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La Valletta City Gate: essere città storica, senza nostalgia Brillante intervento del Renzo Piano Building Workshop nel centro storico della capitale maltese patrimonio UNESCO.

Prospettive

Spesso, di fronte all’incombenza del contemporaneo ci si comporta stendendo sui nostri centri storici dei lenzuoli immacolati, cercando di opporsi con il culto della storia al necessario divenire della stessa. Quando in alcuni casi la multiforme bellezza del panorama della città storica viene percepita come il frutto di una continua sedimentazione, ecco che si impara a vivere la città stessa come un organismo vivo e pulsante e non come un cimelio da esposizione. È il caso del cuore di “Valletta City Gate”, straordinario intervento dello studio Renzo Piano Building Workshop in uno dei meccanismi urbanistici più suggestivi del Mediterraneo. La sistemazione del centro storico della capitale maltese non solo conferma il genio di Piano e collaboratori, ma restituisce l’idea di un’architettura del nostro tempo che è in grado di guardare indietro senza rinnegare sé stessa.

City Gate schizzo

The City Gate

Ci troviamo nella superficie compresa tra le mura di La Valletta, già Patrimonio Unesco, luogo cruciale per la conservazione di quell’inestimabile groviglio di culture che fa di Malta uno scrigno prezioso della cultura Mediterranea. Il nucleo progettuale ruota attorno a tre entità architettoniche: il nuovo Palazzo del Parlamento, la nuova porta e il teatro all’aperto; organismi autonomi, ma profondamente interconnessi nella logica del progetto. Questi si inseriscono in un’area a ridosso delle mura cinquecentesche, sottraendola alla condizione di marginalità e degrado in cui versava. La potenza del progetto sta proprio nella capacità di riagganciare questo tassello urbano al resto della città vecchia, di fungere da cerniera tra il nuovo organismo architettonico del Parlamento e le preesistenze, restituendo unitarietà al centro storico. Sistemando l’area appena oltre il fossato, Piano la connette al centro cittadino aprendo il Gate, una porta cittadina; una fenditura essenziale, quasi fisiologica della pietra, ma tale da creare un monumentale punto di fuga lungo l’asse di Republic Street. Il Gate si apre come un sipario, abbattendo la serrata continuità del precedente camminamento murario. Al suo posto, due monumentali scalinate fiancheggiano le mura. L’incisività del gesto architettonico cancella la schermatura trifornice della vecchia porta bergonziana e stabilisce un collegamento diretto tra il ponte pedonale e la via principale.

La porta costruita da Alziro Bergonzoni, 1963

 

La Valletta City Gate

Il Palazzo

Il Palazzo del Parlamento è un esempio di innovazione sostenibile, di un senso del costruire che fa della funzione pratica un atto estetico, un impegno importante, connesso a quello dell’istituzione che contiene e rappresenta. Alla scomposizione volumetrica, che esalta il carattere strutturale delle superfici murarie, si somma lo straordinario trattamento delle facciate, dove la tradizione della materia prima locale incontra l’alta tecnologia della lavorazione. La frammentazione del pattern recupera alcune consuetudini costruttive dell’area medio orientale, rispondendo attraverso di esse al bisogno di sostenibilità (proprio come nelle strutture tradizionali). Ogni taglio della pietra, capolavoro della parmigiana CFF Filiberti, è perfettamente calibrato per concorrere alla sostenibilità bioclimatica dell’intero apparato, secondo la logica del frangisole e della ventilazione passiva. Al pian terreno un giardino interno guarda la strada attraverso i due pilastri d’acciaio che tengono sospesi i grandi contrafforti lapidei. Si respira un senso di monumentalità, non come quella del Parlamento di Khan a Dacca, bensì una monumentalità compatta, misurata, ma comunque austera, solenne. La solida robustezza dei volumi si integra in quello che al primo sguardo appare come un paesaggio materico, dominato dalla calda pietra maltese. È così che lo stile contemporaneo incontra quelli di altre epoche, ne rilegge gli schemi e diventa parte integrante di quell’immagine della città fino ad allora apparentemente inalterabile.

Dettaglio facciata nuovo Parlamento

 

Il Teatro Reale

Il recupero dei resti del Teatru Rjal è il punto di arrivo del progetto di recupero di quest’angolo di La Valletta. All’azione di ripristino del bene storico in sé si affianca una sua rilettura funzionale alla luce dell’unitarietà dell’intero progetto. Del Teatro ottocentesco, quasi interamente distrutto dai bombardamenti del 1942, si conservano il basamento e parte delle colonne, che nel nuovo progetto si trasformano nel recinto scenografico di un teatro all’aperto. Restaurati e rifiniti, i resti sono unificati da un’intelaiatura d’acciaio che sembra tenerli assieme tramite una rete di segmenti intangibili, confermandone l’appartenenza ad un’unità strutturale e visiva. La semplicità dell’operato restituisce un senso alle rovine, che ora fanno da perimetro allo spazio di un teatro aperto e accessibile come una piazza rialzata.

Teatro Reale

 

Il Fossato

Attraverso il ripristino delle dimensioni originarie del ponte pedonale, lo studio di Piano punta a valorizzare lo spazio del fossato. Questo spezza il ritmo serrato del costruito e circoscrive la città storica. Ridefinirne lo status architettonico è un obiettivo del progetto City Gate che propone una riqualificazione all’insegna della sostenibilità: spazi verdi e alberature seguiranno l’estensione del fossato. La duplice valenza di cesura e cucitura è suggerita dal singolare recupero del tracciato dell’antica ferrovia, che verrà impiegato come tunnel ipogeo per collegare il complesso del Parlamento all’immediato perimetro esterno.

Luci e colori

“L’architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce”, diceva a ragione Le Corbusier. Uno dei valori aggiunti del City Gate risiede nell’impiego sapiente della pietra calcarea della cava dell’isola di Gozo. Il suo colore chiaro, il suo tono giallo è tra gli artefici di quell’atmosfera radiosa che si gode osservando il centro di La Valletta. Ma anche quando cala la notte, sotto una nuova luce continua a compiersi quell’alchimia di luci e volumi (progetto illuminotecnico IGuzzini). Nel gioco chiaroscurale delle facciate e dei blocchi sagomati del City Gate, quel chiarore diffuso ci restituisce il rigore e la bellezza di queste volumetrie che sanno inserirsi non solo nello spazio, ma anche nel tempo, sia esso passato, presente o futuro.

Disegni

A La Valletta si riscopre l’importanza del dialogo tra le diverse componenti del contesto urbano. Il valore del progetto non si esaurisce nel manufatto in sé, ma trova la sua ragion d’essere nel rapporto con lo spazio già costruito. Un intervento come quello del RPBW induce a riflettere sulle responsabilità della nostra epoca nella conservazione della sua memoria, ma soprattutto sulla sua possibilità di continuare a costruirla. Questi architetti sono intervenuti in uno scenario protetto da vincoli giuridici, morali, da un’aura di reverente intangibilità; si sono trovati a lavorare dentro la storia e ad essa hanno affidato la tutela del loro segno, il segno del nostro tempo.

Veduta del City Gate con il Bastione di St. John

 

 

 

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