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Disuguaglianze Socio-Economiche: Ugualmente Negative per Tutti Il contributo della psicologia sociale

Viene spontaneo pensare che tutti reputino le disuguaglianze sociali un problema indesiderato e che andrebbe risolto. Discutere sulle cause che portano a situazioni non eque potrebbe richiedere ore, se non giorni; ci si potrebbe concentrare invece su un quesito molto semplice: se siamo tutti contrari alle disuguaglianze, come mai non sono ancora state risolte?

Molti ricercatori si sono posti questa domanda nell’affrontare il paradosso tra la naturale avversione umana per l’ingiustizia e il progressivo aumento a livello globale delle situazioni di disparità sociale. Norton e Ariely hanno cercato di capire quale fosse la posizione dei cittadini americani sulle inuguaglianze nazionali (tra le più pronunciate al mondo), valutando il loro livello di conoscenza effettiva della situazione socio-economica americana in termini di distribuzione delle ricchezze tra le varie classi sociali, e la distribuzione che vorrebbero personalmente nella nazione in cui vivrebbero idealmente.  I risultati mostrano come la disuguaglianza venga sottostimata, dimostrando una generale ignoranza sulla gravità della situazione nazionale; si è rilevata inoltre una grande tendenza a optare per una situazione socio-economica più vicina a quella dei paesi nord-europei (come la Svezia).

Basandosi su questi e molti altri studi dai risultati simili, si potrebbe pensare che un grosso problema sia quello della scarsa consapevolezza della disuguaglianza, e di tutti quelli che sono i suoi numerosi effetti negativi sulla popolazione nel suo complesso: progressivi peggioramenti in termini di salute in generale, benessere dei bambini e mortalità infantile, obesità, gravidanze adolescenziali, tasso di disturbi psichici, uso di sostanze, aspettative di vita, fino ad arrivare a fattori meno evidentemente legati alla problematica come il rendimento scolastico e la fiducia nel prossimo (secondo studi cross-culturali di Wilkinson e Pickett).

È importante tenere in considerazione come la disuguaglianza socio-economica colpisca la popolazione nel suo complesso, non solo i più poveri. Di fatto, all’aumentare delle inuguaglianze aumenta la necessità di accrescere la propria immagine di sé a livello sociale, cercando di essere “meglio degli altri”. Inoltre, le società più diseguali sono quelle che presentano una maggiore stratificazione sociale: all’aumentare della disuguaglianza, aumenta il numero di “gradini” sociali, e conseguentemente il numero di potenziali confronti svantaggiosi per la propria immagine. Questo a sua volta comporta maggiore preoccupazione di essere giudicati negativamente da persone di rango sociale superiore. Il punto centrale non è dunque il confronto assoluto, ma quello relativo: una persona ricca, che vive senza alcuna preoccupazione primaria (come il patire la fame o il freddo) potrebbe comunque ritrovarsi insoddisfatta della propria vita, se una persona più ricca dovesse presentarsi per strada con un modello di automobile più moderno del suo, o con un orologio più sfarzoso al polso.

A complicare ulteriormente la situazione, si aggiunge la cosiddetta “Ipotesi del mondo giusto” (Lerner), secondo la quale ogni cosa esiste nel mondo secondo un certo ordine naturale imposto dall’alto, che la rende giusta a priori. Le persone sono spinte dunque ad accettare le differenze tra le varie classi sociali – anche quando eccessive, e che esse sono eventualmente dovute ad una colpa o mancanza personale di chi è svantaggiato. Si parla di una vera e propria giustificazione del sistema, una tendenza a razionalizzare lo status quo, credendo che esso sia accettabile, naturale e legittimo (Jost & Hunyady).

Tutto questo porta, nel complesso, alla creazione di circolo vizioso difficile da smantellare. Promuovere la piena consapevolezza della disuguaglianza e dei suoi elementi più sottili – e di come si tratti di un fenomeno complessivamente negativo per tutti – potrebbe tuttavia spingere le persone verso società più eque, in cui si ridurrebbero sia le ideologie giustificanti, che questa necessità malsana di dover essere “migliori”, portando così le persone a preoccuparsi per chi ne ha davvero bisogno, e riducendo il malessere di ogni singola componente della società.

 

 

 

Bibliografia

Norton, M. I., & Ariely, D. (2011). Building a better America—One wealth quintile at a time. Perspectives on psychological science6(1), 9-12.

Wilkinson, R., & Pickett, K. (2010). The spirit level. Why equality is better for.

Lerner, M. J. (1980). The belief in a just world. In The Belief in a just World (pp. 9-30). Springer, Boston, MA.

Jost, J., & Hunyady, O. (2003). The psychology of system justification and the palliative function of ideology. European review of social psychology13(1), 111-153.

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    By: Andrea Scatolon

    Formazione: Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, del Lavoro e delle Comunicazioni (Padova – in corso). Fare ricerca nell’ambito della Psicologia Sociale è un sogno che perseguo da un paio di anni, e spero di poter continuare al più presto lungo la strada del dottorato.
    Interessi: videogiochi, anime/manga, libri, serie tv, musical (sì, niente di fisicamente attivo insomma)
    Descrizione: Qualsiasi cosa sia ingiusta e non paritaria, che si tratti di disuguaglianze economiche, razzismo, discriminazione di genere o in base all’orientamento sessuale/romantico, per me è oggetto di costante discussione e battaglia sociale. Penso che studiare psicologia (in particolare se si tratta di psicologia sociale) non debba rimanere fine a sé stesso, ma debba sempre e comunque avere ripercussioni concrete nel mondo reale. Per questo, con il mio percorso di studi spero di riuscire a cambiare qualcosa – seppur nel mio piccolo – per il meglio nella società attuale e futura.

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