l’identità dello psicopatico assassino che si nasconde tra gli strani abitanti di Twin Peaks. Accertatosi ormai del fatto che la razionalità non trova ospitalità nella piccola cittadina a cui è stato assegnato, Cooper si affida ai precetti del metodo tibetano, rispettoso dell’influenza di spiriti soprannaturali nelle faccende umane. Coadiuvato dai saggi consigli del gigante protettore della Loggia Bianca, proiettato insieme al proprio doppelgänger nella Loggia Nera, dimensioni simbolo della classica dualità tra il bene e il male, il viaggio di Cooper conduce lo spettatore in un universo surreale e mistico in cui il soprannaturale si mescola con la dimensione naturale del paesaggio.

Pur essendo dichiaratamente ambientata nel 1989, tutta la trama porta con sé un voluto offuscamento delle coordinate spazio-temporali: scelta funzionale all’emergere di una dimensione da sempre legata al soprannaturale, quella del sogno che spesso sfocia nell’incubo. Il filo rosso dell’onirismo scandisce le vite di tutti i personaggi, esponendoli alle più intime paure della natura umana, che sprigionano tutto il proprio potenziale perturbante. I meccanismi della dimensione onirica agiscono in profondità manipolando le azioni a volte incomprensibili dei personaggi: veicolo principale della lotta tra il bene e il male, il sogno si innesta nelle loro menti insinuando il dubbio e il sospetto. Lo stesso finale della seconda stagione porta con sé l’incertezza e l’inquietudine del sogno, alimentate dalla profezia annunciata da un’ormai defunta Laura Palmer:

“Special agent Dale Cooper, I’ll see you again in twenty-five years”.

Ed esattamente dopo 25 anni dalla cancellazione della serie, Lynch e Frost sono tornati a scuotere il panorama del piccolo schermo con l’annuncio di una terza stagione, integrata dalla pubblicazione del romanzo Le vite segrete di Twin Peaks che, insieme al film Twin Peaks – Fire Walk With Me del 1992, realizza una perfetta triade artistica, esemplare unione tra cinema, televisione e romanzo epistolare.

Twin Peaks – Il Ritorno sprofonda ancor di più nei meandri dell’onirismo e del surrealismo, presentando una serie di sequenze da cinema sperimentale al limite dell’ermetico e del simbolico. I sogni diventano sempre più frequenti e frenetici, il legame tra il soprannaturale e la dimensione del reale diventa sempre più flebile, in una spirale vertiginosa di misteri criptici che pian piano scatena il dubbio angoscioso nello spettatore riguardo la veridicità di affermazioni come “We are all living in a dream”. Un sogno inquietante e dalle valenze mistico-religiose che, inevitabilmente, come nel sogno di Gordon Cole, personaggio interpretato da Lynch stesso, porta a chiedersi:

“Who is the dreamer?”

Forse si tratta di un sogno partorito dalla stessa mente contorta del regista, implacabile nel portare avanti una critica e, al tempo stesso, una condanna inflessibile che ricade su tutti gli uomini: le riflessioni sulla bomba atomica e sulla genesi del male, inducono lo spettatore a pensare che in fin dei conti la dimensione soprannaturale non è altro che una metafora del male che, inevitabilmente, si annida nel cuore di tutti gli uomini.

Roberta Giudice

 

 

Bibliografia:

Le vite segrete di Twin Peaks, Mark Frost, Mondadori, 2017

visione di: I segreti di Twin Peaks di David Lynch e Mark Frost, Twin Peaks – Fire walk with me di David Lynch

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