Letteratura Prosa

Jean-Paul Sartre e Il Castoro La fedele infedeltà di una coppia anticonformista

Girovagando nel cimitero di Montparnasse, oltre alle tombe di personaggi illustri come Baudelaire, Guy de Maupassant, Constantin Brancusi o Man Ray, ci si potrebbe imbattere in una lapide tanto singolare quanto romantica, “tavola” imbandita ricca di biglietti della métro, fiori, lettere e baci a stampo con tanto di rossetto; il primo ad esservi deposto fu Jean-Paul Sartre nel 1980, seguito da Simone de Beauvoir esattamente sei anni dopo.

Entrambi di Parigi, lui era nato il 21 giugno 1905, aveva perso il padre a un anno, era cresciuto col nonno materno rivelandosi subito curioso e precoce.

Lei, classe 1908, appartenente all’alta borghesia, aveva assistito al tracollo economico della famiglia causato dalla Grande Guerra; in quanto donna-senza dote, non le rimanevano che due possibilità: prendere i voti o eccellere nella carriera sino ad ottenere un impiego stabile e dignitoso.

Le loro vite si incroceranno per la prima volta tra le mura della facoltà di filosofia della Sorbona, episodi che lei descriverà dettagliatamente nel primo romanzo autobiografico “Memorie di una ragazza perbene”:

«Le vacanze di Pasqua finirono; mi ritrovai con piacere tra i miei compagni, nei giardini della Scuola Normale fioriti di lillà, di citisi, di crespini. Li conoscevo quasi tutti. Soltanto il clan formato da Sartre, Nizan e Herbaud, mi restava chiuso; non si mescolavano con nessuno

Fu proprio quest’ultimo, Herbaud, primo amico intimo, a scrivere sul suo quaderno a grosse lettere “BEAUVOIR = BEAVER”, aggiungendo – voi siete un castoro, i castori vanno in bande e hanno lo spirito costruttore ‒.

Sull’amico Sartre le riferì: «Lui pensa tutto il tempo, salvo quando dorme, forse!».

Erano, per tutti, settimane di studio intenso, dedicate alla preparazione della tesi e dell’agrégation (idoneità all’insegnamento):

«il giorno dopo mi avviai alla Sorbona col batticuore; sulla porta incontrai Sartre: ero stata ammessa, al pari di Nizan e di lui. Herbaud era stato respinto. Lasciò Parigi quella sera stessa, senza che ci rivedessimo.

Da questo momento vi prendo per mano io ‒ disse Sartre quando mi ebbe annunciato ch’ero stata ammessa agli orali.»

Comincia così una delle “storie d’amore” più scandalose e anticonformiste del Novecento, che vede protagonisti due dei massimi esponenti dell’esistenzialismo; una nuova visione della vita, l’esistenza che precede l’essenza, ovvero: “l’uomo è condannato ad essere libero” (per dirla con le parole di Sartre), le sue azioni-decisioni sono frutto del raziocinio, totalmente indipendenti da entità superiori, dal “destino”. Ogni essere umano nasce, esiste, agisce e solo successivamente acquisisce un’identità in base alla vita che ha scelto, al comportamento adottato (Sartre afferma: “l’uomo non è altro che il suo progetto”).

Esporre e sostenere un’ideologia che rinnegasse la presenza di un Dio, di forze incontrollabili al di sopra dell’uomo, provocò un’insanabile spaccatura della popolazione francese: da un lato le generazioni mature, reduci da due guerre mondiali, bisognose del conforto della fede; dall’altra i giovani, imbevuti della musica di Beatles e Rolling Stones, dei racconti della Beat generation, affascinati dai movimenti rivoluzionari nei paesi del terzo mondo e sfiduciati dal colonialismo e dagli strascichi di antichi rancori tra le superpotenze.

Il passo verso la rivolta fu breve: nel maggio del ’68 gli studenti presidiano il Quartiere latino, erigono barricate; i lavoratori indicono scioperi, occupano fabbriche; arrivano artisti e intellettuali a difendere la causa dei giovani e dei più deboli, mettendo in ginocchio uno dei paesi più sviluppati d’Europa.

Non potevano mancare, rigorosamente in prima fila, i fautori della libertà, il padre dell’esistenzialismo e la madre del femminismo.

Lui, pseudo-viveur parvenu malinconico, lei, giovane donna curiosa e ambiziosa. Si conoscono, si amano, si esplorano.

Il fuoco della passione si spegne dopo poco, lasciando spazio a una complicità e stima fuori dal comune, motore di tutta l’opera letteraria, filosofica e teatrale dei due.

Il tacito accordo prevede una fedele infedeltà tesa a rafforzare il legame di coppia, ossia: Jean-Paul e Simone esistono solo in presenza di un “terzo” che ha il compito di far emergere e affermare i “caratteri dominanti”. Jean-Paul e Simone sono individui separati finché un intruso non diventa collante, ricordando loro che non possono allontanarsi e perdersi.

Lui amerà altre donne, lei amerà altri uomini e altre donne, svariate passeranno dalle mani di una a quelle dell’altro, triangoli amorosi dove il sapore della de Beauvoir raggiunge la meta-Sartre, tramite corpi senz’anima, in ménage à trois illusori, dove le uniche vere presenze saranno sempre e solamente Simone e Jean-Paul.

Il loro è un amore necessario, indispensabile, imprescindibile dalla vita; i legami con “terzi” sono amori contingenti, interessanti solo se spiattellati in romanzi e autobiografie immorali.

Insieme si impegnano politicamente, viaggiano, collaborano con la rivista Les Temps Modernes, combattono per i diritti delle donne.

Lei intraprenderà una relazione a distanza con l’americano Nelson Algren, rifiutando tuttavia la proposta di matrimonio e di trasferimento negli Stati Uniti. Sarte si consolerà con allieve e colleghe, decidendo poi di comprare casa e condividerla con l’adorata maman.

Il sodalizio sentimentale e intellettuale vedrà la sua fine solo con la morte di Jean-Paul, accompagnato, anche nella malattia, dal suo bel Castoro, compagna di una vita che gli dedicherà la sua ultima grande fatica, “La cerimonia degli addii”.

Non sarebbe corretto chiamarla storia d’amore, come non lo sarebbe etichettarla come semplice amicizia; rimane curioso come Sartre, nel suo romanzo “la nausea” , metta in bocca ad un personaggio queste parole :

« Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento. C’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa.»

Jean-Paul e Simone hanno riflettuto troppo. Forse.

 

Bibliografia:

-*Memorie d’una ragazza perbene / Simone de Beauvoir ; traduzione di Bruno Fonzi
Torino : Einaudi, 1978
371 p. ; 20 cm.

-Sartre / a cura di Gabriella Farina. Milano : Corriere della Sera, 2014
167 p. : ill. ; 19 cm.

-Sartre : una sintesi / Gérard Wormser ; [traduzione di Chiara Pasquini ; cura di Gabriella Farina] Milano : C. Marinotti, [2005] 207 p. ; 21 cm.

-Lettere al Castoro e ad altre amiche : 1926-1963 / Jean-Paul Sartre ; edizione scelta, presentata e annotata da Simone de Beauvoir ; traduzione di Oreste del Buono\Milano! : Garzanti, 1996, 760 p. ; 19 cm.

-La *nausea / Jean Paul Sartre ; traduzione di Bruno Fonzi, Torino : Einaudi, 1974, 238 p. ; 20 cm

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