Letteratura

Il ricorrere del fiume: Eraclito e Stechschulte

Tra i frammenti di Eraclito di Efeso è sicuramente il più celebre, delle citazioni desunte dal mondo classico la più ricorrente:

«Nello stesso fiume infatti non si può due volte entrare, secondo Eraclito, né essenza mortale (può) due volte coglierla, <la stessa> nella sua disposizione; ma per rapidità e sveltezza del suo cambiamento, si disperde e nuovamente si raccoglie […] e s’accosta e si discosta»[1]

Un assunto incrollabile su cui hanno speculato i filosofi migliori, i maggiori letterati. Un assunto, però, erroneo o, per meglio dire, pensato da chi forse non aveva mai visto bene un fiume scorrere.

A confutare «l’oscuro» sono due autori: uno direttamente, l’altro meno. Il primo è Michel Serres, filosofo, sì, ma ancor prima ufficiale di marina, che in una conferenza tenuta alla «Fondation des Treilles» osò dire:

«Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume, dicono. Perché? Perché il fiume scorre irreversibilmente. Eppure nella totalità del percorso, dalla sorgente alla foce, l’acqua evapora, il vapore forma le nuvole, queste si rompono, piove, ecco l’acqua che torna. È un ciclo ampio, ma relativamente stabile. Senza di lui, si sa, non ci sarebbero fiumi. Non è lo stesso fiume. Eppure è lo stesso fiume. Non è la stessa acqua, eppure è un po’ la stessa acqua»[2]

Serres infrange l’immagine eraclitea dello scorrere irrimediabile del tempo, del leggendario panta rei, del sempreverde tempus fugit. Ma non ci lascia orfani di un’idea, non è un bieco iconoclasta, ce ne regala un’altra: la contingenza ovvero la possibilità – improbabile, per non dire aleatoria, ma pur sempre immaginabile – di bagnarsi due volte nella stessa acqua dello stesso fiume.

Alle costruzioni dialettiche del filosofo francese si legano quelle immaginifiche de «I dilettanti» (001 Edizioni, 2017) di Conor Stechsculte, assoluto protagonista del fumetto indipendente americano.

Nelle tavole di questo enigmatico graphic novel leggiamo due storie apparentemente sconnesse, il che a prima lettura potrebbe farci pensare che quest’opera preferisca il nonsense all’epifania: da una parte la terribile e ultima giornata di lavoro di due macellai, Jim e Winston, immemori tutt’a un tratto degli usi e delle pratiche del loro lavoro; dall’altra il diario di una studentessa di un istituto femminile iniziato dopo un inaspettato ritrovamento.

Ma l’apparenza è un’ingannatrice scaltra e, a poco a poco, la lettura che mesce la parola con l’icona svela i fili rossi delle narrazioni.

Dapprima le ragioni del titolo. Perché dilettanti (the amateurs il titolo originale) nel lavoro di Stechschulte non è necessariamente sinonimo di incompetenti o di privi di esperienza professionale. Ai due macellai non mancano i rudimenti del mestiere, però non riescono a ricordarli; alla collegiale, Anne M. Nemeth, non succede nulla perché si possa dubitare di sue esperienze o che altro.

Tutti i protagonisti si mostrano davvero dilettanti solo se posti dinanzi alla crudeltà umana. Sono loro crudeli e non hanno coscienza del dolore che infliggono, come Jim e Winston quando tentano di uccidere una mucca; oppure ‒ ed è il caso di Anne che vede le sue compagne divertirsi ad incidere il guscio di una tartaruga ‒ non riescono a credere che si possa far soffrire un altro essere vivente solo per uno stupido capriccio. Ciò che segue è la rovina o lo sconcerto.

Altro elemento ‒ e qui finalmente ritorniamo al nostro Eraclito ‒ che unisce le tragicomiche avventure dei macellai smemorati con le pagine private della studentessa è il fiume.

Fiume che fa da testimone unico, silenzioso ai drammi (dis)umani che si consumano. Mentre assiste, non scorre, permane. Sembra immobile, acronico rispetto alla discronia delle vicende disegnate. Fiume che si penserebbe irrimediabilmente diverso, eppure è uguale e in modo uguale «infetta» i nostri antieroi di quel morbo che le anime le disperde e le raccoglie, le accosta e le discosta. Il pensatore efesino sosteneva che ciò accadesse nella mutabilità, e invece no. Le acque non mutano né mutano gli animi. Le acque immutabili disvelano Jim, Winston, Anne come entità frangibili che tentano di sopravvivere alla loro stessa natura.

In questa storia c’è chi nell’unità si disperderà quasi annientandosi e chi nella dispersione troverà la sua unità armonizzandosi con la natura che le sta attorno.

[Le immagini del fumetto di Conor Stechschulte presenti nell’articolo sono riprese dall’edizione italiana de «I dilettanti», edita da 001 Edizioni nel 2017. Ringraziamo l’editore per la gentile concessione.]

[1]I presocratici. Testimonianze e frammenti da Talete a Empedocle, Milano, Rizzoli, 1991

[2]Serres Michel, Riscoprire il tempo, in: Alferj P. e Pilati A., Conoscenza e complessità, Roma, Theoria,1990

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*