Cinema

Quando il sangue non ha redenzione: “Malarazza” e il tentativo di riscatto dal marchio periferia

Che sia una barca o una nave non è la prima volta che nelle storie siciliane questa simboleggi il desiderio di un cambiamento ma allo stesso tempo il troncamento di ogni illusione. Se Verga nei “Malavoglia” ci mostra come il naufragio della Provvidenza porti giù in fondo al mare le speranze di un’ascesa sociale dei protagonisti, il regista Giovanni Virgilio, nel suo nuovo “Malarazza” non compie un’operazione tanto diversa.

Librino, polmone di cemento alla periferia ovest di Catania: Tommasino Caruso detto “Malarazza”, boss del quartiere che marcia spavaldo e prepotente sulle spoglie del cognome del padre, passa le sue giornate a bere e oziare. Sua moglie Rosaria, stanca di subire le vessazioni e gli abusi del marito ha solo un obiettivo: impedire ad ogni costo che il figlio Antonino segua le orme criminali del padre e si amalgami al vortice di delinquenza che inevitabilmente si fa spazio in tutti quei luoghi in cui c’è sete di denaro e di uno Stato che non c’è mai stato.

Una notte, dopo l’ennesima violenza, Rosaria si rifugia a casa del fratello Franco, transessuale che vive e lavora nelle interiora della Catania vecchia, San Berillo, e che proprio per questo pagherà il conto sulla sua pelle.

Da qui un vortice di eventi travolgerà inevitabilmente le loro vite. Mentre Antonino cerca di cucirsi addosso una vita fatta di spaccio, finto lusso e pistole in tasca, Tommasino trova la morte su una spiaggia dopo aver sfidato Pietro detto “u porcu”, suo superiore che dietro una maschera di virilità apparentemente inscalfibile nasconde passione e sentimenti verso Franco. Rosaria cerca in ogni modo di strappare suo figlio da un destino che pare ormai esser scritto.

-“Vuoi anche tu morire su una spiaggia?”-. Come palazzi tremolanti in preda alle scosse di terremoto, le parole urlate da sua madre trafiggono le vesti di quel fantoccio dietro cui Antonino si era incautamente nascosto e fintamente protetto. Ricominciare una nuova vita a Genova, lontano dagli avvelenati tentacoli del quartiere, appare l’unica strada da percorrere per la redenzione.

Tutto è pronto. Ma una scoperta improvvisa sconvolge Antonino e le sue certezze sono rimesse nuovamente in gioco. E allora corre, corre verso sua madre che lo aspetta col cuore in gola e con gli occhi puntati sulla nave, scappa dai suoi anni, dalla sua città, dalla sua vita, fugge tra gli ingarbugli di una terra che senza remore lascia a sé stessi i suoi figli dopo averli partoriti, per poi cadere sulla sabbia stroncato da un proiettile, le speranze spazzate via come solo la spuma del mare con le impronte sa fare.

La nave è salpata. In fondo, si sa che non hai mai aspettato nessuno. Mentre pian piano si allontana nell’oscurità, accolta fra i flutti delle onde, sembra chiederci: “E tu, tu che vuoi fare? Anche tu vuoi morire su una spiaggia?”.

 

 Martina Licciardello

 

 

Filmografia:

Visione del film “Malarazza”, Giovanni Virgilio, 2017.

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    By: Martina Licciardello

    Studi: Frequento il quarto anno dell’arduo cammino di Giurisprudenza.
    Interessi: Un mix fra scrittura, cinema, libri, andare in bici, cucina italiana e non solo, antimafia, cartine geografiche e film horror.
    Descrizione: Logorroica, determinata e a detta di mia sorella un po’ ossessiva. A metà fra una rompi scatole cronica e una saggia consigliera, amo aver ragione e mi sarò sentita dire di esser folle almeno mille mila volte nella mia vita. Difetti? Solo qualcuno. Sono una brava persona e semmai avrai bisogno di una mano ci sarò sempre per ricordarti che puoi trovarla alla fine del tuo braccio.
    Ma per questo preferisco lasciare agli altri l’ultima parola.

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    Rinunciare ad essere per avere.

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