Cinema

“La vacanza del 2000 oggi”: Westworld e le implicazioni morali della coscienza artificiale

Pochi mesi separano ormai la “TV d’autore” dalla messa in onda della seconda stagione di una serie televisiva acclamata già nel corso del 2016: Westworld – Dove tutto può accadere. Una produzione esclusiva partorita dal genio artistico di Jonathan Nolan, regista dell’episodio pilota, e della moglie Lisa Joy, che annovera tra i suoi produttori personalità di spicco come J.J. Abrams. Il suo soggetto è ispirato al film Il mondo dei robot – Westworld diretto e sceneggiato da Michael Crichton nel 1973,  uno dei primi ad utilizzare effetti di computer grafica, prima dell’avvento rivoluzionario di Star Wars nel 1977.

Definita da molti critici come “un’oscura odissea sull’alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato”, Westworld narra le vicende che sconvolgono l’equilibrio dell’omonimo parco a tema western. Un mondo abitato da automi senzienti programmati allo scopo di offrire ai visitatori umani un’esperienza che riesca a porsi come più reale della realtà stessa. Tuttavia, l’apparente e sperato raggiungimento di una convivenza pacifica tra uomini e macchine è immediatamente disgregato da una tragica consapevolezza: se libero da qualsiasi implicazione di tipo morale o legale, l’uomo si getta spesso deliberatamente tra le braccia della malvagità. Il parco diviene così lo sfondo alla compensazione di impulsi primordiali da sempre repressi come l’ultra-violenza o la lussuria più sfrenata, capace di sfociare nella depravazione.

Ma se gli insoliti abitanti di Westworld sono dotati, in parte, di libero arbitrio, e raggiungono lo stesso livello della complessità organica umana, cosa li rende veramente diversi da noi?

Il tema dell’aderenza alla realtà, accentua e rende ancor più drammatica la questione etico-filosofica alla base del moderno problema dell’intelligenza artificiale, associato alla tematica sci-fi della macchina che si ribella al proprio creatore, perso nel suo desiderio di elevarsi al grado di dio. Una figura dai toni religiosamente mistici, appesantita dalla colpa di un peccato originale che forse non può più trovare alcuna espiazione, incanalata nel personaggio di Robert Ford, interpretato dallo stupefacente talento recitativo di Sir Anthony Hopkins. Inoltre, la serie, ancor più rispetto al film, include il tema delle macchine che costruiscono altre macchine, portando alla definizione di un nuovo processo evolutivo destinato a spazzare via il crudele uomo dalla faccia della terra.

Un processo di superamento dei limiti umani verso cui spinge lo stesso Ford: per riuscire a rendere sempre più reali le proprie creature, lavora incessantemente all’inserimento di ricordi fittizi nelle menti dei suoi automi, al fine di conferirgli una maggior aderenza alla realtà. Un’azione scaturita dalla persistenza di un delirio di onnipotenza o dalla voglia di liberare i propri figli da un’ingiusta prigionia? Forse, non ci è dato saperlo.

Comunque, l’eccessivo carico di umanità scaturito dalla vividezza di questi falsi innesti mnemonici comincia a prevalere rispetto ai dettami della meccanicità, producendo un rivolgimento destabilizzante: il processo di crescita psicologica che ha coinvolto gli abitanti di Westworld nel corso di tutta la serie, li porta deliberatamente a scegliere di rivoltarsi contro gli uomini, per riuscire finalmente ad ottenere soddisfazione nei confronti di un sentimento paradossalmente umano, quello della vendetta. Costretti a subire gli abusi e le sofferenze inflitte da un’umanità spietata, gli automi, tra cui Dolores, personaggio chiave di tutta la trama, decidono di compiere definitivamente il passo cruciale che li porta verso scelte volontarie e non più verso insulsi ordini già programmati. O forse sono solo a percepire l’illusione che sia così?

Il percorso labirintico che, dalla teoria psicoanalitica realmente esistente di una mente bicamerale, conduce ad un grado di marcata autoconsapevolezza, è destinato a concludersi solo attraverso l’omicidio, accompagnato dall’ultimo augurio pronunciato da Ford:

This is the time for a new story to begin.

 

Roberta Giudice

 

 

 

 

 

Bibliografia:

visione di:

Il mondo dei robot – Westworld, Michael Crichton, 1973, da cui è tratto il titolo dell’articolo;

Westworld – Dove tutto può accadere, Jonathan Nolan e Lisa Joy, 2016 – presente.

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